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Opinione di callme Snake su E.T. L'extraterrestre

[E.T.: The Extra-Terrestrial, USA 1982, Fantascienza, durata 110']   Regia di Steven Spielberg
Con Dee Wallace, Drew Barrymore, Henry Thomas, Peter Coyote




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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16/08/2009 voto al film: voto mediocre

Sul film

Mi riesce difficile credere che in così tanti possano considerare E.T. un capolavoro. A me non riesce nemmeno di considerarlo un film sufficiente, al contrario. La furberia fantascientifica dello Spielberg post-1941-Allarme-a-Hollywood (tra i suoi pochi grandi film ed unico suo insuccesso al botteghino) crolla ad una analisi un poco più attenta. In genere in difesa (o meglio: in elogio) al film si mette al primo posto il fatto che sia un'opera sulla paura del diverso. Poi si aggiunge che è visto "ad altezza di bambino" e che rievoca la magia dell'infanzia e via dicendo, o che un po' di ottimismo al cinema ci vuole ogni tanto (vero, perchè no?). Il problema è che quello in E.T., come in molti altri giocattoloni spielberghiani, non è affatto ottimismo o purezza di sguardo, bensì il buonismo più ostentato, a-problematico e superficiale che si possa immaginare. Mi spiego meglio: tutto il discorso sull'accettare il diverso è vanificato dalla scelta di rendere E.T. un esserino adorabile e, tra le righe, molto antropomorfo. E.T. è il bambino che tutti vorrebbero avere, pronto al sacrificio in nome dell'amicizia, simpatico e buono. E allora mi dico io: dov'è lo sforzo per accettare e capire un diverso tanto amabile? diverso da chi, da cosa, visto che poi si comporta esattamente come i bambinetti buoni e perfetti del cinema di Spielberg? dov'è la diversità? La morale del film, spiattellata al pubblico e precotta in milioni di occasioni, si rivela dunque profondamente ipocrita. Spielberg ha una visione, almeno da E.T. in poi, manichea e incapace di affrontare con profondità i problemi che finge di sollevare. Tutto si conclude con un lieto fine forzato, tutto trova una soluzione perfetta e asettica, nessuna coscienza viene realmente smossa dal benessere ostentato che traspare da questo film-giocattolo. Anche i cattivi non possono turbare più di tanto (con grande furbizia Spielberg non li mostra nemmeno in viso, si veda la sequenza iniziale per esempio) mentre sull'altro fronte il caramelloso vince sempre. Un esempio dell'a-problematicità ipocrita di Spielberg (sulla sua caramellosità e sul suo buonismo non servono commenti, il film è sufficiente)? se per esempio ad inizio film alcuni bambini (in genere buoni in Spielberg) non credono al piccolo protagonista e si comportano da bulli, è certo che alla fine aiuteranno E.T a sfuggire ai cattivoni di turno. Nemmeno un dettaglio così insignificante (ma potenzialmente realistico nel descrivere un comportamento imperfetto ma perlomeno umano) può rimanere in sospeso: ed ecco allora la redenzione finale che risolve tutto. Mah, se voglio la fantasia e la magia io mi scelgo un Tim Burton o Starman, molto più onesti. Se voglio un film sul diverso scelgo Freaks e Elephant Man tutta la vita. Se voglio vedermi uno Spielberg punto su quello degli anni '70, sullo Squalo, su Duel, su 1941 (una splendida trilogia sulla paranoia, del singolo e della massa) o magari anche su Prova A Prendermi, recente eccezione che dimostra quanto talento Spielberg possa avere, anche senza vendersi e corrompersi al soldo (e alla lacrima) facile di quasi tutto il suo cinema.    p.s. nota di rammarico personale: La Cosa, uscito in contemporanea, non se l'è filato nessuno, critici compresi, E.T. ha sbancato il botteghino. Secondo me questo la dice lunga su come siamo. Dopotutto anche Hitler amava Walt Disney.


SI

Commenti

  • 17 agosto 2009, 04:42 di Inside man

    Una recensione da evidenziare, controcorrente ed appassionata nello smontare un must della critica dell'ultimo trentennio! La trovo assai convincente nell'individuazione degli argomenti "a discapito" (a-problematicità, buonismo a senso unico, moralismo furbescamente ipocrita sull'accettazione del diverso), e condivisibile sulla breve analisi reinterpretativa della carriera del regista statunitense (tuttavia, come sai, non butterei quasi tutto lo Spielberg post E.T., aggiungendo alle vette segnalate, oltre all'antecedente Sugarland express, anche Schindler's list, Munich e, previa aleatoria estrapolazione, i 20 minuti iniziali di Salvate il soldato Ryan). Il voto invece (due stelle/mediocre) mi pare un pò severo, considerando comunque la qualità della narrazione, il ritmo impeccabile e la pregevole "confezione". La Cosa è su un altro livello, siamo in presenza di un capolavoro assoluto a tutt'oggi sottostimato (come d'altronde la figura di Carpenter e di gran parte del suo cinema, soprattutto anni "70 e "80). Però è un'opera decisamente più complessa rispetto a E.T. (per linguaggio, forma e contenuti), dai molteplici e sotterranei significati e quindi di non facile appeal per il grande pubblico (ed in quanto proveniente da cinematografia simultaneamente di genere e di "serie B", fu ovviamente snobbata o risultò incomprensibile a quella critica generazionalmente legata ad un'ottica di autorialità squisitamente mainstream).

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  • 17 agosto 2009, 12:20 di callme Snake

    ero curioso di sapere come la pensavi su E.T. dal momento che in altre occasioni abbiamo discusso di Spielberg. Munich è piaciuto pure a me, me ne ero dimenticato, mi sembra un film in cui tenta di superare il suo proverbiale manicheismo; di Salvate il Soldato Ryan penso esattamente la stessa cosa che pensi tu.. Non mi trovo molto daccordo su Schindler's List, che reputo invece tristemente furbesco nelle scelte narrative: non un brutto film, ma un film a tratti poco onesto. Sugarland Express lo salvo solo parzialmente, mi sembra che ne abbiamo discusso nell'opinione che scrissi tempo fa'. e La Cosa...beh, sono di parte, però ai critici un abbaglio così non si può perdonare...ma come dice Woody Allen in un suo film abbastanza recente: per fortuna ci sono i francesi!

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  • 17 agosto 2009, 16:22 di Inside man

    Eh già Snake, hai detto bene: i francesi! Generalizzo beninteso, e tuttavia incarnano uno splendido ossimoro, tratti sciovinistici incalliti uniti all'onnivoro ed insaziabile bisogno di arte e cultura da ogni dove (e di cui sono penetranti scopritori e teorici). D'altronde fra il 1860 ed il 1920, in un periodo di straordinario ed universale sviluppo estetico/tecnologico, Parigi fu l'indiscutibile polo d'attrazione (e d'espressione) artistico/culturale nel mondo, prima di passare il testimone agli Stati Uniti dove a dominare però sarebbe stato l'aspetto prettamente industriale. Per lo studio e l'analisi critica della settima arte i transalpini sono sempre stati fondamentali, volgendosi soprattutto, e paradossalmente, al di fuori dei propri confini (e con esiti di superiore ed estrema lucidità). Precorrendo a più riprese i tempi hanno saputo con grande acume ed invidiabile passione sviscerare teorie (Delluc, Epstein, Bazin, Metz) rivelare autori e cinematografie invisibili, eppur sotto gli occhi di tutti (da Hawks a Leone, da Ford a Peckinpah, da Walsh a Sirk, da Hitchcock a Carpenter e la lista sarebbe lunghissima) che ancor oggi faticano a sedimentarsi. Nota non trascurabile, attualmente esprimono complessivamente la più superba ed innovativa cinematografia al mondo (ed a Cannes sono riusciti a "sacrificare" Un prophete). Scusa la divagazione piena di ovvietà nel tuo spazio, e rinnovo i miei complimenti alla tua sagace penna (o meglio, tastiera). Ciao.

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  • 17 agosto 2009, 18:22 di callme Snake

    ti ringrazio per i complimenti e per la breve panoramica sull'onnivoro bisogno di cultura dei francesi...a proposito vorrei fare un esempio: per repirire film come Il Signore del Male di Carpenter (famoso ma in Italia irreperibile) o Iene di Djibril Diop Mambety (meno famoso...), grande regista senegalese, ho dovuto acquistarne i dvd francesi...questo per dire che sono avanti anche nell'editare film...poi facendo un salto di trecento e più anni non posso non pensare alle scuole di Fontainbleu (prima e seconda) in ambito pittorico, vero centro di ricezione degli influssi italiani adattati al gusto della committenza francese, cosa che poi diverrà la norma con il Rococò, segnando il definitivo spostamento dell'asse di maggior interesse artistico dall'Italia alla Francia, fino ad arrivare al periodo che giustamente hai ricordato. Discutere con te è sempre un piacere, anche quando siamo in disaccordo, alla prossima.

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  • 29 novembre 2009, 23:13 di Tex Murphy

    Mah...secondo me questo film non va preso così sul serio come fai tu, si tratta di un film per bambini non dimenticarlo. Lo vidi che ero poco più che bambino anch'io e non mi entusiasmò più di tanto già allora, mi sembrava il classico filmetto Disney (come in realtà è), mentre invece impazzii letteralmente per "La Cosa" (e così anche tutti i miei amici).

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  • 22 marzo 2010, 00:12 di wundt

    Bhè caro (o cara) Snake: non si può, nemmeno volendo, smontare quello che è a tutti gli effetti il più bel film antirazzista di sempre. Tex Murphy ha torto: non è un film per bambini.

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  • 22 marzo 2010, 11:08 di callme Snake

    invece volendo si può. il problema è che il film si proclama antirazzista ma, analizzato con un po' di attenzione, rivela tutta la sua ipocrisia. però ripeto, questo è quello che rilevo io partendo dalla mia soggettività, dal mio retroterra culturale o, più semplicemente, a partire dai miei gusti cinematografici (in questo caso in disaccordo con la maggioranza)

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  • 22 marzo 2010, 11:33 di carlos brigante

    "E.T. è il film meno brutto...Come molti americani, Spielberg possiede una certa abilità, è innegabile, MA NON VUOL DIRE NULLA. Tra il miglior Spielberg e il miglior Hitchcock c'è un abisso....oggi il cinema non serve a vedere, ma offre uno spettacolo...."J.-L. Godard, 1995.

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  • 22 marzo 2010, 12:47 di callme Snake

    Grazie Godard, e grazie Brigante!

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  • 15 agosto 2010, 22:50 di Utente rimosso (signor joshua)

    Sottoscrivo anche la punteggiatura, almeno fino a nuova visione.

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