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Opinione di ed wood su La mala educación





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02/03/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Almodovar è uno dei pochissimi registi contemporanei che possono già meritare l'appellativo di "classici". Virtù di un "classico" è quello di ripetersi senza mai annoiare, per merito di perizia formale e sincerità d'ispirazione. Questo film avrebbe potuto essere un caso a sè stante nella sua filmografia. E per gran parte dell'opera sembrava proprio così. Infatti, è partito come omaggio alla dolcezza del travestitismo, poi si è repentinamente trasformato in invettiva contro la Chiesa, poi ancora come riflessione sul rapporto fra finzione (letteraria, cinematografica) e realtà (e, automaticamente, riflessione sul concetto di "identità del personaggio"), per poi finire come ogni altro film di Almodovar: nel melodramma. L'ennesimo. Nè più nè meno che un melo, forse questa volta con una patina di autocompiacimento maggiore del solito e con una minore efficacia nel rappresentare gli stati d'animo più profondi e più dolorosi dei "diversi". Ma questa superficialità di sguardo (resa forse indispensabile dall'elaborata struttura meta-filmica dell'opera, che richiedeva un controllo impeccabile) non nè intacca la riuscita complessiva. Non c'è storia: anche con quest'opera Almodovar dimostra di essere autore del melo più autentico e rappresentativo della nostra epoca, così come Fassbinder ha fatto per gli anni 70 e Sirk per gli anni 50. Cambiano le epoche, cambiano i costumi sessuali, ma il melodramma rimane la via privilegiata per esprimere i desideri più disinibiti delle persone.


SI

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