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Le valigie di Tulse Luper (2003)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Le valigie di Tulse Luper: minimo
Ritmo ritmo in Le valigie di Tulse Luper: minimo
Impegno impegno in Le valigie di Tulse Luper: presente
Tensione tensione in Le valigie di Tulse Luper: assente
Erotismo erotismo in Le valigie di Tulse Luper: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a Le valigie di Tulse Luper

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a Le valigie di Tulse Luper (voti: 23 media: 3,00) 23

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La trama

92 misteriose valigie disseminate in giro per il mondo raccontano la vita di Tulse Luper, un criminale recidivo, che è stato varie volte in prigione. Valigie che contengono gli oggetti più disparati: dai lingotti del tesoro nazista, a scarpe, da raccolte pornografiche provenienti dal Vaticano a mutandine appartenute ad attrici americane.  

È da un po' che Greenaway non perde occasione di dichiarare che il cinema è morto, che non si possono più raccontare storie come i film hanno sempre fatto, che gli schermi devono trasformarsi in pareti di gallerie d'arte, di un'Arte Visiva e Digitale, frutto della composizione, sovrapposizione e decomposizione di immagini ottenute secondo le videotecniche più avanzate. Il Nuovo Regista, cioè lui, è un collezionista di immagini realvirtuali, un classificatore di oggetti, un appassionato di numerologia, un affastellatore di personaggi. La Grande Impresa di Greenaway è divisa in tre parti: questa prima era in concorso a Cannes; la terza parte l'abbiamo vista a Venezia; la seconda, girata per ultima, è quasi pronta. Protagonista della trilogia è un certo Tulse Luper, abbonato alle prigioni di mezzo pianeta, possessore di ben 92 valigie, osservatore della storia del mondo dal 1928, quando scoprono l'uranio in Colorado, fino al 1989 quando cade il Muro di Berlino. Possiamo sbagliarci, anzi: ci sbagliamo di sicuro, ma dell'eleganza, della raffinatezza, delle sperimentazioni iconiche e di tutte le altre cianfrusaglie di Greenaway non sappiamo che farcene.

La recensione di FilmTv

Di Bruno Fornara - FilmTV n. 5/2004

Primo film della trilogia di Greenaway. Lavoro elegante e raffinato o inutile esercizio di stile?

È da un po’ che Greenaway non perde occasione di dichiarare che il cinema è morto, che non si possono più raccontare storie come i film hanno sempre fatto, che gli schermi devono trasformarsi in pareti di gallerie d’arte, di un’Arte Visiva e Digitale, frutto della composizione, sovrapposizione e decomposizione di immagini ottenute secondo le videotecniche più avanzate. Il Nuovo Regista, cioè lui, è un collezionista di immagini realvirtuali, un classificatore di oggetti, un appassionato di numerologia, un affastellatore di personaggi. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Crawford scritta il 24/01/2004 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto buono

Peter Greenaway è un genio dell'intero che germoglia da schegge, da geometrie numerate. Uno fra i pochi autori in grado di fare di ogni inquadratura un'anima da cui si dipartono molteplici vene: numeri di pelle, decomposizioni rinate, schermo contenitore di un tutto spezzettato, dotato di angoli. La bambina che raccoglie fiori per i morti è, in pochi secondi, il ricordo eternato dell'infanzia (a Greenaway bastano pochi secondi per mostrare l'infanzia, altri registi necessitano di film interi), così il giovane Tulse che salta di recinto (città) in recinto (altra città), così gli avverbi ripetuti dai grandi. Le fotografie nel giallo scuro di una prigionia, il miele sugli inguini, il primo piano immenso della splendida Deborah Harry..., tutto ciò è, in pochi istanti, il cinema sconfitto e reinventato in forme germoglianti di semi. Dicono che il cinema di Greenaway sia freddo, cerebrale: non conoscono l'uso intero di questi due aggettivi: in quest'opera (che parte dagli umori striscianti della terra come tutte le opere di Greenaway) il cervello contiene spasmi di ricordi, collezioni folli, religioni pericolose; il freddo contiene minacce di crepe improvvise, violenze gialle, salti con vermi in attesa, prigionie volute, miele dritto di sesso, occhi fotografati per ricordare occhi veri, frammenti di pellicola che strisciano come chiocciole o saltano come rane a ricostruire l'intero della cerimonia della memoria, del durante, del cinema - forse - vinto ma pulsante di fermenti sconosciuti, scoppiante di semi.
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SI

Opinioni su Le valigie di Tulse Luper


26 giugno 2008 Opinione di damona68 su "Le valigie di Tulse Luper"
damona68

Un film surreale e sperimentale,l'unica pecca che gli riscontro è l'eccessiva lunghezza,se fosse stato + concentrato avrebbe colpito molto di più,ad un certo punto si inizia a sentire la stanchezza e nn si presta attenzione ed è un peccato perchè in fondo è un modo diverso di raccontare nel cinema che spesso scade nella banalità,ma alla fine se nn si sperimenta si instaura uno stallo ,ed appunto perchè ci si infila in strade nuove si può o meno essere apprezzati o capiti,ma nn per...

voto al film: damona68 assegna il voto ottimo a Le valigie di Tulse Luper (2003)

1 commento

1 febbraio 2008 Opinione di mm40 su "Le valigie di Tulse Luper"
mm40

Impossibile restare indifferenti davanti ad un film del genere. E qui finiscono probabilmente i meriti di Greenaway. Un po' Dogma, un po' documentario, un po' fiction, un po' (pochissimo) film nell'accezione più comune, molte sperimentazioni, principalmente grafiche e registiche. Parlato su parlato in continuazione, fastidiosissimo. E lo schermo diviso in più sezioni, spesso per rappresentare la medesima, identica scena. Certo che la fantasia non manca, ma a questo punto si va verso la...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a Le valigie di Tulse Luper (2003)



29 gennaio 2008 Opinione di H.A.L 9000 su "Le valigie di Tulse Luper"
H.A.L 9000

...non è cinema...

voto al film: H.A.L 9000 assegna il voto mediocre a Le valigie di Tulse Luper (2003)

1 commento

29 settembre 2007 Opinione di Zarathustra su "Le valigie di Tulse Luper"
Zarathustra

La sperimentazione non è cosa da poco. Il cinema ne ha bisogno, è di primaria necessità. Greenaway è certamente molto autoreferenziale e autocompiacente (basta pensare che in questo film non fa altro che citare, anche ad immagini, suoi film come "il ventre dell'architetto" o il finale di "lo zoo di venere", i suoi cortometraggi degli anni '60 e pure qualche suo quadro), però fa parte anche questo del suo stile "contro". "contro" un cinema della futile narrazione, quello delle commediole...

voto al film: Zarathustra assegna il voto buono a Le valigie di Tulse Luper (2003)

nessun commento
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19 settembre 2007 Opinione di strangerinworld su "Le valigie di Tulse Luper"
strangerinworld

troppe parole sprecate...a Greenaway deve essere impedito di fare cinema...dopodiché non gli resta nulla poiché è un fallito in tutte le altre arti in cui s'è cimentato...un masturbatore mentale che alimenta la masturbazione mentale di quanti si sentono intellettuali e superiori al resto dell'umanità cinematografica...cinema per alienati e disturbati mentali, depressi, cinici, teste di cazzo, artisti falliti, schizofrenici: tutti presi per il culo dal GRANDE IMPOSTORE

voto al film: strangerinworld assegna il voto pessimo a Le valigie di Tulse Luper (2003)

1 commento

16 aprile 2007 Opinione di Charlus Jackson su "Le valigie di Tulse Luper"
Charlus Jackson

Se dovessi narrare quello cui ho assistito potrei seguire due strade. La prima. Questi sono i casi in cui Greenaway ha il geniale talento profetico di rendere l'idea di quanto il cinema possa essere di un'idiozia che scavalca l'umana (ma chi siamo noi umani dinanzi alla parola del futuro cinematografico che si è fatta carne?) immaginazione. Interessi principali di Greenaway che vengono esposti nel film presente: le signorine provocanti; la storia del Novecento; la decomposizione animale, i...

voto al film: Charlus Jackson assegna il voto mediocre a Le valigie di Tulse Luper (2003)



19 giugno 2006 Opinione di ligeti su "Le valigie di Tulse Luper"
ligeti

Peter mi e' sembrato qui alquanto "matto"... C'e' qualche momento gustoso (le rane meccaniche e la scena in cui c'e' quella ragazza col cappello rosso seduta sulla vasca da bagno), ma francamente non sono riuscito a scorgere un minimo senso nei suoi deliri...

voto al film: ligeti assegna il voto sufficiente a Le valigie di Tulse Luper (2003)


11 settembre 2004 Opinione di barryegan983 su "Le valigie di Tulse Luper"
barryegan983

Difficile da seguire dall'inizio alla fine con la stessa attenzione, "Tulse Luper" è un concentrato incredibile di informazioni che più che il cinema ricorda il web con il suo meccanismo di collegamento super-veloce. Ci spostiamo vertiginosamente da un luogo all'altro del globo, ascoltiamo racconti di vita che si sovrappongono, senza riuscire a stamparsi una sola volta in testa. C'è un senso dell'assurdo evidente e a tratti godibile, ma l'ironia, soprattutto nelle battute più...

voto al film: barryegan983 assegna il voto mediocre a Le valigie di Tulse Luper (2003)



21 febbraio 2004 Opinione di fefy su "Le valigie di Tulse Luper"
fefy

Nella sua recensione, il vostro giornale dice che dell'eleganza, della raffinatezza, delle sperimentazioni iconiche e di tutte le altre cianfrusaglie di Greenaway non sappiamo che farcene. E' vero e sono d'accordo pienamente con voi. Ma quello che ho apprezzato di questo film, e' la sincerita' del regista (altrimenti avrebbe prodotto e distribuito diversamente e in modo piu' astuto la pellicola, come ha fatto con "8 donne e mezzo"). Voglio dire, il film e' quello che e' Greenway punto e...

voto al film: fefy assegna il voto sufficiente a Le valigie di Tulse Luper (2003)


15 febbraio 2004 Opinione di jengik su "Le valigie di Tulse Luper"
jengik

Qualcosa tra il MAH! e lo BOH?

voto al film: jengik assegna il voto mediocre a Le valigie di Tulse Luper (2003)




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