Anything Else - La recensione di FilmTv
Con Danny DeVito, Woody Allen, Jason Biggs, Stockard Channing, Christina Ricci, Jimmy Fallon
La recensione di FilmTv
Un passeggero sconsolato parla del mistero inesplicabile della vita al tassista che lo sta trasportando all'aeroporto. E il tassista (filosofo, come capitava in tanti film americani degli anni d'oro - i ‘70) risponde: “You know? It's like anything else!”. È questa la battuta che (la prima volta raccontata dal maturo comedian David Dobel, la seconda vissuta dal protagonista, il giovane Jerry Falk) apre e chiude il nuovo film di Woody Allen, storia di un'amicizia bizzarra tra due comici ebreo-americani di evo mentale diverso e di identiche nevrosi, di un amore che scoppia di botto e altrettanto bruscamente si consuma, della vita che va e viene, sempre uguale tra l'East Side e Central Park, di aspirazioni, insofferenze, incomunicabilità, contrasti che si inseguono da un decennio all'altro. Anything Else ha la leggerezza vorticosa e l'essenzialità stilistica di certi Allen “d'annata”, il romanticismo irresistibile di Hannah e le sue sorelle, la malinconia della terza età di Broadway Danny Rose, la frenetica successione di battute di Manhattan. Non succede nulla che non sia già successo. 1977, Io e Annie: una donna “imprendibile”, un uomo in analisi, un viaggio da New York a Los Angeles. Ma là Alvy Singer, inguaribile newyorkese, rifiutava la West Coast con il suo kitsch e la sua cultura da supermarket; mentre qui è proprio Allen, David Dobel, un filosofo-barzellettiere da Central Park, ossessionato dall'Olocausto e dall'autodifesa, che convince il giovane Jerry a mollare tutto e partire. Go West, young man! Curioso scambio di ruoli, che pare corrispondere alla scoperta, finalmente, di un giovane comico capace di aderire spontaneamente a quell'unicum psichico e fisico che è Woody Allen, di dargli un corpo nuovo e nuove possibilità romantiche. Contrappuntato dalla gran voce di Billie Holiday e dalla narrazione in prima persona di Jason Biggs, costruito attraverso la classica successione di campi, controcampi, piani medi, secchi carrelli laterali (molto “metropolitani”, come sono i vecchi idoli Bogart e Sinatra e il cineclub che proietta L'angelo sterminatore), Anything Else è uno dei migliori film di Allen dell'ultimo decennio.
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