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Opinione di Alitu By Alitu su Il castello errante di Howl

[Hauru no ugoku shiro, Giappone 2004, Animazione, durata 119']   Regia di Hayao Miyazaki




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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10/09/2006 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Una città che potrebbe essere la Parigi,La Praga o la Vienna di fine ‘800. Miyzaki declina la realtà vittoriana secondo la propria visione e la popola di personaggi che fanno ormai parte del suo mondo poetico: un’ambientazione decisamente europea in un’epoca indefinita in cui la tecnologia si fonde con la magia. Vecchie intraprendenti, ragazzi ambigui e fascinosi, nemici a tutto tondo, teneri e buffi animaletti, elementi dall’evidente valore simbolico e la valorizzazione degli anziani, concetto decisamente made in Japan. La storia non è soltanto bella per gli occhi, ha un significato profondo, molto attuale, che tocca l’animo umano: la difficoltà di accettarsi dentro e fuori e di trovare la propria strada. Questa è la sfida da affrontare per Sophie che, colpita dalla maledizione della Strega delle Lande, perde la giovinezza trasformandosi in una vecchietta. Per conquistare il cuore del bel mago quindi non potrà usare l’arma della bellezza ma la sua forza interiore e il suo coraggio. Al centro della storia c’è il rapporto con il proprio corpo. Con la vecchiaia Sophie acquista un’attenzione particolare per il funzionamento di quella macchina straordinaria che prima ignorava con scarsa autostima, il suo corpo cambia viaggiando tra le varie età, secondo i suoi stati d’animo e la maturazione che riesce a conquistare step by step. Miyazaki racconta la necessità di credere in se stessi e nelle proprie capacità, l’assurdità della guerra e il potere salvifico dell’amore. Questo film è un invito a non fermarsi all’apparenza delle cose, ma a buttarsi senza rete in quel buco nero che sembra essere la vita, imparando ad accettare ciò che la vita stessa ci offre. Senza rassegnazione, ma lottando per acquistare consapevolezza. Gli ingredienti e i personaggi tipici delle storie per bambini ci sono tutti: paesaggi fantasmagorici e visivamente splendidi fanno da sfondo al mago dallo sbalorditivo potere magico, alla strega cattiva (ma non troppo), a Calcifer, il demone di fuoco che, bruciando nel camino del castello, ne costituisce non solo la benzina, ma anche la forza di coesione e più ancora, ne è il cuore. C’è poi lo spaventapasseri fatato Rapa che, con il suo sorriso perpetuo e la pipa all’angolo della bocca, zampetta come un canguro sul suo palo. I cattivissimi uomini-gomma, che ricordano vagamente i Cavalieri Neri tolkeniani. Infine un vecchio cane, designato come spia dalla regina, ma che non riesce nemmeno ad abbaiare. Il tutto è raccontato in maniera talmente complessa che il destinatario naturale del film non appare costituito dal pubblico a cui normalmente i cartoni animati si rivolgono. E’ un lavoro per adulti, una storia in alcuni momenti oscura, costruita intorno a passaggi non sempre immediati, basata su personaggi contorti e ambigui, dalla trama non facile e non sempre chiara. Tirando le somme è ancora una volta l’amore che trionfa: sospende l’incantesimo della protagonista facendole riassumere per brevi tratti, quasi seguendo le intermittenze del suo cuore, le giovani sembianze. Una straordinaria riflessione sul Tempo, sulla perenne lotta intrapresa dall’uomo per sconfiggerlo e magica esaltazione dell’amore, unico sentimento in grado di far tacere bombe ed infrangere la barriera che separa l’uomo dalla Natura.


SI

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