Medea (1987)
Con Kirsten Olesen, Udo Kier, Henning Jensen, Solbjørg Højfeldt
La trama
A Corinto, nel quinto secolo a.C., Medea vive con il marito Giasone e i due figli. La loro esistenza viene sconvolta da Creonte, re della città, che vuole dare in sposa a Giasone la figlia Creusa. Di fronte alla possibilità di succedere al trono, l'uomo decide di abbandonare la propria famiglia a un solitario destino, ma Medea è pronta a tutto per dissuaderlo dal prendere questa decisione.
Girato nel 1988 su commissione dell’emittente di stato danese, e tutt’ora inedito in Italia, _Medea_ è un libero adattamento del trattamento che il regista danese Carl Theodor Dreyer scrisse quindici anni prima, come ossatura di un film che non riuscì mai a girare a causa della mancanza di sostegno economico.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 10/03/2011 - utile per 11 utenti
Voto al film: 
Le parole di Pericle nell’epitaffio tramandato da Tucidide suonano ancora attuali guardando a questa Medea di Von Trier, e per Ellade s’intenda lo spazio del mondo e il tempo della Storia degli uomini.
Medea è il mito per antonomasia, come Edipo, dunque con il poeta, che del mito è il Gran Sacerdote, bisogna confrontarsi.
Il poeta sceglie i suoi strumenti, poiein, fa, plasma, e sono le parole, le note di un pentagramma, i colori stesi su una tela, il marmo che prende forma.
O le immagini in movimento, che scrivono muovendosi.
Il cinemato-grafo.
Pe Von Trier c’è innanzitutto il colore virato, ottenuto girando in video e poi trasferendo in pellicola e di nuovo in video.
L’effetto Dreyer, suo gran maestro, è assicurato, c’era a monte uno script unfilmed del grande vecchio, stando alle parole di Lars si realizzò perfino una "costante comunicazione telepatica" con Dreyer durante le riprese, dunque normale che, vedendo Medea, in certi momenti sembri di vedere il suo Giovanna d’Arco.
"Perché le donne devono sopportare così tanto? Senza parole sottomesse nel corpo e nelle azioni. Quali diritti hanno le donne? "
Von Trier punta sulla femminilità negata, priva Medea di ogni segno distintivo, l’avvolge tutta di nero, si vedono solo viso e mani.
Medea è morte già prima di portare a compimento la sua vendetta.
Glauce, figlia di Creonte e nuova sposa di Giasone, è vita, giovinezza, alias bellezza, alias dolcezza, come il suo nome, glucùs, dolce.
La vediamo nuda, circondata da ancelle o seduta presso una feritoia del suo palazzo buio, dagli spazi claustrofobici.
La sua bellezza sarà negata, la giovinezza distrutta, il maleficio nel mito è una corona avvelenata che la uccide, oltre il mito è la bramosia di Giasone, che ama il potere e il suo corpo.
“Non ci sono parole per me” gli dirà Glauce.
Un imbelle, l’eroe che la Grecia creò per contraddirsi e ridere di sé, non erano solo Achille e Odisseo i suoi eroi, c’erano anche piccoli opportunisti, parassiti sociali, gente come questo poveraccio che dalla conquista del Vello d’oro in giù ha seminato solo guai e morte.
Neanche su sé stesso riuscirà a far giustizia.
Von Trier è stato magistrale nel rappresentarlo dopo la morte dei figli, smarrito, perso come in una selva di sterpi spinosi, incapace di alcunchè, perfino di uccidersi, solo di perdere i sensi in mezzo all’erba alta spazzata dal vento.
Gli fa volare gli avvoltoi sulla testa, speriamo lo divorino presto.
Medea si allontana sulla nave di Egeo, scendono vele nere che sbattono contro la macchina da presa coprendo la sua immagine, seduta sulla tolda in una fissità vuota. ESPANDI +
10 marzo 2011 Opinione di yume su "Medea"
“La nostra città è la scuola dell’Ellade”. Le parole di Pericle nell’epitaffio tramandato da Tucidide suonano ancora attuali guardando a questa Medea di Von Trier, e per Ellade s’intenda lo spazio del mondo e il tempo della Storia degli uomini. Medea è il mito per antonomasia, come Edipo, dunque con il poeta, che del mito è il Gran Sacerdote, bisogna confrontarsi. Il poeta sceglie i suoi strumenti, poiein, fa, plasma, e sono le...
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7 marzo 2010 Opinione di bradipo68 su "Medea"
Medea è la testimonianza,se ce ne fosse bisogno ulteriore, dell'amore del cineasta danese verso l'illustre compatriota Dreyer e di quanto si ispiri a lui nella sua opera.L'esteta compulsivo Von Trier riprende un copione mai realizzato per problemi economici di Dreyer e lo realizza con uno stile riconducibile a quello del maestro.Estremo rigore formale,quasi da cinema muto,il senso della tragedia che incombe costantemente sulla protagonista che sembra quasi ripercorrere la solitudine...
voto al film: 
17 giugno 2009 Opinione di mm40 su "Medea"
Lars Von Trier, con discreto coraggio ed ambizione, dichiara di voler mette in scena l'opera incompiuta di Dreyer, tratta dal testo classico di Euripide. Coraggio ed ambizione sono le due doti che caratterizzano (e dividono) Medea e Giasone - quest'ultimo interpretato dal fido Udo Kier - e che costituiscono una sorta di criterio di giudizio sul genere umano. Il coraggio femminile e la viltà maschile; viceversa, la smaniosa brama di potere maschile e la quieta autosufficienza femminile. E'...
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27 maggio 2009 Opinione di Mathiasparrow su "Medea"
Mettere le mani sul lavoro incompiuto di un grande cineasta del passato e realizzarlo, riuscendo là dove egli non potè: il sogno proibito di qualunque regista. Von Trier ha la possibilità di concretizzarlo e coglie l’occasione al volo, facendo sua la sceneggiatura di Dreyer e portandola sullo schermo (televisivo) quasi vent’anni anni dopo l’omonima trasposizione pasoliniana. Salta subito all’occhio la meticolosa cura delle singole inquadrature, frutto di uno stile impeccabile, che...
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30 settembre 2008 Opinione di luanizza su "Medea"
Sarà perchè sono innamorata dell'opera teatrale di Euripide "Medea", ma io ho adorato questo film all'inverosimile, Lars è un pazzo! Bello davvero!
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31 marzo 2007 Opinione di carlos brigante su "Medea"
Piaccia o non piaccia, Trier non è mai banale ed è sempre interessante dal punto di vista della visone/visionarietà. Sa dove porre la cinepresa e sa, anche a costo di apparire "manieristico", dare forza all'immagine. Nella sua "Medea" il Mediterraneo è distante e l'ambientazione si svolge in un paesaggio tetro e grigio (e dai colri sbiaditi e sgranati) del nord Europa in un epoca più vicina ai vichinghi che all'antica Grecia. Distante è anche il rapporto con gli dei, i quali sono...
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30 ottobre 2003 Opinione di diego su "Medea"
il film, che porta sullo schermo la sceneggiatura di carl th. dreyer, amatissimo dal regista, è di una bellezza visiva sorprendente. colori freddi ed acidi, paesaggi inquietanti e torbidi, visi doloranti e sporchi. il tutto crea un'atmosfera ipnotica e surreale.
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