Opinione di electricblue su Un film parlato
Con Leonor Silveira, John Malkovich, Catherine Deneuve, Stefania Sandrelli, Irene Papas
- negative [8]
- sufficienti [6]
- positive [28]
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Sul film
La portoghese Rosa Maria (Silveira), un’insegnante di storia, parte in crociera con la figlia Maria Joana per raggiungere il marito a Bombay. La donna approfitta degli scali in alcune delle città più importanti del Mediterraneo per visitarne i luoghi storici e trarne degli insegnamenti per la giovane figlia. Ad alcuni scali salgono sulla nave delle donne celebri: a Marsiglia l’imprenditrice Delfina (Deneuve), a Napoli l’ex-modella Francesca (Sandrelli), ad Atene l’attrice Helena (Papas). Ciascuna di esse si unirà alla tavola del Capitano della nave John Walesa (Malkovich), americano di origini polacche. Attorno a questo tavolo, al quale viene poi invitata anche Rosa Maria, si snoda la seconda parte del film, prevalentemente incentrata sul dialogo tra i commensali. Qui ognuno parla liberamente nella sua lingua madre e tutti si capiscono poiché tutti conoscono gli idiomi altrui. Prendendo spunto proprio da questa situazione “multiculturale” si inizia a discutere delle importanti civiltà sorte attorno al Mediterraneo, delle loro culture e delle loro lingue, e ci si preoccupa dell’appiattimento culturale dovuto al diffuso prevalere dell’inglese. L’atmosfera è quella di una distesa chiacchierata tra compagni di crociera, ma un’inattesa minaccia tronca repentinamente la poesia di una canzone greca e il colpo di scena del rapido finale ci lascia perplessi e pensosi davanti all’ultima inquadratura, congelata e solcata dai titoli di coda, a dir poco inquietante (!). L’intreccio, semplice e lineare, è in realtà un pretesto, una stilizzazione surreale perfettamente funzionale agli argomenti che De Oliveira vuole comunicare e promuovere. Leonor Silveira, attrice-feticcio del regista, è molto spontanea e credibile nel ruolo di madre e insegnante. Se possiamo sorridere alle sue spiegazioni storico-culturali un po’ strampalate, ma comprensibilmente semplici poiché si rivolgono ad una bambina, non possiamo non notare l’assoluta improbabilità dei discorsi che scambia con i vari abitanti dei luoghi visitati, impostati e forzati. Purtroppo anche alla tavola del Capitano il dialogo manca di omogeneità e credibilità: invece che ad uno scambio di punti di vista tra le persone coinvolte, ci troviamo di fronte alla semplice e limpida esposizione dei temi che il regista vuole affrontare, senza le normali argomentazioni e discordanze di un vero dibattito. A questo si aggiunge una mediocre (antinaturalista?) direzione degli attori, i cui stili di recitazione troppo diversi producono un triste “effetto fiction” che penalizza anche i più disinvolti. Il film, privo di movimento e di colonna sonora, risulta lento e finisce per sembrare molto più lungo degli effettivi 96 minuti. Alcuni hanno lodato questo film… Tenerezza per il regista ultra-noventenne? O era tanto che non dormivano così bene che hanno voluto a tutti i costi dargli un riconoscimento? A parte le facili ironie, questo film vale la pena di essere visto nel caso in cui si conosca già lo sperimentalismo filosofico e letterario del regista oppure si sia curiosi di scoprirlo, altrimenti si rischia di non capire nulla e di annoiarsi terribilmente!
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