Opinione di steno79 su Il diritto del più forte
Con Karlheinz Böhm, Rainer Werner Fassbinder, Peter Chatel, Harry Baer
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Sul film
Il film è da annoverare tra le opere importanti di Fassbinder, ma probabilmente non un capolavoro (a mio parere risultano migliori Il matrimonio di Maria Braun o Effi Briest). Efficacemente realista nel mostrare la condizione omosessuale (in maniera decisamente meno stilizzata rispetto a Le lacrime amare di Petra von Kant), giustamente pessimista soprattutto nel finale, piuttosto crudo ma perfettamente logico e coerente, e molto ben interpretato da tutto il cast, in cui si distinguono lo stesso Fassbinder nei panni del protagonista "Fox, la testa parlante" e, fra i comprimari, l'indimenticato Karl-Heinz Boehm (protagonista di L'occhio che uccide di Michael Powell). Tuttavia, nonostante la precisione nella descrizione dei rapporti di classe improntati allo sfruttamento, ho trovato qualcosa di troppo dimostrativo in questa parabola sulla "vampirizzazione" di un proletario da parte di un borghese, una rappresentazione un pò schematica delle parti in causa, come in certe opere dove si tende a demonizzare a senso unico la borghesia (e indubbiamente questo era un tema ricorrente negli anni successivi al '68). Nel complesso, comunque, un film da vedere anche per avere un'immagine molto più attendibile di quanto si veda di solito della condizione omosessuale.
VOTO 8
Commenti
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25 dicembre 2009, 23:42 di maldoror
Sono perfettamente d'accordo con te, ad avermi lasciato perplesso e anche un po' deluso è stata proprio quella che ho ritenuto essere un' eccessiva schematizzazione e soprattutto una denuncia un po' troppo a senso unico, troppo plateale e priva di sottotesti, un po' rozza e semplicistica per un grande come Fassbinder. E questo è anche il motivo per cui non mi ha neanche troppo convinto il tanto osannato finale, crudele si, ma appunto troppo esplicativo, semplicisticamente dimostrativo come hai detto tu.
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26 dicembre 2009, 00:17 di steno79
Ti ringrazio per il commento. Come ho detto nella recensione, per me si tratta di un film sicuramente riuscito, ma non mi sembra un capolavoro come sostengono alcuni (Mereghetti ad esempio, di tutta l'opera del regista tedesco, assegna 3 stelle e mezzo, corrispondenti grossomodo a un voto 9 su 10, soltanto a questo film e a Martha).
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26 dicembre 2009, 09:00 di spopola
... scusate se mi permetto... ma è proprio la "lezione brechtiana" a pretendere quello "schematismo".. e Fassbinder in questo caso "ci si attiene volutamente con molta aderenza". La dimostrazione di un teorema, quel voler lasciare esterno lo spettatore perchè sia ancor più in grado di capire con senso critico il grado della manipolazione ( e in questo rientra anche il finale) c'è tutta una teorizzazione al riguardo che non è possiibile sintetizzare magari più "legata a quei tempi", ma spesso certe opere "didascaliche" più di insegnamento, sono proprio filgie della loro epoca. Non volgio essere frainteso, nemmeno per me è forse il miglior Fassbinder (direi meglio. quello che mi affascina e mi emoziona di più) ma è certamente un'opera fondamentale del suo percorso che non era solo cinematografico, ma anche teatrale... (non a casouso la parola "fondamentale" e non "capolavoro")
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26 dicembre 2009, 12:50 di maldoror
E mi sa che c'hai ragione spopola...
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26 dicembre 2009, 13:06 di steno79
Caro Valerio, il film rimane importante per molti motivi, fra cui quelli che esponi giustamente tu legati alla "lezione brechtiana" e alla dimostrazione di un teorema. Però, è proprio questa dimostrazione del teorema la parte che mi lascia un pò dubbioso, perchè mi sembra fatta a tavolino, in maniera troppo premeditata : la storia di Fox è toccante, è sincera, ma la rappresentazione della borghesia corruttrice, in concreto della famiglia di Eugen, è troppo debitrice di stereotipi per risultare del tutto convincente. Ciò non toglie che la denuncia di Fassbinder abbia una sua indubbia validità, anche per l'epoca in cui fu girata, ma per arrivare a un capolavoro ci sarebbe voluta una rappresentazione più duttile, più sfumata, priva di un certo vittimismo che qui comunque si avverte (e infatti nel Matrimonio di maria braun questi difetti non si avvertiranno per nulla)
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26 dicembre 2009, 14:09 di spopola
... infatti.. però non so se hai mai letto "gli scritti teatrali (che è poi la sua teorizzazione pratica) di Brecht. Appare evidente da quella lettura che il teorema si dimostra molto più chiaramente se.... insomma si deve a volte definire la "tipologia" (che non è mai esente da stereotipi).. Non è che con questo voglio tentare di aumentare il valore penetrativo dell'opera, ma semplicemente "difendere" l'operato di Fassbinder che in quel momento e per come si esprimeva il suo posizionamento politico, forse sentiva prioritario il bisogno di far diventare della massima efficacia la denuncia, privilegiando la cosa rispetto aogni altro elemento e d obiettivo.
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27 dicembre 2009, 05:06 di Inside man
Concordo con tutti voi, nel senso che il film probabilmente non è un capolavoro per le ragioni ben evidenziate da steno, ma qui Fassbinder si è effettivamente voluto attenere alla teorizzazione brechtiana, la quale come sottolineato da Valerio in taluni aspetti "soffriva" (volutamente) di un certo "didascalismo" atto a favorire una maggiore presa di coscienza dello spettatore "proletario" anche grazie al superamento della sospensione dell'incredulità ed al disvelamento di "tipologie" prive di ibridazioni (e comprensive di stereotipi). Quindi il "difetto di schematismo" trovo sia da ascrivere maggiormente all'influenza della lezione brechtiana (naturalmente nel suo complesso di capitale importanza per la storia artistico/culturale del "900) che allo specifico registro fassbideriano, fermo restando che chiaramente è stata di quest'ultimo la scelta finale d'impostazione del film secondo questi canoni estetici.
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