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La città incantata - La recensione di FilmTv

[Sen to Chihiro no kamikakushi, 2001, durata 122']   Regia di Hayao Miyazaki



La recensione di FilmTv

di Fabrizio Liberti

Il tortuoso percorso di crescita di una bambina tra emozione, poesia. Pensando a Carroll e Borges

Protagonista dell’ultimo film di Hayao Miyazaki è Chihiro, una ragazzina di dieci anni, timida, scontrosa e anche un po’ capricciosa che ben presto si trasforma in una moderna versione dell’Alice carrolliana. L’entrata nel mondo dei sogni è attraverso un misterioso tunnel che Chihiro percorre seguendo i suoi genitori. Il cunicolo si apre su un meraviglioso paesaggio collinare, attraversato da un grande fiume e su cui troneggia un enorme edificio. Tutto pare vissuto ma non compare anima viva e ben presto Chihiro comprende che sta vivendo non un sogno ma una realtà da incubo, dove i suoi genitori sono trasformati in maiali e il grande palazzo è un complesso termale per spiriti e divinità che iniziano a vivere solo con il calare delle tenebre. La città incantata diventa quindi metafora di un tortuoso percorso di crescita della piccola protagonista, e il mondo che Miyazaki propone è semplicemente affascinante, sia nei disegni impeccabili che nella narrazione. Nonostante l’apparente saccheggio di folclore e mitologia tipicamente giapponese, egli crea uno straordinario melting pot narrativo in cui mescola Lewis Carroll, il lato oscuro delle fiabe dei fratelli Grimm e nel finale riesce con leggerezza e straordinaria sensibilità a far diventare immagini alcune righe memorabili dove Jorge Luís Borges parla del “fiore di Coleridge”. Questo del regista giapponese non è un film ma un regalo a quanti hanno la curiosità di lasciarsi trasportare dall’emozione della poesia.


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