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Merry-go-round (1978)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Merry-go-round: minimo
Ritmo ritmo in Merry-go-round: presente
Impegno impegno in Merry-go-round: presente
Tensione tensione in Merry-go-round: presente
Erotismo erotismo in Merry-go-round: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Merry-go-round

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Merry-go-round (voti: 4 media: 4,25) 4

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La trama

Una "giostra" carica di enigmi e segreti.

Ben ha appuntamento all’aeroporto con l’amante, trova invece la sorella che non conosce. L’altra donna è scomparsa, e i due forzati compagni di viaggio cominciano una peregrinazione per i bassifondi di Parigi sulle sue tracce. 

Il metodo di Rivette, basato in gran parte sull'improvvisazione, si applica con profitto anche a questa "crime story" del tutto sui generis.l primo motivo di interesse di Merry-Go-Round è la lavorazione. La protagonista Maria Schneider era allora talmente star da scegliere il co-protagonista, in questo caso Joe Dalessandro, l’attore preferito di Andy Wharol, che non sapeva una parola di francese e quindi comunicava con Rivette per interposta persona. Durante le riprese il regista si lasciò scappare un inequivocabile «non vedo l’ora che finiscano»… Nonostante tutto, però, il risultato è molto interessante. Un misterioso, intricato finto-popolar che da una parte rispetta le regole del genere (con ampi rimandi a Hitchcock, uno dei primi amori di Rivette e sodali), dall’altra non manca di denunciare la propria natura “d’autore”, ragionando sul “girare intorno” che vanifica qualunque iniziativa razionale. La sceneggiatura subisce gli intoppi di una struttura narrativa farraginosa (anche lynchiana ante litteram, se volete), e si nota qualche velleitarismo datato nei dialoghi; ma la macchina da presa del cineasta è strepitosa quando si aggira per le periferie della Ville Lumière, recuperandone gli anfratti oscuri come in un noir anni 50. Mai uscito nelle sale, anche se Enrico Grezzi lo ha mostrato in anteprima a Fuori Orario in lingua originale, con i sottotitoli. Il titolo è lo stesso di una pellicola di Eric Von Stroheim del 1922.Musica di Barre Phillips e John Surman.

L'opinione più recente

Di Aquilant scritta il 10/12/2006

Voto al film: voto buono

Una sottile ombra di mistero che va sempre più ispessendosi incombe su questo “Merry go round” che in quanto a stravaganza si rivela forse un po’ più parco rispetto alle opere rivettiane immediatamente precedenti, in particolare ai primi due stralci della serie “Scene dalla vita parallela”, peraltro mai completamente realizzata. Certo, il magico fascino sprigionato dalla visione delle gesta delle spiritate Céline e Julie, antesignane del bunueliano “oscuro oggetto del desiderio”, qui appare completamente dissolto ed anche le soffocanti atmosfere di “Duelle” e “Noroit” (quest’ultimo mai distribuito a causa della cattiva accoglienza riservata al suo pur valido predecessore) con tutte le rispettive messinscene esotericheggianti sembrano ormai appartenere ad un passato che è meglio non evocare (è il caso specifico di Noroit) e che con il cinema vero e proprio non ha molto da spartire. A prima vista l’incedere rivettiano appare quasi calato un una normalità quotidiana, a parte l’ostinata perseveranza con cui vengono assolte le modalità di ripresa, con la macchina da presa manovrata a mano e tutt’altro che propensa a dedicare tutto il suo tempo allo studio delle inquadrature, anzi dedita a penalizzarle con una certa trasandatezza di fondo allo scopo di dotare l’assieme di quel senso di immediatezza che non guasta mai in talune circostanze, specie quando si ha a che fare con una ferrea volontà registica tendente ad estremizzare in tutti i modi possibili ed immaginabili il proprio personale sguardo sulla realtà piegandolo alle esigenze di una storia che, a detta dello stesso autore “con tutti i suoi detours, si spera che conservi qualcosa dei pericoli e delle insidie che ha attraversato, delle sue incertezze, dei suoi momenti di trasparenza, anche se ci si accorge che forse il viaggio è stato solo un girare in tondo, come su una giostra” La presenza della rediviva Maria Schneider, tutta freddezza ed enigmaticità, più che ad impreziosire l’andamento della narrazione con la propria presenza da gatta scontrosa ed introversa tende invece a conferirle un alone di inquietante ambiguità che finisce col risolversi in una serie di sequenze che denotano, ma soltanto un apparenza, un alto tasso di dispersione narrativa, ma che in realtà rivestono la funzione di veri e propri tasselli posti dall’autore come pretesto per un’indagine a tutto campo sulle caratterialità psichiche dei protagonisti, peraltro dotati di due personalità ben distinte tra loro ma provvisti di una sorprendente complementarità destinata a risolversi in un continuo interscambio di sensazioni, sentimenti, impressioni, percezioni che costituiscono la vera sostanza del film. Laddove alla fine le parole, pur della massima essenzialità, dimostrano di rivestire un’importanza piuttosto limitata agli occhi dello spettatore rapito più che altro dalle modalità di svolgimento dell'opera, poco propenso a perdersi completamente dietro le tortuosità di una trama che alla fine risulta quasi come un mero pretesto, una serie di giri mozzafiato su un “merry go round” che non accenna mai a fermarsi. Ed a sottolineare il procedere nervoso e concitato delle della narrazione le note di un sofferto stridore sulle ali di un’improvvisazione estemporanea a getto continuo, quasi vomitate addosso allo spettatore dal clarinetto basso di John Surman e dal contrabbasso di Barre Phillips, visibili a tratti tra una sequenza e l’altra, non fanno altro che procedere ad una sorta di salutare sospensione a mezz’aria della tensione narrativa così sottilmente instaurata dal regista. Per acuire maggiormente il concetto “homo homini lupus” che si va sempre più disvelando nel finale, Rivette inframmezza nell’intero arco della storia una nutrita serie di spezzoni che richiamano alla mente talune situazioni narrate nel romanzo “la decima vittima” di Robert Sheckley, aggiungendo un finale chiaramente simbolico in cui la lotta senza quartiere tra gli esseri umani sembra addivenire a dei momenti di tregua. Momentanea? Fittizia? Duratura? L’autore lascia ogni considerazione a proposito al libero arbitrio dello spettatore. Perché in fondo ciò che realmente conta è arrivare a tirare il fiato alla fine di quasi tre ore di vorticoso giro di giostra. Merry go round appunto.
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SI

Opinioni su Merry-go-round


10 dicembre 2006 Opinione di Aquilant su "Merry-go-round"
Aquilant

Una sottile ombra di mistero che va sempre più ispessendosi incombe su questo “Merry go round” che in quanto a stravaganza si rivela forse un po’ più parco rispetto alle opere rivettiane immediatamente precedenti, in particolare ai primi due stralci della serie “Scene dalla vita parallela”, peraltro mai completamente realizzata. Certo, il magico fascino sprigionato dalla visione delle gesta delle spiritate Céline e Julie, antesignane del bunueliano “oscuro oggetto del...

voto al film: Aquilant assegna il voto buono a Merry-go-round (1978)


10 ottobre 2004 Opinione di SONATINE su "Merry-go-round"
SONATINE

carosello recita il titolo,e lo è appieno:una sarabanda di personaggi,legati chissà perchè ad un un fantasma,un individuo che mai si vedrà,se non attraveso i suoi specchi,persone ad egli legate,o a doppi,presunti lui stesso.rivette sceglie un noir spionistico,ma ben presto abbandona la traccia iniziale a favore di quella che è la più surrealista delle sue storie,dominata da sogni arcani,misterici,astrusi persino.due corpi strani lo polano,una maria schneider "maschiaccio",donna sempre...

voto al film: SONATINE assegna il voto buono a Merry-go-round (1978)




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