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Elephant - La recensione di FilmTv

[Elephant, 2003, durata 81']   Regia di Gus Van Sant
Con Alex Frost, Eric Deulen, John Robinson, Elias McConnell, Jordan Taylor



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La recensione di FilmTv

di Emiliano Morreale

Gus Van Sant racconta un giorno di ordinaria follia in una High School americana. Un bell’esempio di cinema indipendente, di agghiacciante lucidità

Di nuovo Columbine. E non solo. Gus van Sant, indipendente vezzeggiato dalle majors e tentato dal successo, racconta un giorno di ordinaria follia in una high school dell’Oregon, cerca un approccio giusto all’inspiegabile e ritrova necessità e purezza. Gira con i veri studenti, facendo coincidere la cronologia delle riprese e il tempo del film, modificando il copione. La vita quotidiana dei ragazzi, i dialoghi banali, la routine: per la prima ora di film non accade nulla, la stessa mattinata è raccontata da differenti punti di vista, con lunghi piani-sequenza che trasformano la scuola in un Overlook Hotel o in una alienata playstation. Poi, l’esplosione di follia. Ma talmente coerente col mondo mostrato, che a quel punto i ragazzi stragisti potrebbero essere quasi tutti: l’occhialuta bibliotecaria, quello col padre alcolista, le tre ochette amorali, il pianista incuriosito dai nazi. Non si fraintenda: Van Sant non è un nichilista, amerebbe i suoi ragazzi col trasporto di un Pasolini, e perciò ne vede doppiamente l’orrore. Lo sguardo gelido che si impone è la cosa più dolorosa e appassionante del film. Rifiuta ogni spiegazione sociologica o psicologica (tranne un paio di accenni all’habitat e all’omosessualità repressa, che sono infatti le uniche piccole “stecche” del film), perché sa che ciò che il cinema deve e può dare, è la visione di un mondo, è far sentire il gelo fino all’insopportabile, restituirci i tempi i ritmi i segni. Metterci sotto gli occhi l’elefante che sta sotto gli occhi di tutti e che nessuno vuol vedere (è questo il senso del titolo), senza per forza dirci: ecco l’elefante. Giustamente premiato a Cannes (miglior film e miglior regia: quest’ultima sul filo del virtuosismo, ma mai gratuita) dal presidente di giuria Chéreau che se ne è fregato, anche lui, di ogni carità di patria, Elephant è un film che ha la giusta distanza dalle cose e che ridà un senso al concetto di cinema americano indipendente. Non a caso, è stato fatto fuori da ogni major, per la Tv via cavo.


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