Opinione di Immorale su Mezzogiorno di fuoco
Con Gary Cooper, Grace Kelly, Lloyd Bridges, Thomas Mitchell
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
La borghesia, autrice in epoche moderne (diciamo dall’illuminismo in poi), di tutte le spinte sociali contro lo “statu quo” imperante, ma anche simbolo di un coacervo di sentimenti massificati, non è mai stata trattata bene dal cinema; si sono esaltati i suoi (molti) difetti ed il suo essere un perfetto nucleo umano autosufficiente ed antropofago, avente come unico scopo la propria sopravvivenza e proliferazione sociale, con tutti i pregi e difetti di ogni categoria umana più o meno organizzata. Nei western, in particolare, viene enfatizzato il suo aspetto peggiore: la noncuranza (o, in alcuni casi, vigliaccheria). Tutti abbiamo visto decine di volte le tipologie umane (o merceologiche) che fanno da sfondo ad ogni buon western che si rispetti: il barista (mi viene in mente la risposta di Mec a Wyatt Earp/Harry Fonda in “Sfida infernale” di John Ford, “Mec, sei mai stato innamorato ?”- “no, ho sempre fatto il barista”), il barbiere, il parroco, il becchino, il Sindaco etc ; categorie umane sempre descritte come meschine e ipocrite o, nel migliore dei casi, bonarie e sempliciotte. Tali comportamenti vengono ampiamente ed ottimamente esemplificati nel film di Zinneman: tutti, con argomentazioni anche ragionevoli, abbandonano il “corpo estraneo” (l’eroe) rispetto alla massa informe chiamata “gente perbene”, al proprio destino, avendone già sfruttato i servigi (eroe ? Un utile idiota direbbe oggi un cinico berlusconiano) e criticata la vita privata non in linea. Il regista, lo sceneggiatore Carl Foreman (ottimo) e il direttore della fotografia Floyd Crosby (splendida la sua fotografia in un nitido bianco e nero), il padre di David, e tutte le persone coinvolte nella pellicola non ebbero vita facile: montava, in America, il maccartismo e le liste di proscrizione per le attività antiamericane e di ispirazione comunista. Zinneman, ebreo austriaco, con il suo approccio registico europeo, e Foreman (poi riparato in Inghilterra), con la sua sceneggiatura mostrante non il tipico eroe senza macchia e senza paura, ma uno stanco sceriffo titubante e timoroso, furono accusati di antiamericanismo, in quanto avevano osato modificare le coordinate di un genere, il western, “100% American” e usato, all’epoca, a fini anche propagandisti. Anni oscuri, caratterizzati dalla guerra fredda e da una caccia alle streghe, non permisero subito di apprezzare un capolavoro indiscusso: Zinneman sembra conoscere a menadito i luoghi mostrati nel film, le sue inquadrature sono stupefacenti sia per tecnica che per argomentazione (tutta la sequenza in campo lungo del vice sceriffo Harvey Pell che osserva, dall’interno del saloon, l’incedere caracollante ed indeciso di Kane, la spettacolare sequenza dello scoccare delle 12.00 che riassume sentimenti e stati d’animo emotivi di tutti i personaggi, la ferrovia che si perde nel vuoto, gli onnipresenti orologi e decine di altre). La sua scelta di scandire la realtà filmica in tempo reale era, per l’epoca, innovativa. La selezione degli interpreti è stata azzeccatissima: chi altri, meglio di un Gary Cooper già invecchiato con il suo volto scolpito nel marmo, poteva trasmettere il senso di spaesamento e di paura di un eroe stanco ma incapace di andare contro i suoi ferrei principi e per essi rischiare la vita ? (idiota di un McCharty, cosa c’è di più eroico ed americano di questi sentimenti ?) E lo strepitoso cameo di un Lon Chaney (scelto da Zinneman per la voce monotona, perfetta per il personaggio interpretato) sceriffo disilluso e cinico sulla natura umana ? E lo splendore angelico di una ancora sconosciuta Grace Kelly, contrapposto al cinismo vissuto di una trasversale e ambigua Katy Jurado ? E gli ottimi caratteristi di contorno ? Nessuno, credo. Per fortuna il tempo e la fine di un’epoca oscurantista, permetterono a tutti di riconoscere questo film come un caposaldo del western di ogni tempo, fonte di ispirazione per i lavori futuri dei vari Leone ed Eastwood.
Sulla trama
Ottima.
Sulla regia di Fred Zinnemann
Ottima.
Sull'interpretazione di Gary Cooper
Stoico.
Sull'interpretazione di Grace Kelly
Titubante.
Sull'interpretazione di Lloyd Bridges
Arrivista.
Sulla colonna sonora
Indimenticabile il tema principale, High Noon, giustamente premiato con l'oscar.
Cosa cambierei
Nulla.
Commenti
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11 novembre 2010, 11:15 di bradipo68
Analisi splendida!
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11 novembre 2010, 11:21 di Immorale
Grazie Emidio ! Un saluto.
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11 novembre 2010, 16:41 di Snaporaz68
Ottima analisi, che sottoscrivo riga per riga
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11 novembre 2010, 16:57 di Immorale
Grazie Snaporaz ! Ciao.
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11 novembre 2010, 19:43 di Inside man
Concordo con Emidio, complimenti. Mezzogiorno di fuoco è un caposaldo non solo del western, ma del cinema d'ogni tempo. Opera di limpida e cristallina bellezza formale e di complessi intrecci e dicotomie sottotestuali, declinate sulla macro-tematica individuo/massa ovvero singolo/comunità (etica e senso di giustizia contro convenienza e pragmatismo, isolamento/socialità, violenza/indulgenza, coraggio/pavidità, indipendenza/sottomissione ecc.). La scena in "crescendo" allo scoccare della fatidica ora, rappresenta, dall'alto della sua perfezione e pregnanza emozionale, un paradigmatico zenit dell'arte cinematografica.
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19 novembre 2010, 08:44 di Immorale
Grazie a te per la focalizzazione di tutte le tematiche trattate nel capolavoro di Zinnemann; lo vidi la prima volta da ragazzo ma non riuscii a coglierne la complessità, per me (all'epoca) contava solo l'azione. Rivederlo oggi è stata una rilvelazione. Ciao e grazie.
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19 novembre 2010, 09:34 di dedo
Posso solo associarmi a quanti mi hanno preceduto. Complimenti. Un saluto Dedo
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19 novembre 2010, 09:41 di Immorale
Grazie Dedo, gentile come sempre. Ciao.
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