Opinione di carlos brigante su Allemagne neuf zéro
Con Eddie Constantine, Hanns Zischler, Claudia Michelsen
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Sul film
Come in altre occasioni per Godard la parola riveste una notevole importanza e sin dal titolo diviene un segno (su cui riflettere) incastonato alla perfezione nel flusso audiovisivo. Evidente è il richiamo al capolavoro rosselliniano e a quelle macerie (esteriori ed interiori) che accompagnavano i suoi personaggi nella Berlino postbellica. Il regista francese vi aggiunge, però, il termine “neuf” che nella sua lingua ha un doppio significato: “9” e “nuovo”. Eccoci, quindi, dinnanzi a “Germania 90/nuovo zero”. I tempi son cambiati, ma le ferite e le macerie sembrano le stesse.
Sfruttando un (apparente) esile filo narrativo Godard ci “narra” il disilluso percorso di una ex spia, Lemmy Caution (!), che dopo cinquant’anni fa ritorno in Germania Ovest. Un percorso disseminato di incontri e riflessioni, dove passato e presente, filosofia e storia, letteratura e pittura, si incontrano e trovano posto (con estrema nonchalance) nel non-luogo quale è il Cinema. Ai freddi toni grigio-verdi della (quasi desertica) parte Est, fanno da contrasto i vacui luccichii dell’affollato “supermarket” Ovest. Un’epoca se ne è andata, ma il futuro che si presenta dinnanzi non sembra affatto così rassicurante come ci hanno sempre voluto far credere.
Il Muro è crollato, la Guerra Fredda è terminata, la missione di Lemmy Caution ora non ha più alcun senso. Ciò che resta è un mondo in stato di trance; ancora troppo instabile e disorientato.
“Allemagne neuf zéro” è un tipico prodotto godardiano; diviso in 6 “Variazioni”, è un continuo farsi e disfarsi in cui le immagini si amalgamano ai rumori, alla musica e alla parola, costringendo lo spettatore a guardare, osservare, leggere, ascoltare e riflettere per 24 volte al secondo. Un’operazione (a mo' di collage) che era già ravvisabile sin dalle sue prime pellicole e che troverà il suo apice nel (sovra)cinema delle “Histoire(s), opera summa in cui il concetto stesso di inquadratura deflagrerà definitivamente acquistando nuova forma.
Un’opera come di consueto ricca di citazioni (non solo cinematografiche), che per essere capita nella sua totalità necessita di essere approfondita nella post-visione. La tempesta di segni godardiana è troppo “violenta” per essere compresa (solamente) qui ed ora.
Un Cinema ostico e dal passo lento, ma estremamente affascinante e stimolante!
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