Uzak (2003)
Con Emin Toprak, Fatma Ceylan, Zuhal Gencer Erkaya, Muzzafer Özdemir
La trama
Il fotografo Mahmut, convinto che lo scarto tra la sua vita e i suoi ideali sta diventando sempre più significativo, si trova costretto ad accogliere Yusuf, un giovane componente della sua famiglia, partito in precedenza dal villaggio per trovare lavoro su un battello che da Istanbul fa rotta verso l'estero...
Tra i registi turchi, Ceylan è il più solido e promettente: stile sorvegliato, tempi lunghi, dialoghi minimi, ellissi narrative, significati sfuggenti, atmosfera claustrofobica con tocchi di comicità stralunata, come nell'imprevista caccia al topolino. Gran Premio della Giuria a Cannes 2003. Un nome da tenere d'occhio.
La recensione di FilmTv
Di Bruno Fornara - FilmTV n. 27/2004
Da un solido e promettente regista turco un ritratto di uomini intenso e articolato
L'opinione più votata
Di bradipo68 scritta il 18/03/2012 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
E allo stesso modo sono anestetizzate le coscienze di Mahmut, un passato di rimpianti sentimentali e professionali e Yussuf , cugino che dalla provincia è venuto a cercare fortuna ai cantieri portuali e si è installato nella casa dell'altro.
Mahmut aveva una moglie con cui sognava di vivere per l'eternità, aspirava a girare un film alla Tarkovskij (nume tutelare del cinema del regista turco) e si ritrova irrimediabilmente single, con una casa vuota come la sua vita sociale , a fare fotografie pseudoartistiche per cataloghi pubblicitari di piastrelle.
Yussuf è apatico, corre dietro alle gonnelle sconosciute che incontra nelle strade imbiancate della grande città, vive a un ritmo diverso dall'altro e non è che si sforzi più di tanto per cercare il tanto agognato lavoro.
Fatalmente la convivenza li porta a collidere in un percorso fatto più di silenzi allusivi che di parole o scoppi di rabbia.
La cinepresa di Nuri Bilge Ceylan si muove impercettibilmente in una non-storia di piccoli conflitti quotidiani che a malapena fanno distinguere un giorno dall'altro.
Emerge quella sensazione di solitudine appiciccaticcia, quella in cui sei solo e non fai nulla per smuovere questo stato catatonico.
Mahmut fa il finto intellettuale, vede documentari su una televisione che ha 50 canali e secondo lui non trasmette nulla, poi quando è sicuro di non essere visto mette vhs osè, l'altro rubacchia telefonate e bighellona per la città senza meta.
Film più di suggestioni che di accadimenti, affresco statico di una fissità dell'animo scossa appena da un paio di rasoiate emotive ( la scena in cui Mahmut spia la moglie che parte , il topo catturato sulla soglia della cucina ), Uzak (Lontano) è già portatore di una cifra stilistica immediatamente riconoscibile, un cinema di geometrie variabili, di distanze .
Nuri Bilge Ceylan è un sublime dissezionatore di emozioni, dietro alla cura certosina dell'inquadratura c'è l'amore per la narrazione sequenziale a 24 fotogrammi al secondo.
Un'intrigante sintesi tra forma e sostanza.
(bradipofilms.blogspot.com)
- negative [3]
- sufficienti [5]
- positive [13]
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2 maggio 2012 Opinione di tobanis su "Uzak"
Film di qualche anno fa e di straordinaria pesantezza. Ok, siamo in un film turco che parla di solitudine e incomunicabilità, pertanto te lo aspetti, ma c’è modo e modo, no? A parte l’infinita lentezza, a parte le situazioni noiose, a parte tutto, ma il film sfida lo spettatore a tenere duro su una vicenda di rara bruttezza. Il protagonista è uno sfigato, riceve in casa uno ancora peggio di lui, un cugino in cerca di lavoro, in una Istanbul mai apparsa così orrenda, penso in nessun...
voto al film: 
18 marzo 2012 Opinione di bradipo68 su "Uzak"
Istanbul è un gigante addormentato, anestetizzato sotto una coltre di candida neve. E allo stesso modo sono anestetizzate le coscienze di Mahmut, un passato di rimpianti sentimentali e professionali e Yussuf , cugino che dalla provincia è venuto a cercare fortuna ai cantieri portuali e si è installato nella casa dell'altro. Mahmut aveva una moglie con cui sognava di vivere per l'eternità, aspirava a girare un film alla Tarkovskij (nume tutelare del cinema del regista turco) e si ritrova...
voto al film: 
29 giugno 2011 Opinione di yume su "Uzak"
Nell’andante della K 364 di Mozart, una delle sinfonie concertanti più sublimi del suo genio innocente e disperato, i due strumenti solisti si alternano e compenetrano, sono come impregnati di bellezza e si aiutano, si sostengono a vicenda, da soli sarebbe impossibile. Per due volte Ceylan lo manda come colonna sonora e tutte e due le volte stacca la “puntina” sul più bello. Difficile immaginare, incontrare una tale capacità di commentare con la...
voto al film: 
7 marzo 2011 Opinione di OGM su "Uzak"
Lo sguardo di Nuri Bilge Ceylan ama la profondità dello spazio esattamente come il suo cuore detesta la distanza tra gli uomini. La lontananza a cui fa riferimento il titolo del film è quella che separa le persone che, invece, potrebbero sentirsi vicine e simili, come sarebbe naturale accadesse, ad esempio, tra parenti, tra amici, tra compaesani. Mahmut è un fotografo che si trova ad ospitare, suo malgrado, presso la sua casa di Istanbul, Yusuf, un giovane proveniente...
voto al film: 
25 luglio 2010 Opinione di Peppe Comune su "Uzak"
Mahmut è un quarantenne intristito dall'abbandono della moglie. Il suo sogno sarebbe stato quello di girare un film "alla Tarkovskij" ma deve accontentarsi di semplici servizi fotografici. Yusuf è il cugino che viene a stare un po da lui dopo che la fabbrica in cui lavorava ha improvvisamente chiuso i battenti. In una Istanbul innevata e straordinariamente spogliata di ogni orpello oleografico, Mahmut e Yusuf si muovono per cercare di riappropriarsi di un posto in quella storia...
voto al film: 
27 giugno 2010 Opinione di ed wood su "Uzak"
Rossellini, Antonioni, Ferreri. La sacra triade del cinema "fenomenologico" ha indirizzato tanto cinema europeo degli ultimi decenni verso riflessioni, sempre più radicali e sempre più sconsolate, sul non-senso della permanenza terrena dell'Individuo e sul suo relazionarsi con l' "altro" (inteso sia come le persone che lo circondano, sia come l'ambiente naturale o artificiale in cui si ritrova a vivere). Le tecniche neorealiste e, soprattutto, post-neorealiste del...
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8 febbraio 2008 Opinione di joe cavana su "Uzak"
In una parola un "mattone" alla Antonioni sull'"incomunicabilità" tra le persone, che ha però il problema di non comunicare assolutamente niente allo spettatore, a parte una noia infinita. Perenne oscurità, completa assenza di ironia, dialoghi ridotti all'osso e una sceneggiatura inconcludente rendono il film per lo spettatore intollerabile. Gli attori sono tutti molto bravi, ma non basta. Il gran premio della giuria al festival di Cannes è senza dubbio immeritato, la palma al miglior...
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19 gennaio 2008 Opinione di supadany su "Uzak"
VOTO : 6 Lento e riflessivo, forse un pò troppo.
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29 ottobre 2007 Opinione di slim spaccabecco su "Uzak"
La solitudine in una Istanbul in crisi economica. Ma una noia mortale invade lo spettatore...
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26 aprile 2007 Opinione di Xiao su "Uzak"
Non riesco ad immaginare questa storia raccontata con un ritmo diverso. I personaggi, la regia, la fotografia, le pause... sono esaurienti.
voto al film: 
- negative [3]
- sufficienti [5]
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