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Mio zio (1958)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Mio zio: presente
Ritmo ritmo in Mio zio: presente
Impegno impegno in Mio zio: assente
Tensione tensione in Mio zio: assente
Erotismo erotismo in Mio zio: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Mio zio (voti: 31 media: 4,06) 31

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La trama

Uno sberleffo alle manie della "modernità" e della robotizzazione.

Mentre l'imperturbabile monsieur Hulot continua ad abitare in un pittoresco e caloroso quartiere popolare, sua sorella ha sposato il dirigente di una fabbrica di oggetti in plastica; la coppia ha un figlioletto, Gérard, che cresce in una casa ipertecnologica e zeppa di ogni moderna diavoleria. Gli sforzi dei parenti per adattare Hulot al loro stile di vita hanno esiti fallimentari: anzi, è proprio Gérard a dimostrarsi affascinato dallo scombinato e confusionario zio...  

Cinque anni dopo _Le vacanze..._, Tati veste nuovamente i panni del suo alter ego, inaugurando le frecciate satiriche che ispireranno i successivi _Playtime_ e _Trafic_.

L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 25/06/2011 - utile per 17 utenti

Voto al film: voto buono

Monsieur Hulot (Jacques Tati) vive in un pittoresco e colorato quartiere popolare. La sorella (Adrienne Servantie), invece, sposata con Charles Arpel (Jean-Pierre Zola), un importante dirigente di una fabbrica che produce plastica, vive nella parte moderna della città in un appartamento lussuoso ed ipertecnologizzato. Hanno un figlio, Gerard (Alain Bècourt), che mostra di gradire la compagnia dello stravagante zio Hulot. "Mon oncle" è il primo lungometraggio a colori di Jacques Tati (Premio Oscar come miglior film straniero), al solito percorso da una sana vena dissacratoria e al solito concentrato sull'indagine acuta dello stato delle cose, con una vena comica di prim'ordine che, se fa virare il tutto verso un'accentuazione del lato satirico delle vicende rappresentate, non manca affatto di mantenere una plausibilità d'analisi davvero eccellente. Tra gli aspetti tipici della poetica del grande comico francese, quello che qui è particolarmente sottolineato è il potenziale alienante insito nella "società dei consumi", quella che votatandosi acriticamente al culto del consumismo ad ogni costo ha di fatto subordinato l'uomo all'oggetto. Occorre sottolineare che Tati non ha nulla contro il progresso tecnologico e non è neanche un paladino dell'antimodernismo, tutt'altro, lui certifica semplicemente l'avvenuta perdita di senso dell'uomo cosiddetto "moderno", la cessione di una parte più o meno consistente delle proprie autonome capacità di pensiero per rincorrere l'effimera religione del possesso, il fatto che l'uomo, più che considerare l'oggetto come un mezzo che può accompagnarsi al miglioramento delle sue condizioni di vita, lo ha assurto a fine verso cui tendere per sentirsi parte attiva di un idea indotta di "modernismo". Lo fa accentuando molto il lato grottesco del rapporto che l'uomo instaura con gli oggetti con cui si è circondato, mostrando il corto circuito che ne scaturisce e che capovolge le posizioni di partenza, con gli oggetti che arrivano quasi ad acquistare una vita propria, a diventare padroni della situazione, fino a ribellarsi addirittura a far emergere tutta l'inettitudine dell'uomo e a ridere della loro inconsapevole condizione di "schiavitù" raggiunta. "Mon oncle" ruota tutto attorno alla contrapposizione tra l'ambiente incolore ed amorfo della casa degli Arpel e il vitalismo colorato del quartiere popolare dove vive Hulot, tra la "disumanità" di una casa ultramoderna, dove ogni oggetto è pensato più come un totem da poter esibire (emblematica è la cucina tecnologizzata che fa impazzire Hulot, oppure la fontana del giardino che viene aperta solo quando ci sono visite e anche i viali del giardino che sembrano fatti apposta per impedire che si cammini rilassati) che per la loro reale funzionalità, e l'umanità di un quartiere brulicante di persone e di spiriti vivi. Jacques Tati chiarisce subito le sue intenzioni iniziando il film, prima seguendo l'affannosa alzata mattutina della famiglia, con il marito intento a muoversi come un automa per non arrivare tardi in ufficio e la moglie che lo accompagna devota fino al cancello con una voglia compulsiva di spolverare ogni cosa che la circonda, e poi lasciando l'auto del signor Arpel al parcheggio della fabbrica per seguire un carro trainato da un cavallo che si addentra nel "mondo" di monsieur Hulot, con uno stacco che sembra portarci in un altra dimensione, dove gli animi si placano e gli occhi si riposano, dove la fretta lascia il passo alla calma e la smania di apparire alla naturalezza dell'essere. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Mio zio


25 giugno 2011 Opinione di Peppe Comune su "Mio zio"
Peppe Comune

Monsieur Hulot (Jacques Tati) vive in un pittoresco e colorato quartiere popolare. La sorella (Adrienne Servantie), invece, sposata con Charles Arpel (Jean-Pierre Zola), un importante dirigente di una fabbrica che produce plastica, vive nella parte moderna della città in un appartamento lussuoso ed ipertecnologizzato. Hanno un figlio, Gerard (Alain Bècourt), che mostra di gradire la compagnia dello stravagante zio Hulot. "Mon oncle" è il primo lungometraggio a colori di...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a Mio zio (1958)

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[utile per 17 utenti]

26 marzo 2011 Opinione di michel su "Mio zio"
michel

METTETE UN CUORE NEL VOSTRO MOTORE. Il cognato vorrebbe sistemarlo ma Hulot e la fabbrica di materie plastiche sono incompatibili. Tati divide il film (e il mondo) in due regioni: un paese a misura d'uomo, lento, magmatico e vitale regolato dai sentimenti e una città tecnologica, fredda e triste dominata dal lavoro e da una ritualistica insensata. Il confine non è del tutto impermeabile ma pur sfiorandosi i due luoghi non si capiscono, qualcuno perirà. Tati chiude con...

voto al film: michel assegna il voto ottimo a Mio zio (1958)

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30 luglio 2009 Opinione di rebis su "Mio zio"
rebis

L’antico e il moderno secondo Monsieur Hulot... Sarò impopolare, ma si riconoscerà almeno che i serafici, discreti ritratti sociologici di Tati sono bozzettistici e tendenziosi, quando non proprio puntigliosi e prosaici. Le conclusioni cui perviene sono esattamente quelle attese dalle premesse e ciò che mostra allude a se stesso e nulla più: la semplicità al prezzo della noia. Malgrado metta a segno qualche bella gag, non c’è magia...

voto al film: rebis assegna il voto mediocre a Mio zio (1958)


25 gennaio 2009 Opinione di sillaba su "Mio zio"
sillaba

La cucina stile ospedale è da manuale. Bellissimo film, ricco di atmosfera e di valori.

voto al film: sillaba assegna il voto buono a Mio zio (1958)



21 luglio 2008 Opinione di bradipo68 su "Mio zio"
bradipo68

Questo film ha ben 50 anni eppure ha un discorso attualissimo e questo dimostra ancora una volta come Tati(soprattutto quello da questo film in poi)era un precursore dei tempi,un osservatore acuto della societa'di allora,con notazioni acide ed intelligenti.Questo film è tutto giocato sul contrasto tra il mondo di Hulot,un quartiere parigino piu'che popolare,con annesso chiassoso mercatino della verdura,carrettini trainati da animali,case vecchie e all'apparenza malmesse in cui il nostro...

voto al film: bradipo68 assegna il voto buono a Mio zio (1958)

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14 luglio 2008 Opinione di Mathiasparrow su "Mio zio"
Mathiasparrow

Le scenografie sono così squisitamente semplici ed essenziali da far sembrare tutto un finto mondo in miniatura visto attraverso la lente d’ingrandimento; peccato che gli elementi di contorno si rivelino pian piano l’unico grande pregio del film, mai capace di conquistare veramente ma solo in grado di mantenere vivo l’interesse grazie alle stranezze ideate da Tati per il suo improbabile mondo. Un Oscar che lascia più di un dubbio.

voto al film: Mathiasparrow assegna il voto sufficiente a Mio zio (1958)



5 giugno 2008 Opinione di sonicyouth su "Mio zio"
sonicyouth

Non sono riuscito ad entrare in sintonia con questo film, che sconsiglio ai più

voto al film: sonicyouth assegna il voto mediocre a Mio zio (1958)


6 giugno 2006 Opinione di sokurov su "Mio zio"
sokurov

Il confronto tra l'umanità vera e l'umanità plastificata e moderna, attraverso "l'umorismo gentile" di Tati. Come sempre in Tati, lo spettatore deve fare molta attenzione a ciò che scorre sulla schermo. Ho riso tantissimo dall'inizio alla fine. Importante il discorso, tutt'ora attuale, sulle macchine che governano l'uomo....mentre dovrebbero servire l'uomo e farlo lavorare meno! Voto 9/10

voto al film: sokurov assegna il voto buono a Mio zio (1958)



28 dicembre 2005 Opinione di sideshow bob su "Mio zio"
sideshow bob

Il film sembra essere, almeno sino alla penultima scena, senza una vera e propria storia, senza uno sviluppo narrativo dominante, sembra essere più che altro la messa in successione di eventi e di piccoli aneddoti. Ma arrivati alla penultima scena ecco che il mistero di Tati viene svelato e il film acquista d'improvviso la consistenza narrativa che sembrava mancargli, acquista spessore e noi, ripensandolo, dobbiamo riconoscere a Tati che il suo plot è ben raccontato... siamo noi che non...

voto al film: sideshow bob assegna il voto buono a Mio zio (1958)


16 novembre 2005 Opinione di kurosawa su "Mio zio"
kurosawa

Altro stracult dell'inarrivabile genio comico del cinema transalpino, sempre ottimamente delineata la differenza della vita pacata di paese ai ritmi frenetici del cittadino modello; le trovate da antologia sono parecchie(spassosissima quella della fontana), di grande rilievo anche le musiche. voto:10

voto al film: kurosawa assegna il voto buono a Mio zio (1958)




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