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Opinione di Spielbergman su La casa dei 1000 corpi

[House of 1000 corpses Nazione: , USA 2003, Horror, durata 88']   Regia di Rob Zombie
Con Sid Haig, Bill Moseley, Sheri Moon Zombie, Karen Black, Chris Hardwick




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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15/01/2011 voto al film: voto mediocre

Sul film

Ho visto il film; l’ho visto dopo anni di passione per l’horror americano, specie se quello a cui s’ispira, quello degli anni ’70 (un solo titolo su tutti: “Non Aprite quella Porta”, ovvio). Ho visto anche “Halloween”, il remake di Zombie del capolavoro di Carpenter, trovandolo veramente stupendo. Ha forza, carattere, passione. Ora, “La Casa dei Mille Corpi” è secondo me un film terribile. Ammetto che durante la visione ero stanchissimo e che potrei aver perso due o tre punti chiave (ma, dico, perché quando guardo un film in modo svogliato mi perdo sempre i cinque minuti chiave, caspita?!), e qui dico che potrei dover riscrivere questa recensione dopo una seconda visione, okay. Però allo stato attuale delle cose dico che la struttura è talmente piena di buchi da sembrar fatta di formaggio. Se la prima parte si mantiene su un buon livello di intrattenimento con un tono beffardo e ironico, tutto il finale, una caccia all’uomo sotterranea e selvaggia, è totalmente sconclusionata, personaggi su personaggi entrano in scena senza dare neppure motivo del loro ruolo nella storia (esempio: chi sono le anime immonde che si aggirano nel sotterraneo? Vittime del “dottor Morte”? Anime dannate? Schiavi del diavolo?) e c’è un problema di incongruenza grosso come una casa. Il finale ironico è già visto ma gradito: per lo meno, un bell’omaggio agli archetipi del genere. Okay, questo è un “party-film”, un omaggio non troppo lontano da Tarantino che vuole osannare il genere e gli archetipi,  la musica death-metal, il sangue come segno catartico e sovversivo per eccellenza, c’è un enorme sfoggio di cultura horror… ma… e allora? Basta il citazionismo intellettuale a fare un buon film? No, perché la regola numero uno del buon film è avere una sceneggiatura credibile, che fornisca almeno un minimo di spiegazioni. Zombie, guidato dal suo narcisismo, ha deciso di abbandonare ogni traccia di logica narrativa in nome del sentimentalismo. E ciò appare tanto più incomprensibile dopo una visione del remake di “Halloween”, invece molto compatto, “parlato”, “sofisticato” nel tracciato psicologico che lo attraversa. Belli senza dubbio i personaggi, in particolare le star cap. Spaulding e Otis, capace di incutere veramente paura. In definitiva, spero ardentemente che “La casa del Diavolo” mi convinca di più.


SI

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