Opinione di OGM su Plata quemada
Con Leonardo Sbaraglia, Eduardo Noriega, Pablo Echarri, Leticia Bredice
- sufficienti [1]
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Sul film
Un romanzo di Ricardo Piglia, ispirato ad un fatto di cronaca del 1965, offre a Marcelo Piñeyro l’occasione di inserire il tema dell’omosessualità in un contesto letterario inusuale, come quello della leggenda criminale, della coppia di rapinatori feroci ed imprendibili, dell’attrazione fatale che si sposa al sodalizio tra gangster. In una virile mescolanza di brutalità, squallore e trasgressione, la regia riesce a far posto all’intensità del sentimento, che, in questo caso, è l’amaro distillato della rabbia, della tensione, della temerarietà. Fango, droga e sangue sono il terreno fertile in cui sbocciano passioni autentiche, però sporcate dall’odore della morte e gridate con disperazione, affidate alle acute allucinazioni di una siringa o alle accorate astrazioni di una preghiera. La clandestinità di Angel ed El Nene è una sotterranea fuga dalla realtà, pervasa da una voglia di vivere, e di sognare insieme, che resta, purtroppo, segregata nella penombra e schiacciata dalla plumbea atmosfera della maledizione. Il rapporto tra i due giovani, condizionato dalle circostanze avverse, procede a passi stentati: la loro storia è avvolta nell’asfissiante incertezza tipica delle opere di Piñeyro, ed è difficile distinguere quanto, in questa angosciante esitazione, sia dovuto alla paura di portare alla luce un’inclinazione proibita, e quanto, invece, alla semplice necessità di sfuggire alla cattura e all’inevitabile condanna. Il ritmo del racconto segue il respiro affannoso dell’amore braccato, che vive sotto pressione, e per questo motivo non può spiccare il volo, né, al contrario, disperdersi nell’individualismo. La discontinuità e l’indeterminatezza sono le manifestazioni di un’ossessione balbettante, a cui è stato imposto di tacere per non far rumore; le “voci” sentite da Angel sono come i monconi di una spiritualità negata, di una fede che, per un uomo delinquente e pure pervertito, non può seguire le solenni vie ufficiali. Tanti sono i modi, sacri e profani, per infrangere il silenzio: ma l’assenza di libertà restringe la scelta a quelle pratiche oscure e senza sbocco che si esercitano frettolosamente nelle stanze chiuse, laddove, per un istante, si riesce a malapena a deviare dal mondo, senza poterne davvero fuggire. In Plata quemada il richiamo del denaro è solo un pretesto: un appiglio tanto concreto quanto passeggero, per tentare di dare una forma riconoscibile – per quanto abietta - ad un semplice progetto di vita a due che di per sé, nella società borghese, non trova alcuna possibile definizione.
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