Il marchio dell'assassino (1967)
Con Jô Shishido, Annu Mari, Mariko Ogawa, Isao Tamagawa, Hiroshi Minami
La trama
Sangue, amore e tradimenti nella malavita nipponica.
Il killer Hanada è stato "condannato a morte" dal suo capo Yabuhara, che affida l'esecuzione prima alla stessa moglie di Harada, poi alla bella Misako. Quest'ultima però si innamora del suo bersaglio, e la situazione si complica...
Astratto, stilizzato, innovativo. A suo tempo distribuito in Italia col titolo _La farfalla sul mirino_.
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 29/04/2012 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
“Che cosa importa? Io ero già morta tra le tue braccia”.
[Jô Shishido e Anne Mari]
Tokyo. Hanada (Jô Shishido) è il terzo miglior killer al servizio di una potente organizzazione malavitosa, rigoroso e infallibile nel proprio mestiere tanto da godere della piena fiducia dei suoi capi: è sposato con la frivola Mami (interpretata da una deliziosa, disinibita e irresistibile Mariko Ogawa) ma non ama sua moglie, non beve (“Whisky e donne distruggono un killer”) e ha un unico vizio, quello di annusare, estasiato, il riso appena bollito (“L'odore del riso mi rischiara le idee”). Al termine di una pericolosa missione, conosce l'affascinante e misteriosa Misako (Anne Mari):
“Ma tu sei sposata?”.
“Io detesto gli uomini”.
“Allora non hai speranza”.
“La mia speranza è solo di morire”.
La donna tornerà presto a contattarlo per affidargli un nuovo incarico: con le quotazioni di sicario ormai alle stelle, Hanada fallisce proprio nel momento della prova più delicata, commettendo un involontario ma fatale errore e sbagliando obiettivo, complice una farfalla che, posatasi sul mirino del fucile un istante prima dello sparo, gli oscura la visuale. Misako, furibonda, è impietosa:
“Hai commesso un errore, hai ammazzato un'estranea e gli errori si pagano: tu sei finito, ormai. Non solo ti sei screditato, ma verrà qualcuno a farti fuori”.
“Conosco le regole, fallire equivale a una condanna”.
“Preparati a morire”.
“Morire?”.
“Tu hai mai pensato seriamente alla morte?”.
Hanada medita inizialmente di fuggire all'estero, scatenando le ire della moglie, ma poi decide di rifugiarsi da Misako (“Io volevo fare l'amore con te e ora che finalmente ne avrei l'occasione, tu cerchi invece di ammazzarmi. Buffo, non è vero?”): chiusi in casa, i due si lasciano travolgere dalla passione e divorare dal desiderio e dalla paura della morte, con Hanada ormai vittima di una caccia disperata, divenuto la preda più ambita dai boss dell'Organizzazione, tradito da tutti, anche dalla moglie Mami, per il suo fallimento e braccato dai sicari più spietati e infallibili (tra cui i numeri Quattro, Cinque e il numero Uno, “il Fantasma”, che nessuno ha mai visto; il numero Due, invece, non c'è più: “l'ha arrostito Hanada”...).
Uno tra i titoli più celebri nella filmografia di Seitaro Suzuki (Seijun è lo pseudonimo adottato a partire dal 1958), una quarantina di regie, tra B-movie e pellicole di culto, nell'arco di undici anni e poi un lungo periodo di silenzio forzato, causato dalle reazioni dei dirigenti della Nikkatsu, gli studios per cui lavorava dal 1954, per l'insuccesso proprio di questo La farfalla sul mirino (“Il marchio dell'assassino” è la traduzione del titolo originale Koroshi no rakuin, ma il film è noto anche con il titolo internazionale Branded to Kill) e interrotto soltanto dopo altri dieci anni. ESPANDI +
29 aprile 2012 Opinione di FABIO1971 su "Il marchio dell'assassino"
“Non sparare! La canna è piena di terra: se mi spari, ti scoppia in faccia e muori tu”. “Che cosa importa? Io ero già morta tra le tue braccia”. [Jô Shishido e Anne Mari] Tokyo. Hanada (Jô Shishido) è il terzo miglior killer al servizio di una potente organizzazione malavitosa, rigoroso e infallibile nel proprio mestiere tanto da godere della piena fiducia dei suoi capi: è sposato con la frivola Mami (interpretata da una deliziosa, disinibita e irresistibile Mariko Ogawa) ma...
voto al film: 
30 gennaio 2010 Opinione di luca826 su "Il marchio dell'assassino"
VOTO 7/8 GRANDE Sperimentale, creativo, irriverente, implacabile, libero. Basterebbero questi cinque aggettivi per contestualizzare e descrivere questo film che va oltre ogni schema (anche se può risultare a tratti datato) illuminando e spiazzando di continuo lo spettatore. Cinema come arte ma anche intrattenimento perchè no, però assolutamente libero nello stile e nei contenuti, senza guardare troppo alla compiutezza logica della trama ma più al linguaggio e...
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16 agosto 2008 Opinione di carlos brigante su "Il marchio dell'assassino"
Quello che Tarantino faceva (e non fa più!) negli anni '90, Suzuki lo faceva GIA' negli anni '60. Il regista giapponese si diverte a smembrare il film di genere, in questo caso lo yakuza-movie, creando un universo dall'atmosfera in certi istanti grottesca e in altri funerea, dove la morte è all'ordine del giorno, o meglio all'ordine del minuto, e dove la figura classica del killer via via perde quell'aura da duro e si tramuta in una sorta di macchietta irrazionale. Suzuki utilizza in certi...
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12 gennaio 2006 Opinione di mise en scene 88 su "Il marchio dell'assassino"
Nell'1967, un certo Quentin Tarantino aveva quattro anni e di lui non si era mai sentito parlare. In quello stesso anno esce Il Marchio dell'assassino, un film che oggi diremmo Tarantiniano, ma il regista in questione è un certo Seijun Suzuki, forse il regista che ha veramente condizionato Tarantino e questa film ne è la prova. Un capolavoro visivo, un grande film da tenere per tutti gli appassionati, e non solo di Tarantino, ma del cinema.
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