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Opinione di Davide Schiavoni su The Bourne Supremacy

[The Bourne Supremacy, USA, Germania 2004, Spionaggio, durata 108']   Regia di Paul Greengrass
Con Matt Damon, Franka Potente, Joan Allen, Brian Cox, Julia Stiles, Karl Urban




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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29/12/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Non voglio mai più fare queste cose.” “Non credo sia una decisione che puoi prendere” (“The Bourne Identity”).
Non c’è posto che ti sottragga al passato: alla fine ti raggiunge sempre. Tu non sei altro, Jason, che un killer. E lo sarai sempre” (“The Bourne Supremacy”).
Tu sei venuto da noi, volontario” (“The Bourne Ultimatum”).
 
NOMEN OMEN. Il nucleo essenziale del film è racchiuso nell’identità del protagonista e nel suo essere solo apparentemente posticcia, costruita. Invero essa rappresenta l’unica che può darsi; e non solo al David Webb incarnato da Damon, ma a tutti gli individui del mondo in quanto “figli della propria nascita” (Jason Bourne=>son born). Questa condizione fa di noi il risultato dell’interazione fra il personale “patrimonio” genetico, l’ambiente socio-culturale in cui si è vissuto e le innumerevoli relazioni ed esperienze che ci hanno attraversato e forgiato riducendoci a ciò che in definitiva siamo: il prodotto della nostra storia. Le riflessioni di natura morale sullo scoprirsi killer, o qualsiasi altra abominevole figura, perdono così ogni rilevanza schiantandosi contro tale inoppugnabile stato delle cose: quello, appunto, che comporta lo scaturire delle umane azioni non dal libero arbitrio, bensì dagl’imperscrutabili progetti(?) del Caso. Anche quando ancora non sa chi sia, Bourne si muove, quasi  fosse un automa, con l’istinto e il meccanismo d’un combattente omicida. Poi poco alla volta comincia ad assemblare i tasselli del proprio passato, che nel frattempo non tarda a irrompere nella sua nuova vita (cf. la scena della “rinascita” dalle acque amniotiche del mare) sconvolgendola e devastandola, fino a quando non giunge alla drammatica verità: è stato lui ad arruolarsi spontaneamente nella CIA e ad accettare di diventare un soldato “programmato” per uccidere. Tuttavia, l’idiosincrasia fra l’orrore riveniente dall’atroce presa di coscienza e l’infausta scelta maturata all’epoca non è altro che la conferma di come, in realtà, non c’è mai stata alcuna effettiva volontà in David: questi NON HA deciso d’entrare nell’agenzia d’”intelligence”, E’ STATO SOLO PORTATO a decidere in tal senso. Secondo la tesi della trilogia, dunque, noi saremmo né più né meno che dei semplici fantocci sballottati e costretti all’impotenza dalla furia della tempesta destinale.


SI

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