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Innocenza selvaggia (2001)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Innocenza selvaggia: assente
Ritmo ritmo in Innocenza selvaggia: minimo
Impegno impegno in Innocenza selvaggia: molto forte
Tensione tensione in Innocenza selvaggia: minimo
Erotismo erotismo in Innocenza selvaggia: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Innocenza selvaggia

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Innocenza selvaggia (voti: 9 media: 3,44) 9

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La trama

Per poter realizzare un film, un regista accetta di farsi corriere della droga.

Dopo la morte della moglie Carole per overdose di eroina, il giovane regista François decide di girare un film di denuncia sulla droga: lo interpreterà Lucie, l'attrice di cui è innamorato. Nessuno sembra però voler produrre il progetto: l'unico a offrirgli dei soldi è Chas, un losco uomo d'affari che conosceva Carole e che in cambio gli chiede di contrabbandare due valigie di eroina...  

Garrel ci trascina freddamente nel cuore di una problematica spesso dimenticata ma che gli appartiene in profondità, che sa farsi - ambiguamente e amaramente - arte. Finalmente una riflessione sul cinema da "artista" e non da "mercante".

L'opinione più votata

Di Aquilant scritta il 26/10/2005 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto buono

Se c’è una cosa che non fa certamente difetto a Philippe Garrel è la mancanza di costanza nel perseguire le sue tematiche preferite passandole metodicamente al vaglio di una sensibilità straziata da esperienze di dolore che si rinnovano puntualmente ogni volta che una sua nuova uscita viene data alla luce, frutto di un ennesimo doloroso parto tutto cosparso da quel senso irrimediabile di perdita che costituisce la costante immutabile della sua opera. E che lo spinge ad indugiare a lungo con la sua macchina da presa totalmente esente da immotivati sussulti sui volti ripresi sovente in primo piano, dall’espressione quasi assente ma in realtà intenti a confrontarsi con l’arida concretezza di un mondo che ha smarrito ogni connotazione reale, da considerare ormai come un volatile punto di riferimento rispetto alle millimetriche coordinate di un passato che si presenta tuttora alla mente con estrema vividezza e rappresentabilità. Come nel caso presente, lo sguardo della macchina da presa è sempre perfettamente sintonizzato sulla frequenza mentale del regista in un continuo ed immoto frugare quasi a vuoto sulle pieghe dei volti, in un’eccessiva presa di confidenza nei confronti di quella che a prima vista può essere scambiata per remissività e che invece altro non è che una forzata assuefazione (non senza le dovute controindicazioni) alla replica di un tempo andato lasciato scivolare via senza cognizione di causa, quasi in sordina, da una personalità ignara del suo effettivo valore alla luce di un futuro travaglio mentale inteso a ricomporre pezzo per pezzo una nitida trama fatta ormai soltanto di luce morbidamente adagiata su di un candido schermo. Ed in questa “innocenza selvaggia”, tassello autoriale posto (ma soltanto ad un primo sguardo disattento) a rivangare i nefasti fasti di un passato quale severo monito alle future generazioni, Garrel ancora una volta rende pubbliche le sue “scatole del dolore”, più che mai consapevole della pericolosità insita nelle pieghe del ricordo, deciso a mostrare i rischi di una riesumazione a tutto campo dei frammenti di vita ormai estinta, capaci di reinnestare un processo di autodistruzione a guisa di un sinistro e maligno deja-vu. Ed ecco che finzione e realtà si accavallano incessantemente, dando luogo gradualmente ad un pericoloso processo di sovrapposizione in cui vetuste macerie si ricompongono sinistramente a ricreare ex novo un presente dallo svolgimento diverso ma dall’epilogo come ricalcato su carta carbone. Ancora una volta il regista dimostra il suo profondo amore per la settima musa, dando vita ad una vicenda insita a tratti in un contesto metafilmico diretto a dimostrare la pericolosità d’uso del mezzo cinematografico come strumento di prevenzione. Cinema che da astrazione soggettivizzata si fa materia viva e pulsante, energia distruttiva all’ennesima potenza, tesa a succhiare la linfa vitale dei personaggi che vanno a costituire la sua ragione d’essere, inducendoli a rincorrere l’essenza di un reale ormai estinto che con un ultimo colpo di coda si riappropria della perduta identità. (E a te, bressoniana Linda81, questo commento non posso proprio NON dedicarlo, sperando che tu mi stia leggendo).
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SI

Opinioni su Innocenza selvaggia


7 settembre 2008 Opinione di joe cavana su "Innocenza selvaggia"
joe cavana

Se questo film fosse più corto di 20 minuti, meriterebbe almeno un voto in più e invece sono costretto a fermarmi solo su un voto più che sufficiente. Garrel continua il suo personale viaggio cinematografico con un film sull'amore, sulla droga, sul dolore, la spietatezza e il paradoosso del mondo. Nonostante un difficile linguaggio, e dei tempi eccessivamente dilatati, va riconosciuta la sincerità del regista e la sua capacità di far arrivare allo spettatore il suo messaggio, toccandolo...

voto al film: joe cavana assegna il voto sufficiente a Innocenza selvaggia (2001)


29 marzo 2008 Opinione di orlando66 su "Innocenza selvaggia"
orlando66

Tipico film alla Garrel, quindi, per intenderci, deve piacervi non tanto il genere, ma il modo di Garrel di fare film: molto bianco e nero, poca musica, dialoghi scarni, molti silenzi, emozioni scritte sul viso, espresse con gli atteggiamenti del corpo....ma in grado di raccontare storie a tutti gli effetti.

voto al film: orlando66 assegna il voto buono a Innocenza selvaggia (2001)



4 febbraio 2008 Opinione di chribio1 su "Innocenza selvaggia"
chribio1

film che non mi ha suscitato molto interesse.voto.5.

voto al film: chribio1 assegna il voto mediocre a Innocenza selvaggia (2001)


26 ottobre 2005 Opinione di Aquilant su "Innocenza selvaggia"
Aquilant

Se c’è una cosa che non fa certamente difetto a Philippe Garrel è la mancanza di costanza nel perseguire le sue tematiche preferite passandole metodicamente al vaglio di una sensibilità straziata da esperienze di dolore che si rinnovano puntualmente ogni volta che una sua nuova uscita viene data alla luce, frutto di un ennesimo doloroso parto tutto cosparso da quel senso irrimediabile di perdita che costituisce la costante immutabile della sua opera. E che lo spinge ad indugiare a lungo...

voto al film: Aquilant assegna il voto buono a Sauvage innocence (2001)

nessun commento
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1 marzo 2005 Opinione di kloden su "Innocenza selvaggia"
kloden

Insolito film sulla droga e sul rapporto tra artista, opera d'arte e società. Ma forse un pò freddo, a tratti sembra qualcosa di già visto. Con qualche accenno al cinema sperimentale di Andy Warhol. Apprezzabile però l'ironia di fondo che caratterizza la storia: un regista vuole fare un film contro la droga e la mafia e finisce per farlo con i soldi di un mafioso e dopo aver per suo conto contrabbandato eroina! Come dire: l'artista per poter operare liberamente (e trovare finanziamenti)...

voto al film: kloden assegna il voto sufficiente a Sauvage innocence (2001)



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