Il servo (1963)
Con Dirk Bogarde, James Fox, Sarah Miles, Wendy Craig, Catherine Lacey
La trama
Un nobile lo assume come tuttofare, ma ben presto le gerarchie si ribaltano.
Preso a servizio dal giovane, ricco e nobile Tony Mounset, il cameriere Hugo Barrett intuisce la debole indole del suo nuovo padrone e non tarda a conquistarsi una posizione dominante, coinvolgendo nel gioco anche la propria amante Vera...
La claustrofobica messa in scena di Losey e lo script di Harold Pinter (a sua volta basato su un romanzo di Robin Maugham) restituiscono in forma di commedia nera un'urticante riflessione sulle relazioni fra classi. Strepitoso Bogarde, punta di diamante di un cast perfetto: il suo fascino perverso alimenta un sottile ma percepibile sottotesto omosessuale, che all'epoca non mancò di suscitare scandalo.
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 22/06/2011 - utile per 22 utenti
Voto al film: 
"Sì e nei giorni di libertà deve essere un vampiro".
[Wendy Craig e James Fox]
L'aristocratico Tony (James Fox), di ritorno dall'Africa, assume il maggiordomo Hugo Barrett (Dirk Bogarde) nell'appartamento dove ha deciso di trasferirsi appena terminati i lavori di ristrutturazione e prima di stabilirsi definitivamente in Brasile, dove conta di raggranellare miliardi speculando sulla costruzione di una città nella giungla. Nell'attesa che l'affare si concretizzi, trascorre le sue giornate nella casa rimessa a nuovo, tra l'ozio, le visite della fidanzata Susan (Wendy Craig) e qualche malanno causato dal gelo dell'inverno, accudito e riverito fino all'invadenza dall'impeccabile e premuroso Barrett, dal quale si fa consigliare anche per la scelta della nuova cameriera, sua sorella, la giovane e affascinante Vera (Sarah Miles). L'unica a mostrarsi visibilmente infastidita dalle maniere untuose del domestico di Tony, tanto da disprezzarlo platealmente, è Susan:
"Lei che cosa vuole da questa casa?".
"Che cosa voglio?".
"Sì".
"Sono il servo".
"Porti la colazione".
Presto, però, l'invadenza di Barrett e il fascino tentatore di Vera si trasformano in ambiguità, rivelandone inquietantemente natura e intenzioni, mentre Tony, che nel frattempo ha ceduto alle avances di Vera, si ritrova, senza essersene accorto, intrappolato in una perversa ragnatela di inganni. Una sera, rincasando insieme a Susan, trova Barrett a letto con Vera:
"Ti rendi conto di aver commesso un reato?".
"Un reato?".
"È tua sorella, disgraziato!".
"No, non è mia sorella. Quindi il signore e io siamo entrambi sulla stessa barca... il signore sa bene che cosa voglio dire. E in ogni caso, a parte l'errore di essermi servito della sua camera, tutto è perfettamente regolare: Vera è la mia fidanzata".
Tony crolla, Susan scopre i suoi tradimenti e lo abbandona e Barrett, opportunatamente, ne approfitta: ora, infatti, il servo ha campo libero e riprende a insidiare le debolezze del suo padrone senza concedergli un attimo di tregua e fino al completo ribaltamento dei rispettivi ruoli. Quando Susan tornerà sui propri passi, troverà Tony ormai completamente succube della diabolica coppia.
Tratto da Harold Pinter, che si concede anche un breve cameo nella sequenza nel ristorante apparendo tra gli avventori del locale (tra cui figura anche Patrick Magee), nella prima delle sue tre collaborazioni con Losey (seguiranno L'incidente e Messaggero d'amore), dall'omonimo romanzo d'esordio (1948) di Robin Maugham, Il servo è un film spietato, claustrofobico, implacabile, un capolavoro di magistrale raffinatezza drammaturgica, orchestrato sulle atmosfere nerissime del dramma psicologico e la ferocia della trasfigurazione allegorica che ne amplifica i sottotesti: la dissoluzione di Tony si trasforma nel disfacimento di una classe sociale senza più certezze, travolta da un servo "sconosciuto" che indossa i panni e le maschere della rispettabilità, mentre la realtà diventa prima incubo e poi, nel ribaltamento di ruoli che investe i due protagonisti, di nuovo "normalità". ESPANDI +
- sufficienti [1]
- positive [18]
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8 ottobre 2011 Opinione di alfatocoferolo su "Il servo"
Più che un film, un'opera teatrale dalla struttura psicologica molto articolata e con attori capaci di scambiarsi i ruoli con disinvoltura e naturalezza. Bogarde è semplicemente meraviglioso, dotato di un fascino naturale ed una capacità mimica perfetta per il ruolo. Il suo personaggio è machiavellico e non sempre ne sono chiare le intenzioni; le sue espressioni ne esprimono ogni possibile sfumatura con grande efficacia. La trama sarebbe anche verosimile se non fosse caricata su eccessi...
voto al film: 
22 giugno 2011 Opinione di FABIO1971 su "Il servo"
"Ogni porta che apri in questa casa, dietro c'è lui: è un curioso, un sadico...". "Sì e nei giorni di libertà deve essere un vampiro". [Wendy Craig e James Fox] L'aristocratico Tony (James Fox), di ritorno dall'Africa, assume il maggiordomo Hugo Barrett (Dirk Bogarde) nell'appartamento dove ha deciso di trasferirsi appena terminati i lavori di ristrutturazione e prima di stabilirsi definitivamente in Brasile, dove conta di raggranellare...
voto al film: 
22 aprile 2011 Opinione di Baliverna su "Il servo"
CONTIENE ANTICIPAZIONI - E’ un film di grande forza e impatto visivo, e devo dire anche di grande tensione. E’ sostenuto da grandi attori (tutti), da una regia millimetrica e da una splendida fotografia in bianco e nero. E’ stato interpretato nei modi più diversi, non da ultimo in senso marxista, vi si è visto cioè la presa del potere della classe operaia. Ora Losey era definito un comunista, ma né questo fatto né il film stesso bastano a...
voto al film: 
28 novembre 2010 Opinione di Auguste su "Il servo"
IL FASCINO AMBIGUO DELLA SERVITU’: Questa volta non mi dilungherò con opinioni eccessivamente - ed inutilmente - lunghe, limitandomi a dire l'essenziale. Questo film, capolavoro di Losey del '63, è uno dei film più curati nello stile e che maggiormente rasentano il grado di perfezione artistica, trattando al contempo tematiche estremamente importanti e suggestive. La trama, il cui spessore passa in secondo piano(il vero obiettivo è l’enucleazione di...
voto al film: 
17 novembre 2010 Opinione di yume su "Il servo"
Hugo Barrett (un Dirk Bogarde perfetto, levigatissimo, all’epoca un quarantaduenne che ne dimostrava dieci di meno, otto anni dopo, Morte a Venezia, un cinquantenne che ne dimostrava dieci di più, e il trucco da solo non fa miracoli) è the Servant, il servus nell’accezione più classica e semanticamente densa del termine, un personaggio che calca le scene da più di duemila anni, a partire dal servus currens di plautina memoria, adattandosi di...
voto al film: 
28 settembre 2009 Opinione di rebis su "Il servo"
Formalmente superbo, con la macchina da presa che descrive arabeschi nello spazio minimo della casa e la fotografia che s'inabissa in stratificazioni oscure, il film di Losey soffre di pesantezze concettuali e complicazioni demodé, per cui i personaggi non sono mai liberi di muoversi senza produrre ulteriori significati: il genere (thriller) si eclissa adagio sullo sfondo e spadroneggia un formalismo saturo. Alla lunga si è estenuati dall'ennesimo svolazzo di cinepresa sui...
voto al film: 
9 marzo 2009 Opinione di kotrab su "Il servo"
Grande affondo psicologico sui rapporti umani in generale: il livello più chiaro è il rapporto di classe, o quello tra lavoratore e datore di lavoro, ma tutto si complica inesorabilmente e gradualmente analizzando i binomi uomo-uomo e uomo-donna, complicato solo in parte da un'orgia che si intrufola però momentaneamente come una intrusa nelle vite dei quattro personaggi principali. Ogni coppia è intercambiabile e intrecciabile, in ogni caso c'è sempre qualcuno di intralcio. Il...
voto al film: 
18 febbraio 2009 Opinione di carlos brigante su "Il servo"
Ambiguo, morboso, perverso. Sin da subito un che di sinistro si aggira nell'aria. Più che cercare significati sul ribaltamento dei rapporti di classe, credo che "Il servo" sia un film che va ad indagare l'uomo; la sua ambiguità, la sua debolezza, il suo lato malvagio ma allo stesso tempo debole. I protagonisti di Losey vivono in simbiosi anche se su piani diversi. Hanno comunque bisogno l'uno dell'altro. C'è una trasformazione (o rivelazione del proprio essere?)...
voto al film: 
14 novembre 2008 Opinione di LAMPUR su "Il servo"
Il monumentale Bogarde - fin troppo inglese per consentirsi un degno ingresso nell'Olimpo dei più grandi - magnifica, ne Il servo, una splendida personalità, declinata però al giogo della classe sociale. Si esaltano così canoni di ribellione marchiati idelebilmente dal censo, si assiste a tutta l'ambiguità prodotta dal contesto e dal notevole, quanto inadeguato, sforzo di sovvertire regole ed atteggiamenti. Alla fine, comunque, non ci si affranca nel gioco delle parti. Il servo del...
voto al film: 
4 giugno 2008 Opinione di colonel blimp su "Il servo"
Losey, in trasferta inglese forzata causa McCarthy, firma con la complicità di Harold Pinter (con cui farà "Messaggero d'amore" e "L'incidente" e nobel per la letteratura nel 2006) un saggio sul ribaltamento di ruolo tra servo e padrone, dove non viene evocato alcun schema precostituito (e questo nel '63 voleva dire fare avanguardia...); e il film quantomeno non palesa le cause, preferendo saltare direttamente alle conseguenze: il servo, una volta riassunto, diventa prima paria poi...
voto al film: 
- sufficienti [1]
- positive [18]
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