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The Terminal - La colonna sonora

[The Terminal, 2004, durata 128']   Regia di Steven Spielberg
Con Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones, Stanley Tucci, Chi McBride, Diego Luna



locandina di The Terminal

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La colonna sonora

di Daniela Zacconi

Secondo molta critica, non solo americana, John Williams si è già accaparrato l’Oscar 2004 per la miglior colonna sonora. Resta il dubbio se la statuetta gli arriverà per lo score di “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” o per le musiche di “The Terminal” (Decca). Alla sua 21ª collaborazione con Spielberg, il compositore newyorkese dimostra di sapere interpretare alla perfezione le esigenze di “The Terminal” - commedia agrodolce, a tratti paradossale, ma anche in più di un momento poetica - con una colonna sonora significativa, che mette in luce ogni dettaglio espressivo del film, senza mai prevaricare il racconto delle immagini. Williams raggiunge la piena identità fra storia e musica e, nel contempo, ha la capacità di produrre uno score godibile anche al “solo” ascolto. Anzi, si dimostra così convinto della bontà di questa partitura da concepire l’album del soundtrack come una sorta di suite orchestrale che ripropone i vari brani indipendentemente dal loro ordine nel film. Si parte ovviamente con il bel tema di Viktor Navorski (“The Tale of Viktor Navorski”), una melodia dal sapore etnico (con toni vagamente kletzmer che fanno pensare alla musica slava di qualcuna delle ex Repubbliche sovietiche), affidata al clarinetto - la solista è Emily Bernstein - e cuore propulsivo dell’intera partitura, presente in raffinate variazioni in molti dei 14 brani dell’album. Al pianoforte spetta invece la componente più romantica del love theme, emozionante in “The Fountain Scene”, “spiritoso” in “Dinner with Amelia”, dove si mescola a una melodia allegra e disincantata di gusto rotiano. E Williams non sbaglia il colpo nemmeno con i brani di contorno: né con i toni orchestrali “epico western” di “Legend Is Born”, né con la raffinata eleganza jazz di “Jazz Autographs” (brano che rivela le ascendenze dell’autore), né con la fanfara roboante di “Krakozhia National Anthem and Homesickness”, né con la sospensiva e malinconica “Gupta’s Deliverance”.


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