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Tre metri sopra il cielo - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Fabrizio Liberti

Un amore da gioventù bruciata all’ombra del cupolone. Regia discreta ma più fiction che film

Tre metri sopra il cielo anche i ricchi piangono, verrebbe da dire dopo la visione di questo mélo giovanilista tratto dal romanzo omonimo di Federico Moccia e opera prima di Luca Lucini, regista che proviene dal videoclip e dalla pubblicità. Contrappuntate dalla voce garrula di uno speaker radiofonico di tale Radio Caos che declama una bella serie di scemenze, si snodano le vicende amorose tra Babi, diciottenne figlia di una ricca famiglia borghese e studentessa in liceo privato, e Step, giovane teppistello di buona famiglia appassionato di moto, con alle spalle una brutta storia di violenza e relativo processo. All’ombra del cupolone, in uno strano set che mette in contatto Vigna Clara e Tor Bella Monaca, il regista milanese mette in scena l’amore da gioventù bruciata di Step e Babi, che mescola una insaziabile ricerca di emozioni forti ed estreme, con un’insospettabile voglia di tenerezza (anche se il finale è un lieto fine che non t’aspetti). Lucini, ancora lontano dall’avere uno stile personale, dimostra di maneggiare la macchina da presa con disinvoltura e rivela un buon fiuto nella scelta e nella direzione degli attori, bravi e credibili. Dove il film non convince è nella scrittura: una mescolanza della tipica storia da fiction televisiva con il linguaggio dei diciottenni di oggi, che genera un ibrido improbabile.


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