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Opinione di bradipo68 su 71 frammenti di una cronologia del caso

[71 Fragmente einer chronologie des Zufalls, Austria, Germania 1994, Drammatico, durata 96']   Regia di Michael Haneke
Con Gabriel Cosmin Urdes, Lukas Miko, Otto Grünmandl, Anne Bennent




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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23/01/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Frammenti.Solitudine mascherata.Puzzles esistenziali.Tessere di un mosaico.Un giochino al computer in cui basta ricomporre una croce.O una partita a Shanghai inquadrata dall'alto per far vedere le mani che tolgono un bastoncino dietro l'altro.Nel terzo capitolo della cosiddetta trilogia dlla glaciazione(Der Siebente Kontinent e Benny's Video i primi due)Haneke agisce di sottrazione prosciugando il film di qualsiasi tipo di emozione.Con uno stile di assoluto rigore.Il linguaggio cinematografico è scarno,la cinepresa come sempre è ferma,la quotidianità è colta attimo per attimo,anche il più insignificante come può essere quello del risveglio,un allenamento a ping pong o una lunga telefonata. Non più  la sola violenza al centro del suo mondo,non più la sola feroce critica all'ipocrisia borghese ma una disamina fredda della penetrazione dei media nella vita quotidiana .I 71 frammenti di vite disparate in un inverno viennese sono intervallati non a caso da lunghi brani di telegiornale che sembrano scandire il tempo di esistenze che hanno l'aria di non avere un proprio ritmo:il bambino immigrato clandestino vive di piccoli espedienti,il signore anziano che ha problemi con la figlia,la coppia alla disperata ricerca di un figlio a cui donare il proprio affetto,il poliziotto impegnato nella sua mesta ruotine quotidiana,lo studentello a prima vista poco occupato dai suoi studi.I frammenti sono 71 come dice il titolo,71 scene intervallate da dissolvenze in nero che portano tutte a un finale tragico e inaspettato.Ma anche in questo caso la scelta di Haneke è radicale:la sua telecamera inquadra altro,si sente solo il rumore degli spari.E la notizia sarà data velocemente in mezzo al tg,tra altre magari anche perdibili.Quello di Haneke è un film che sembra procedere a cerchi concentrici restringendo sempre più il suo campo fino a convergere nel finale in cui la suggestione è l'unica concessione che viene fatta allo spettatore.I vari spezzoni di telegiornali che vediamo parlano di atti violenti e ingiustificati oltre a cose molto meno significative.Questo a voler dire che comunque la violenza non ha nessun tipo di giustificazione ma comunque  trova sempre posto all'interno della società moderna.Una società decisamente videocratica.

Sulla regia di Michael Haneke

Scelte di regia assolutamente radicali

Sull'interpretazione di Gabriel Cosmin Urdes

bravo il piccolo


SI

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