Tropical Malady (2004)
Con Sakda Kaewbuadee, Banlop Lomnoi
La trama
Keng, un giovane soldato e Tong, un ragazzo di campagna, sono innamorati e felici. Poi la vita del villaggio in cui vive la famiglia di Tong viene sconvolta da una sparizione e dalla comparsa di una bestia che uccide le mucche. Secondo le leggende locali, un essere umano può trasformarsi in un'altra creatura... Inizia così il racconto di un soldato che si inoltra nella giungla, luogo in cui la leggenda spesso diventa realtà.
La recensione di FilmTv
Di Pier Maria Bocchi - FilmTV n. 18/2005
Realtà e leggenda si fondono in un film sospeso tra sogno e incubo. Estremamente intellettuale
L'opinione più votata
Di kotrab scritta il 30/01/2011 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
Gli amanti vengono soffocati dal loro amore perché così è giusto e naturale. (AW) 8
- negative [1]
- sufficienti [2]
- positive [7]
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30 gennaio 2011 Opinione di kotrab su "Tropical Malady"
Sud pralad (lett. "animale strano"), come il suo anomalo regista thailandese A. Weerasethakul, è un qualcosa di sfuggente, non un oggetto, è più uno stato dell'essere, uno scavare tra il confine-congiunzione, invisibile e incalcolabile ma percepibile, tra due entità, due polarità più o meno contrastanti che possono essere in primo luogo i due ragazzi amanti che costituiscono il nucleo del film, il soldato Keng (B. Lomnoi) e il contadino Tong (S....
voto al film: 
18 aprile 2009 Opinione di michii su "Tropical Malady"
A mezz'ora dalla fine, durante l'immersione di uno dei due ragazzi nella foresta, arrivano una scimmia parlante, che rivela al ragazzo la natura ambigua della foresta, e una stupenda tigre ammaliatrice. Tropical malady è costruito secondo ellissi e capovolgimenti spazio-temporali. Un cinema molto difficile ma che alla fine ripaga. Tropical malady è stato adulato da mezza cinefilia mondiale come una specie di "Totem" (Cherchi Usai, il Pier Maria Bocchi, Roberto Chiesi) un film sbalorditivo...
voto al film: 
16 marzo 2009 Opinione di OGM su "Tropical Malady"
Un'opera allegorica ispirata alla realtà filippina, contesa tra il richiamo consumistico e un po' kitsch delle metropoli e la magia esotica della foresta pluviale. L'entità del contrasto è resa, con grande efficacia, da un film drammaticamente spaccato a metà. Nella prima parte la relazione omosessuale iniziata, per caso, tra due ragazzi di diversa cultura ed estrazione, è l'emblema della tranquilla adesione ad una modernità priva di (falsi) dilemmi morali, in cui la libertà di...
voto al film: 
24 febbraio 2009 Opinione di alessiakies su "Tropical Malady"
Due ragazzi si amano nella campagna thailandese. La prima parte del film è tutta qui, delicata e bellissima, con un occhio di riguardo al cinema francese più recente (Lifshitz e Techiné soprattutto). Poi il tono vira bruscamente nel fantastico: la leggenda di uno sciamano che si trasforma in qualunque creatura si insinua nella narrazione. Il mito, così spiazzante per lo spettatore, diventa semplicemente allegoria del legame amoroso, dell'interiorizzazione dell'altro, dell'alchimia fra...
voto al film: 
26 gennaio 2009 Opinione di kikisan su "Tropical Malady"
Siamo sicuri che il ragazzo di campagna sia veramente innamorato del soldato?Chi o che cosa è il cadavere ritrovato dalla pattuglia all'inizio del film?Cosa significa la ragazza che si volta verso la cinepresa e strizza l'occhio nella prima scena?Il tanto decantato tessuto sonoro della seconda parte necessita veramente di sottotitolare...una scimmia|||?Forse le domande sono troppe o poche per questo film thailandese il cui unico merito è quello di avermi incuriosito fino in fondo!Cosa ha...
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26 maggio 2006 Opinione di pablo83 su "Tropical Malady"
L’ULTIMA FATICA DEL REGISTA THAILANDESE WEERASETHAKUL LASCIA DAVVERO INCREDULI. UN FILM SPIAZZANTE,TROPPO LONTANO DAL CANONE “OCCIDENTALE”AL QUALE SIAMO TUTTI ABITUATI. SCONVOLGENTE LA SUA “LENTEZZA”,POCHISSIMI I DIALOGHI E LACUNOSA LA STORIA.ALCUNE SCENE DURANO DECINE DI MINUTI SENZA CHE ACCADA PRATICAMENTE NULLA E LA RECITAZIONE,BEH,RESTA PER GLI ATTORI UN SIMULACRO IRRAGGIUNGIBILE. SE L’INTENTO DEL REGISTA ERA QUELLO DI IRRITARE E STORDIRE IL PUBBLICO,C’E’ RIUSCITO IN...
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31 maggio 2005 Opinione di DrFloyd su "Tropical Malady"
Voto 9. Due film in uno: 1) il delicatissimo rapporto di un amore nascente tra un contadino ed un militare; 2) l'impervio viaggio attraverso una foresta di un cacciatore all'inseguimento di una tigre posseduta dallo spirito di uno Sciamano. L'ordine cronologico dei due punti suddetti è permutabile. Il filo rosso tra le due unità narrative sono i due attori, che lo stesso regista dichiara non dover necessariamente essere i medesimi personaggi nell'una e nell'altra metà del film. Ritmi...
voto al film: 
9 maggio 2005 Opinione di lao su "Tropical Malady"
UNA TIGRE INNAMORATA “Malady tropical” l'ostico film del thailandese Weerasethakul, Premio della Giuria a Cannes 2004 e vincitore del festival del cinema gay a Torino( il che meriterebbe un discorso a parte), sconcerta per l’eccentricità della struttura e, dal punto di vista delle soluzioni di regia costituisce una sorpresa non facilmente assimilabile dallo spettatore poco assuefatto alla sperimentazione in sala. L’autore pone a tema della sua pellicola la...
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30 aprile 2005 Opinione di scream su "Tropical Malady"
Sicuramente un film affascinante, che mescola realtà e fantasia, verità e mito. Molto bella la seconda parte, in cui il soldato si addentra nei misteri della foresta, fino all'incontro con il "mostro". Più convenzionale la prima, narrativa sì ma contraddistinta da quei silenzi che riempono l'anima e il cuore dello spettatore. Oserei dire folgorante nella sua estetica naturalista.
voto al film: 
29 aprile 2005 Opinione di speedy34 su "Tropical Malady"
Curioso, strano e – a tratti – fascinoso “oggetto” questo “Tropical Malady”! Vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes dello scorso anno, il film del tailandese Apichatpong Weerasethakul (provate un po’ a pronunciarlo….meglio di uno scioglilingua!), racconta la storia di un giovane soldato e di un ragazzo di campagna, romantici amanti tra giungle misteriose e spiriti liberi. Ma o si finisce contagiati dal “mood” di uno stile rarefatto, sospeso e magico...
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