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Opinione di berkaal su Il fascino discreto della borghesia

[Le charme discret de la bourgeoisie, Francia 1972, Grottesco, durata 97']   Regia di Luis Buñuel
Con Jean-Pierre Cassel, Fernando Rey, Delphine Seyrig, Bulle Ogier, Stéphane Audran, Paul Frankeur




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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09/12/2011 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Già sospettavo di capirne poco di cinema, ma toccare con mano l'evidenza non è certamente piacevole. Certo, basterebbe accodarsi agli innumerevoli estimatori di questa pellicola o applicare il principio dell'omne ignotum pro magnifico per mettersi l'anima in pace ed evitare improperi e contumelie, ma un minimo di onestà intellettuale mi impedisce di unirmi ad un coro di cui non condivido i carmina triumphalia. Forse mi ha nuociuto la recente visione dell'Amleto di Laurence Olivier, dove soggetto, sceneggiatura, fotografia e l'interpretazione degli attori sono ai massimi livelli. E allora mi piacerebbe che qualcuno mi dimostrasse, tanto per cominciare con qualcosa di semplice, che la fotografia non è a dir poco discutibile, inferiore ad un qualsiasi film di Franco e Ciccio dell'epoca, con una paletta di colori pastello a volte lividi e sbiaditi che fanno molto anni '50 , poco contrasto, con luci improbabili non solo negli interni, ma anche all'esterno, come nella scena in cui l'auto entra nel parco della villa. Passando alla sceneggiatura, non ricordo una sola battuta memorabile, una frase pregnante, un momento di pathos, un passaggio significativo per se. Gli attori, molto dotati,  forniscono quella che si definisce una interpretazione onesta, ma nulla più, fagocitati come sono dalla personalità e dallo stile immanenti del regista, novello Crono, e penalizzati da una sceneggiatura che non offre loro occasioni di librare le ali. Continuando con le cose che non capisco, leggo ovunque di "critica feroce" e "satira graffiante" della borghesia, ma non riesco a capire allora quali iperboli dovremmo coniare per il cinema di Germi (quello sì, geniale), che è, oserei dire, agli antipodi. O forse stiamo parlando di una diversa borghesia e dobbiamo ridiscutere il significato del termine? Anche perché nella mia oceanica ignoranza non sapevo che una delle attività preferite di questa classe sociale fosse lo spaccio all'ingrosso di sostanze stupefacenti. Allora se ne deve dedurre che anche Totò Riina e Michele Zagaria sono dei borghesi?

Il film soddisfa quando Luis Buñuel è Luis Buñuel. Nelle scene surreali, oniriche, quando si viene spiazzati, disorientati, questo è ciò che mi aspetto da lui e questo è ciò che sa fare magistralmente. Ma ahimé queste scene occupano una parte, per me, troppo limitata della pellicola. Sarà forse che non amo le cose fatte a metà, come quel tale che.... ma qui non posso dirlo. In altre parole, Un Chien Andalou è tutt'altra cosa.

Sulla trama

L'ambasciatore a Parigi della repubblica di Miranda, uno stato a regime dittatoriale situato nell'emisfero australe, importa droga e la vende ai suoi amici francesi, il signor Thevenot ed il signor Senechal. Insieme alle loro famiglie, si trovano spesso a cena, ma le loro riunioni conviviali vengono spesso interrotte o disturbate da fatti insoliti. I sogni, sia fatti dai protagonisti che da estranei, si intrecciano in modo indissolubile con la vicenda narrata.

Sulla regia di Luis Buñuel

Il regista confeziona un film per il cervello, non per i sensi, asservendo a questo scopo ogni elemento della pellicola. Il risultato è sublime quando egli si trova nelle proprie acque, ordinario quando la materia da trattare non offre ispirazione.

Sull'interpretazione di Jean-Pierre Cassel

Interpreta Henri Senechal, proprietario della casa ove si svolge la maggior parte dell'azione del film. Ai miei occhi l'attore appare come quintessenza della francesità, la sua arte è solida ma non trova spazio adeguato nella pellicola.

Sull'interpretazione di Fernando Rey

Nei panni di Don Raphael Acosta, ambasciatore dello stato fittizio di Miranda, si può forse considerare per un'incollatura il protagonista della pellicola. La sua dimensione di icona supera probabilmente quella di attore, e, forse, Buñuel lo sceglie anche perché rappresenta ed incarna più degli altri interpreti l'immagine della borghesia. Irrinunciabile.

Sull'interpretazione di Delphine Seyrig

L'attrice scomparsa purtroppo prematuramente interpreta qui Simone Thevenot, ed è forse il personaggio meno caratterizzato della combriccola, quello meno in evidenza, anche se se la cava comunque bene.

Sull'interpretazione di Bulle Ogier

La moglie di Barbet Schroeder interpreta Florence ed incarna nella pellicola forse i tratti peggiori della classe sociale qui messa alla berlina, come il cinismo, la superficialità, la mancanza di rispetto per chi viene ritenuto inferiore e l'inclinazione al vizio, perennemente con la sigaretta in mano ed assetata di alcool.

Sull'interpretazione di Stéphane Audran

Moglie prima di Jean-Luis Trintignant e poi di Claude Chabrol, donna bellissima, molto elegante e dotata di enorme fascino, è però penalizzata da trucco ed acconciatura da codice penale. La sua prova è comunque molto apprezzabile, e finisce per dare al film un un quid pluris.

Sull'interpretazione di Paul Frankeur

E' il signor Thevenot, il cicciotto della compagnia, di tutti gli amici forse il più viscido e squallido, cornificato dalla moglie con l'affascinante ambasciatore.

Sulla colonna sonora

Non ricordo alcunché. Forse non c'è nemmeno.


SI

Commenti

  • 9 dicembre 2011, 15:23 di maghella

    Oggi sono superacida, quindi adoro le stroncature, di qualunque genere esse siano, e la tua è davvero sentita. A me comunque questo film piace, o meglio ricordo che mi piacque moltianni fa quando lo vidi....Un saluto, e bentornato sul sito, era l'ora...ne sono proprio felice =D

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  • 9 dicembre 2011, 15:44 di berkaal

    Sono sempre in debito con te, Maghella, e ti ringrazio ancora una volta. Permettimi solo di precisare che la mia non è una stroncatura, ho visto il film con piacere ma ho forse fatto l'errore di aspettarmi una pellicola più "dura e pura", più densa, più cattiva....insomma, più Buñuel :)

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  • 9 dicembre 2011, 15:55 di maghella

    In debito con me? ma di cosa?...mi sono persa qualcosa?...figurati Berkaal, non sai quanto sia felice di vederti qui e ora =D...allora ricapitolo: la tua è una stroncatura dovuta ad una delusione per le mancate aspettative! La capisco in toto, non sai quanto, sono le peggiori...doppia utlità, ripigio il tasto anche se inutilmente, perché mi dice che l'avevo già espressa l'utilità, ma se io ne voglio dare un'altra? Vedi? mi litigo pure con questi arnesi inanimati...oggi è bene che stia buonina e vada a farmi i capelli, và =D

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  • 9 dicembre 2011, 19:21 di jonas

    Mi vengono in mente varie osservazioni. 1) Decisamente Germi è agli antipodi, ma le intenzioni mi sembrano chiare in entrambi al di là della diversità di stili. 2) Quella del commercio di droga, in effetti, è forse l'unica forzatura nella definizione dei personaggi. 3) Magari le battute memorabili sono quelle che non sentiamo perché passano gli aereoplani... 4) A scanso di equivoci, ti dico che sei uno dei 10/12 utenti del sito che considero altamente affidabili quanto a gusti.

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  • 9 dicembre 2011, 21:24 di berkaal

    Grazie Jonas per non avermi sparato. Hai perfettamente ragione, gli stili sono diversi e forse non ha senso confrontarli, volevo solo dire che personalmente sento Germi più caustico e sanguigno, Buñuel più colto e concettuale. Ho ripassato velocemente prima il film, ed in effetti è vero, ci sono battute memorabili: per esempio quelle che riguardano il modo che ha lo chauffeur di bere il liquore e quelle sulla irrecuperabilità delle classi popolari. Ti ringrazio per la considerazione sui gusti, che temo però di non meritare: a volte resto favorevolmente impressionato da pellicole che mi sorprendono e mi colgono impreparato, per poi dubitare dopo un certo lasso di tempo della loro sincerità. E poi so di avere degli scheletri nell'armadio :)

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