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Opinione di Snaporaz68 su Mare dentro





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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19/12/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Morire per iniziare finalmente a vivere
 
“Sei tranquillo, sei sempre più tranquillo….immagina un grande schermo…che piano piano si allarga…concentrati sul respiro devi lasciarlo andare e venire” come le onde del tuo mare: ecco il grande incipit di questo gioiellino di Amenabar che pone nel potere liberatorio dell’immaginario filmico (e non) una possibile fuga dal male di vivere. Sì perché quella di Ramon Sampedro non è vita, da ventisei anni tetraplegico per un tuffo maldestro in una zona di risacca, da ventisei anni costretto a letto, dipendente in tutto e per tutto, senza intimità, senza dignità.
In questa reclusione forzata il buon Ramon sviluppa una intelligenza e una lucidità spaventose che lo portano serenamente ad invocare la morte, e con essa la libertà da questo ergastolo in orizzontale.
Ramon è talmente determinato in questa sua richiesta da coinvolgere emotivamente tutti quelli che gli stanno accanto: i familiari che nonostante il grande dolore finiscono per parteggiare per lui (ad eccezione del granitico fratello) avvocati e giornalisti, amori veri e presunti (che cadranno all’apparir del vero). Bella la sottolineatura di Amenabar sulla soggettività della scelta (“Io dico che sono io che voglio morire, ma capisco e rispetto gli altri tetraplegici che continuano a soffrire e a vivere”) e sulla mancanza di egoismo che caratterizza i grandi Amori (“Ho capito Ramon, la tua scelta e poiché ti amo ti aiuterò a farlo”). Grandissime acrobazie registiche sulle note della Turandot di Puccini (“Nessun dorma”) e volo immaginario e infinito verso quel grande mare che aveva dato la vita ma poi l’aveva ripresa con gli interessi. Mai retorico (a parte i saluti finali), spesso ironico e pungente (l’autoironia di Ramon sulla sua condizione di paralizzato genera tra le migliori freddure del film), abbastanza duro con certi atteggiamenti sclerotico-gesuitici (“Lei, padre, ha la bocca troppo larga”) che tendono a innescare nei familiari un assurdo senso di colpa e sono lontanissimi dalle lacrime umane e dalla compassione. Che il discorso di Ramon non sia errato ce lo conferma la triste parabola dell’avvocatessa Julia (innamorata, ma fino a che punto? la paura le toglie la libertà di decidere!) che trascorre i suoi giorni senza memoria e senza coscienza (“Chi è Ramon?”). Io credo che, se uno come Ramon mi chiedesse, con questa lucidità e serenità, di farla finita, di aiutarlo a morire, io gli verrei incontro e scioglierei questa pesante gogna che lo tiene ancora crocefisso alla terra. Il tramonto porta con sé il triste presentimento del buio oltre la siepe e l’assurdità che un solo istante possa determinare il destino di una vita. “Domani piove” dice il nonno e il suo presentimento è più di una previsione. Purtroppo.
Amenabar centra perfettamente il tono del racconto e analizza la problematica eutanasica con occhio scientifico e antropologico.Gli attori lo seguono diligentemente, con un cinico e autoironico Javier Bardem (Ramon) tre metri sopra il cielo. Musica scelta accuratamente spaziando tra il classico ( il Fidelio di Beethoven e Cosi fan tutte e Tristano e Isotta di Mozart) e l’autoctono (Negra Sombra di Carlos Nunez).
In fondo, decurtato da ogni orpello emozionale e da ogni eufemismo demagogico, il succo del discorso è molto più semplice di quanto possa sembrare: come Ramon dice a Rosa nel loro primo rivelatorio incontro, quello di cui un uomo ha bisogno non è la ipocrita compassione, o la pesantezza di un giudizio morale, ma semplicemente il sacrosanto rispetto della sua volontà.
 
Mare Dentro Mare Dentro
Senza peso nel fondo
Dove si avvera il sogno
Due volontà fanno avere
Un desiderio nell’incontro
Il tuo sguardo, il mio sguardo
Come un’eco che ripete senza parole
Più dentro più dentro
Fino al di là del tutto
Attraverso il sangue e il midollo
Però sempre mi sveglio
E sempre voglio essere morto
Per restare con la mia bocca sempre preso
Nella rete dei tuoi capelli
 
 
 
 
 


SI

Commenti

  • 19 dicembre 2010, 11:19 di Roger Tornhill

    Ottima recensione per un grandissimo film... Spero lo vedano in molti, soprattutto chi non la pensa come Ramon e serva a far comprendere le ragioni dell'altro. Magari non condivise ma appunto rispettabili, anzichè generare le solite infinite ed integraliste discussioni. Purtroppo il film al cinema a livello di incassi è stato un flop e dispiace vista l'importanza del tema trattato e la magnifica interpretazione di Javier Bardem. Speriamo che chi leggerà le tue parole e non lo conosce ne sia incuriosito e stimolato a vederlo. Ciao.

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