Opinione di ondecorte su La vita che vorrei
Con Luigi Lo Cascio, Sandra Ceccarelli, Galatea Ranzi, Fabio Camilli, Roberto Citran
- negative [11]
- sufficienti [8]
- positive [22]
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Sul film
Laura o Eleonora? Stefano o Federico? Il gioco di specchi di questa sofisticata commedia (o dramma?) comincia già dal titolo che lega due set: il primo di Piccioni, il secondo di un regista che sta girando un melodramma ottocentesco con gli stessi protagonisti. Fiammeggiante metacinema, dunque. Lui è un attore affermato di trentacinque anni che coglie la buona occasione dopo un periodo nero. Lei è una collega trentenne con ben altra fortuna professionale che ottiene, però, inaspettatamente, la parte principale femminile (sarà la sfortunata Eleonora) nonostante un provino assai poco convinto: magnifico prologo in videocamera, astrale, sgranato, schizoide, efficacissimo. Laura (una strepitosa Sandra Ceccarelli) e Stefano (un cinico e tormentato Luigi Lo Cascio) si conoscono durante le prime prove. Si osservano, si studiano via via sempre più complici finendo per fronteggiarsi apertamente e spietatamente. Orgogliosi, avvelenati, ma innamorati come bestie. Così, il romantico copione che i due giovani interpretano si intreccia sempre più profondamente con la loro storia sentimentale e le immagini riflesse si sovrappongono e si moltiplicano smisuratamente. Piccioni lavora soprattutto su questi tortuosi rimbalzi, sorretto da una sceneggiatura magistrale che mantiene sigillata qualunque uscita di sicurezza incollando la schiena alla poltrona per due ore. C'è sempre un'angoscia sottile, una claustrofobica tensione anche negli scambi apparentemente più leggeri. L'ambiguo "candore" di Laura, l'instabilità di Stefano così come lo squallore dei produttori e dei vari traffichini che gravitano attorno all'ambiente cinematografico amplificano il costante disagio di situazioni al limite del controllo. Un lungometraggio molto complesso, stratificato, sommesso. Un'opera controversa, ingiustamente sottovalutata, che esprime, invece, un grado di ricerca, di elaborazione stilistica e di raffinatezza difficilmente rintracciabili nell'odierno panorama italiano.
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