Fanny & Alexander (1982)
Con Pernilla Allwin, Bertil Guve, Börje Ahlsted, Erland Josephson, Allan Edwall, Ewa Fröling
La trama
Un Bergman meno tormentato del solito, che riprende con limpidezza alcuni dei suoi temi classici in una messinscena magistrale. Oscar per il miglior film straniero, per le scenografie e i costumi (ma anche la fotografia di Sven Nykvist è superba). Girato come sceneggiato televisivo in cinque puntate, ne esiste una versione ridotta (tre ore e un quarto) per il cinema.
La tormentata saga della famiglia Ekdhal di Uppsala agli inizi del secolo, vista con gli occhi dell'adolescente Alexander e della sorellina Fanny. Fortemente autobiografico, è il film-testamento di Bergman e un omaggio al teatro e al cinema: due mondi nei quali "tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile".
L'opinione più votata
Di LAMPUR scritta il 27/02/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Un'epopea familiare dalle innumerevoli facciate, innestate su di un plot di stampo elementare ma dall'evolversi, anche, rudemente scomposto. Di base, sradicamento di due ragazzi dalla famiglia d'origine ed innesto in contesto dai contorni ostili. E l'analisi la voglio gestire da profano, sulla scorta di sensazioni immediate, freddo/caldo sorpresa/noia, porgendo il fianco alla bastonatura di amanti ed esperti. Intanto mi chiedo quanto incida nell'economia della storia, se non per l'eleganza che conferisce al titolo, l'accessoria Fanny, sorellina del decisamente più turbato ed autobiografico Alexander, protagonista di deliri onirici e fantasiose - chissà quanto poi - fantasie.
Un bambino che vede spettri e di altri ne narra, sballottato assieme alla sorella appendice da una casa all'altra, da una vita all'altra, fino a maledire l'impotenza di un Dio che agisce e castiga scriteriatamente, e affidandosi alla Fantasia, infine, estremo baluardo contro l'egoistica cecità adulta, sino a che un ebreo amico di famiglia, maestro di marionette, non s'ingegnerà in magheggi di varia natura, per ridestinare fratello e sorella ad una vita meno disagiata.
Provengono da una famiglia di teatranti i due, estro ed immaginazione, come del resto disordine e promiscuità, sono all'insegna di vita di una Grande Famiglia prevalentemente matriarcale – e dalle spiccate personalità femminili -, aperta e creativa, artistoide e tollerante, il tutto calato in un ordito filmico dove gli uomini spesso appaiono più che altro figuri, loschi o mezzi, anche quando impersonano, come nel caso del Vescovo Vergerius, spiccate personalità deviate (l'avremmo visto bene nel bellocchiano L'ora di religione).
C'è anche goliardia nel film, spensieratezza, o perlomeno voglia di stupire, con virate nel surreale apparentemente fuori luogo, o nell’occulto, in atmosfere spesso tese ad evocare la sdrammatizzazione del “tormento”, marchio di fabbrica bergmaniana, ma soprattutto voglia di spaziare a briglia sciolta, perché, tratto da Il sogno di Strindberg ed a pieno supporto della storia, il regista tiene a ribadire per mezzo di Emilie, mamma di Alexander: “Il tempo e lo spazio non esistono. Su una base insignificante di realtà l'immaginazione fila e tesse nuovi disegni.”
Cosi il fratello di Fanny è l'atipico eroe del film, muove i fili e dipana fantasie dal suo innocente punto di vista.
E Bergman è al telaio, signori. Che giochi o meno, non resta che stupire senza fare troppe domande.
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27 febbraio 2011 Opinione di LAMPUR su "Fanny & Alexander"
Un'epopea familiare dalle innumerevoli facciate, innestate su di un plot di stampo elementare ma dall'evolversi, anche, rudemente scomposto. Di base, sradicamento di due ragazzi dalla famiglia d'origine ed innesto in contesto dai contorni ostili. E l'analisi la voglio gestire da profano, sulla scorta di sensazioni immediate, freddo/caldo sorpresa/noia, porgendo il fianco alla bastonatura di amanti ed esperti. Intanto mi chiedo quanto incida nell'economia della storia, se non...
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26 maggio 2010 Opinione di almodovariana su "Fanny & Alexander"
Una sorta di manifesto dei credo di Bergman. La famiglia Echdal ricorda la vera famiglia di Bergman e, per il fatto di essere proprietaria di un teatro, diviene una metafora del mondo del cinema e dell'arte. Sensualità e rigore, dolore straziante e fuga nel surreale, fotografia nitida e musiche suggestive fanno di questo film una saga indimenticabile.
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10 gennaio 2010 Opinione di fornarolo su "Fanny & Alexander"
Mio stupore quando lo vidi per la prima volta nel constatare come Bergman sapeva dirigere perfettamente una grande produzione e aveva creato una delle più belle scene di gruppo nella storia del cinema (il Natale dell'inizio), non inferiore a un capolavoro come la scena di gruppo del matrimonio nel Cacciatore di Cimino. Dunque Bergman non era solo il grande regista di film tormentati, poveri economicamente e ricchissimi spiritualmente. E poi il teatro, che riflette la sua lunga...
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20 settembre 2008 Opinione di steno79 su "Fanny & Alexander"
VOTO 10/10 Testamento artistico di Bergman e suo congedo dal cinema (in seguito dirigerà soltanto film televisivi : anche questo a dire il vero è stato realizzato per la tv, ma l'edizione più conosciuta è quella cinematografica di 3 ore). Film-fiume alla Via col vento, saga nordica che assomiglia a un poderoso romanzo per immagini, appassionato omaggio al teatro : Fanny e Alexander è tutto questo e molto altro ancora. La libertà narrativa di cui fa prova è stupefacente : si passa da...
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23 luglio 2008 Opinione di colonel blimp su "Fanny & Alexander"
Se la prima parte si dedica con amore a delineare le debolezze e le bizzarrie della famiglia Ekhdal, nella seconda parte irrompe il melodramma che ricorda nei toni un pò il Dreyer di "Dies Irae"; ma solo per poco, perchè per il regista prendono importanza temi legati all'assenza di Dio, filtrati attraverso gli occhi di Alexander (praticamente Bergman infante); il mondo del teatro come parallelo alla vita della famiglia e come luogo supremo del sogno; il regno fantasmatico e quello del...
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6 luglio 2008 Opinione di miccialunga su "Fanny & Alexander"
Bergman cattura tutta la nostra attenzione, anche per tre ore di fila, anche intrecciando diversi sottofilm, anche non sempre comprensibili nel loro svolgersi: ma lo sguardo, la limpidezza, la luminosità, la scenografia 'dipinta', la cura di ogni particolare, l'avvicinarsi graduale e inesorabile a ciascun personaggio e all'insieme dei personaggi, il soffermarsi su ogni singola scena come un meraviglioso quadro parlante, restano impressi e segnano uno stile e una grandezza rari.
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13 aprile 2008 Opinione di mm40 su "Fanny & Alexander"
Il regista può essere Bergman, la durata (oltre tre ore) può essere sensibilmente ridotta rispetto alla versione originale per la tv, ma questo continua ad essere un discreto mattone. Atmosfere patinate, luci e colori dosati con maestria, dialoghi, inquadrature, personaggi ineccepibili: eppure che battaglia per arrivare in fondo. La storia è ampiamente dispersiva (in fondo il progetto iniziale per la televisione prevedeva cinque episodi da un'ora: in quest'ottica il...
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27 agosto 2007 Opinione di Inside man su "Fanny & Alexander"
La versione cinematografica di 180 minuti circa, è leggermente (e generalmente) sopravvalutata, e non credo possa essere considerata un capolavoro al livello, fra gli altri, de “Il settimo sigillo”, “Il posto delle fragole” o "Sussurri e grida". Il film alterna numerosi momenti sublimi ad altri meno felici. Tra i primi ascriverei tutta la prima parte fino alle potentissime scene dell’agonia-morte del padre (di terrificante e insuperabile...
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