Mio zio (1958)
Con Jacques Tati, Jean-Pierre Zola, Adrienne Servantie, Alain Bécourt
La trama
Uno sberleffo alle manie della "modernità" e della robotizzazione.
Mentre l'imperturbabile monsieur Hulot continua ad abitare in un pittoresco e caloroso quartiere popolare, sua sorella ha sposato il dirigente di una fabbrica di oggetti in plastica; la coppia ha un figlioletto, Gérard, che cresce in una casa ipertecnologica e zeppa di ogni moderna diavoleria. Gli sforzi dei parenti per adattare Hulot al loro stile di vita hanno esiti fallimentari: anzi, è proprio Gérard a dimostrarsi affascinato dallo scombinato e confusionario zio...
Cinque anni dopo _Le vacanze..._, Tati veste nuovamente i panni del suo alter ego, inaugurando le frecciate satiriche che ispireranno i successivi _Playtime_ e _Trafic_.
L'opinione più votata
Di Peppe Comune scritta il 25/06/2011 - utile per 17 utenti
Voto al film: 
- negative [2]
- sufficienti [1]
- positive [12]
- leggi tutte le opinioni
25 giugno 2011 Opinione di Peppe Comune su "Mio zio"
Monsieur Hulot (Jacques Tati) vive in un pittoresco e colorato quartiere popolare. La sorella (Adrienne Servantie), invece, sposata con Charles Arpel (Jean-Pierre Zola), un importante dirigente di una fabbrica che produce plastica, vive nella parte moderna della città in un appartamento lussuoso ed ipertecnologizzato. Hanno un figlio, Gerard (Alain Bècourt), che mostra di gradire la compagnia dello stravagante zio Hulot. "Mon oncle" è il primo lungometraggio a colori di...
voto al film: 
26 marzo 2011 Opinione di michel su "Mio zio"
METTETE UN CUORE NEL VOSTRO MOTORE. Il cognato vorrebbe sistemarlo ma Hulot e la fabbrica di materie plastiche sono incompatibili. Tati divide il film (e il mondo) in due regioni: un paese a misura d'uomo, lento, magmatico e vitale regolato dai sentimenti e una città tecnologica, fredda e triste dominata dal lavoro e da una ritualistica insensata. Il confine non è del tutto impermeabile ma pur sfiorandosi i due luoghi non si capiscono, qualcuno perirà. Tati chiude con...
voto al film: 
30 luglio 2009 Opinione di rebis su "Mio zio"
L’antico e il moderno secondo Monsieur Hulot... Sarò impopolare, ma si riconoscerà almeno che i serafici, discreti ritratti sociologici di Tati sono bozzettistici e tendenziosi, quando non proprio puntigliosi e prosaici. Le conclusioni cui perviene sono esattamente quelle attese dalle premesse e ciò che mostra allude a se stesso e nulla più: la semplicità al prezzo della noia. Malgrado metta a segno qualche bella gag, non c’è magia...
voto al film: 
25 gennaio 2009 Opinione di sillaba su "Mio zio"
La cucina stile ospedale è da manuale. Bellissimo film, ricco di atmosfera e di valori.
voto al film: 
21 luglio 2008 Opinione di bradipo68 su "Mio zio"
Questo film ha ben 50 anni eppure ha un discorso attualissimo e questo dimostra ancora una volta come Tati(soprattutto quello da questo film in poi)era un precursore dei tempi,un osservatore acuto della societa'di allora,con notazioni acide ed intelligenti.Questo film è tutto giocato sul contrasto tra il mondo di Hulot,un quartiere parigino piu'che popolare,con annesso chiassoso mercatino della verdura,carrettini trainati da animali,case vecchie e all'apparenza malmesse in cui il nostro...
voto al film: 
14 luglio 2008 Opinione di Mathiasparrow su "Mio zio"
Le scenografie sono così squisitamente semplici ed essenziali da far sembrare tutto un finto mondo in miniatura visto attraverso la lente d’ingrandimento; peccato che gli elementi di contorno si rivelino pian piano l’unico grande pregio del film, mai capace di conquistare veramente ma solo in grado di mantenere vivo l’interesse grazie alle stranezze ideate da Tati per il suo improbabile mondo. Un Oscar che lascia più di un dubbio.
voto al film: 
5 giugno 2008 Opinione di sonicyouth su "Mio zio"
Non sono riuscito ad entrare in sintonia con questo film, che sconsiglio ai più
voto al film: 
6 giugno 2006 Opinione di sokurov su "Mio zio"
Il confronto tra l'umanità vera e l'umanità plastificata e moderna, attraverso "l'umorismo gentile" di Tati. Come sempre in Tati, lo spettatore deve fare molta attenzione a ciò che scorre sulla schermo. Ho riso tantissimo dall'inizio alla fine. Importante il discorso, tutt'ora attuale, sulle macchine che governano l'uomo....mentre dovrebbero servire l'uomo e farlo lavorare meno! Voto 9/10
voto al film: 
28 dicembre 2005 Opinione di sideshow bob su "Mio zio"
Il film sembra essere, almeno sino alla penultima scena, senza una vera e propria storia, senza uno sviluppo narrativo dominante, sembra essere più che altro la messa in successione di eventi e di piccoli aneddoti. Ma arrivati alla penultima scena ecco che il mistero di Tati viene svelato e il film acquista d'improvviso la consistenza narrativa che sembrava mancargli, acquista spessore e noi, ripensandolo, dobbiamo riconoscere a Tati che il suo plot è ben raccontato... siamo noi che non...
voto al film: 
16 novembre 2005 Opinione di kurosawa su "Mio zio"
Altro stracult dell'inarrivabile genio comico del cinema transalpino, sempre ottimamente delineata la differenza della vita pacata di paese ai ritmi frenetici del cittadino modello; le trovate da antologia sono parecchie(spassosissima quella della fontana), di grande rilievo anche le musiche. voto:10
voto al film: 
- negative [2]
- sufficienti [1]
- positive [12]
- leggi tutte le opinioni
-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:
























