Città portuale (1948)
Con Nine-Christine Jönsson, Bengt Eklund, Mimi Nelson, Berta Hall
La trama
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 11/10/2011 - utile per 18 utenti
Voto al film: 
[Ingmar Bergman - Immagini - Garzanti, 1992]
"Pensavo che sarebbe stato meglio se non ci fossimo incontrati. Ora che so che cos'è la felicità, la vita non potrà che peggiorare".
[Bengt Eklund a Nine-Christine Jönsson]
Gösta (Bengt Eklund), marinaio svedese di ritorno in patria dopo essersi imbarcato per otto anni (anche qui dall'India, come in La terra del desiderio), ha trovato lavoro al porto della città. Appena arrivato, ha assistito al tentativo, fallito, di suicidio di una ragazza, Berit (Nine-Christine Jönsson), che qualche sera più tardi incontrerà nuovamente in un locale. Dopo aver trascorso la notte insieme, promettono di rivedersi: Berit, però, nasconde un passato ingombrante, dal riformatorio a certe amicizie da cui fatica ancora a liberarsi. Figlia di un ufficiale di marina sempre assente per servizio, vive con una madre (Berta Hall) rigida e oppressiva e sotto lo stretto controllo della signora Villander (Birgitta Valberg), la sua assistente sociale. La vita, però, dopo l'infanzia tribolata, tre anni di riformatorio, una sfortunata esperienza sentimentale e il tentato suicidio, sembrerebbe iniziare a sorriderle: durante un romantico fine settimana in hotel con Gösta per festeggiare il proprio compleanno, infatti, si scopre finalmente felice e innamorata, tanto da convincersi a superare definitivamente le proprie paure rivelando a Gösta le drammatiche esperienze del proprio passato. L'incanto, però, si spezza e l'amore di Gösta, tormentato dalla gelosia, vacilla: abbandona Berit proprio quando rischia di tornare in riformatorio a causa della morte della sua amica Gertrud (Mimi Nelson), uccisa da un aborto clandestino, ma poi, divorato dal rimorso ("Maledetta sia la coscienza!"), torna da lei per coronare i loro sogni e iniziare una nuova vita insieme.
Tratto dal romanzo Guldet och murarna di Olle Länsberg, il cui manoscritto venne venduto nel febbraio del 1948 alla Svensk Filmindustri in cambio della partecipazione alla stesura della sceneggiatura, a cui collaborò anche lo stesso Bergman, prodotto da Harald Molander (lo stesso che partecipò alla realizzazione di Crisi, il film d'esordio del regista), Città portuale (Hamnstad in originale), per stessa ammissione dell'autore, avrebbe dovuto mostrare, per approccio, tematiche affrontate e scelte stilistiche della messinscena, l'evidente influenza del neorealismo rosselliniano: al di là delle sequenze con i braccianti portuali al lavoro, ritratti nelle loro febbrili attività quotidiane, e di qualche suggestivo scorcio cittadino catturato a Göteborg, però, buona parte (decisamente troppa, si lamentò Bergman) del film venne girata prevalentemente in interni negli studios di Råsunda, con una macchina da presa interessata anche all'esplorazione intimistica dei sentimenti - servendosi di parentesi idilliache per far divampare amore e passione nei cuori dei suoi protagonisti - e all'analisi psicologica piuttosto che alla rappresentazione esclusivamente realistica delle miserie e delle ingiustizie in cui si dibattono i protagonisti della vicenda. ESPANDI +
11 ottobre 2011 Opinione di FABIO1971 su "Città portuale"
"Città portuale non era affatto una storia eccezionale. Per me si trattava di tirare fuori, in modo pulito, dal grande materiale di Olle Länsberg, un racconto adatto per un film. Senza rendercene conto, avevamo già iniziato con le riprese e, sotto il forte influsso di Rossellini e del neorealismo italiano, cercai di lavorare il più possibile in esterni". [Ingmar Bergman - Immagini - Garzanti, 1992] "Pensavo che sarebbe stato meglio se non ci fossimo incontrati. Ora che so che cos'è la...
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22 settembre 2009 Opinione di Elvia su "Città portuale"
E' il 1948 quando Bergman afferma d'essersi ispirato a Rossellini e al neorealismo italiano, girando il più possibile in esterni, Città Portuale (Hamnstad), trasposizione cinematografica tratta dall'omonimo racconto di Olle Lansberg. Tale dichiarazione però non accredita l'opera del regista ad essere considerata un film neorealista vero e proprio: le molteplici e bellissime inquadrature che lo sguardo della macchina da presa dedica al porto, al...
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26 settembre 2008 Opinione di mm40 su "Città portuale"
Perchè è così difficile perdonare gli errori degli altri ed è così facile invece passare sopra ai propri? Su questa tesi si sviluppa un'interessante vicenda assolutamente bergmaniana (tragedia e malvagità umana sono parte integrante e fondamentale della storia), ferocemente critica non tanto verso la società che permette tanta violenza (psicologica e fisica), ma contro l'uomo stesso che l'ha insita in sè. Il pessimismo dell'autore - anche sceneggiatore, insieme a Olle Lansberg, da un...
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1 febbraio 2006 Opinione di Aquilant su "Città portuale"
Ai tempi di “Hamnstad”, pur trovandosi ancora ai primordi della sua carriera, Bergman si preoccupa innanzitutto di assimilare il più possibile le tecniche del suono, dello sviluppo e della riproduzione, in aggiunta ai segreti della macchina da presa e dell’obiettivo, prendendo piena coscienza dei suoi mezzi e preparandosi al grande salto di qualità che darà origine alle “stagioni della disillusione della coppia” e gli permetterà di regalare al suo pubblico due autentici...
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