Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Ladykillers - La colonna sonora

[The Ladykillers, 2004, durata 104']   Regia di Joel Coen, Ethan Coen
Con Tom Hanks, Irma P. Hall, Marlon Wayans, J.K. Simmons, George Wallace



locandina di Ladykillers

Acquista Ladykillers

Scegli tra i formati disponibili

Ladykillers disponibile in DvdLadykillers non disponibile in Blu-RayLadykillers non disponibile in Umd

La colonna sonora

di Daniela Zacconi

Dopo il successo del soundtrack di “Fratello, dove sei?” che, all’epoca, scalò le classifiche, i Coen mettono a segno un nuovo bersaglio con la bella colonna sonora (Sony) di “Ladykillers”. E non è un caso che della raccolta si sia occupato anche questa volta il produttore “mago” T-Bone Burnett, già artefice del primo successo. Se per il film con George Clooney, la materia sonora era blues, bluegrass e country degli anni della Depressione, per il remake di “La signora omicidi” la ribalta è tutta per il gospel. La genialità del soundtrack sta nell’assemblare una carrellata gospel che copre più epoche: non soltanto le formazioni corali canoniche, i ritmi o il gusto tutto “sudista” di una musica ad alto contenuto spirituale ed energetico, ma anche le sue versioni rivedute e corrette in chiave moderna e hip hop. Quello di Burnett è un percorso musicale spregiudicato e vitalissimo e spagina tutti i segreti del gospel facendosi guidare da un superiore senso degli accostamenti. Così, accanto a gruppi storici come i Soul Stirrers o Bill Landford e i suoi Landfordaires, non stonano i rapper Nappy Roots, capaci di partire dal gospel tradizionale e approdare alla più scatenata urban music. Che però ha come punto di partenza il genere originale. Così, per esempio, il noto “Trouble of This World” viene proposto tre volte: nella versione classica (eseguita da Landford & C.), nella versione modernizzata (con Rose Stone, i Venice Four e l’Abbot Kinney Lighthous Choir) e nella versione rap (“Trouble In, Trouble Out” cantata da Nappy Roots). Stone, i Venice Four e l’Abbot Kinney Lighthous Choir tornano anche nell’altro fondamentale confronto: quello sulla trascinante “Let the Light from the Lighthouse Shine on Me”, da loro proposto in due diverse versioni che fanno da contraltare a un gioiello doc come la versione d’epoca (ricavata da una vecchia incisione) di quell’inarrivabile bluesman che è stato Blind Willie Johnson.


Commenti

Non è stato inserito ancora alcun commento. Vuoi essere il primo?


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra



login

hai dimenticato la password?