Opinione di Snaporaz68 su L'uomo senza sonno
Con Aitana Sánchez-Gijón, Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, John Sharian, Michael Ironside
- negative [16]
- sufficienti [27]
- positive [82]
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Sul film
La paranoia e l’insonnia nevrotica diventano delirio autolesionistico e trasformazione della realtà in allucinazione perenne nel film di Brad Anderson. Trevor Reznik non dorme esattamente da un anno, tempo esatto dal momento in cui si è verificato l’evento che verrà svelato solo alla fine della storia. Il peso di quello che ha commesso è talmente insostenibile da portarlo al dimagrimento progressivo (l’attore Christian Bale ha davvero perso una trentina di chili per entrare nella parte) e alla sostituzione della realtà visibile con un prodotto della sua immaginazione, un tentativo di rimediare l’errore commesso provando ad espiare sul suo corpo crocefisso e martoriato il peccato mortale che lo inchioda alle sue responsabilità. Il lavoro è un disastro e un incidente causato dalla sua sonnolenta disattenzione lo porterà ad essere odiato anche dai colleghi. L’amore di una prostituta mitiga solo in parte le ferite ma la paranoia di un tradimento mai commesso porterà alla distruzione anche di questo flebile rapporto sentimentale.
Il film mostra poliedriche sfaccettature psicoanalitiche e continui rimandi alla letteratura introspettiva (naturalmente Dostoevsky su tutti con L’Idiota in bella evidenza, ma anche Kafka) ed omaggi cinefili sparsi qua e là (su tutti citazioni da Twelve Monkey di Terry Gilliam e di Mulholland Drive di David Lynch).
La storia di un operaio di una fabbrica anoressico e insonne da circa un anno che si trova al centro di un apparente complotto per fargli perdere il lavoro (e il senno) in realtà cela una serie impressionante di sottotrame. La tematica del rapporto uomo macchina con la dimostrazione che una alterazione della propria integrità fisico psichica è assolutamente in contrasto con la asetticità e crudeltà del mondo delle macchine: sebbene sembriamo avere il predominio sugli strumenti di lavoro, basta la disintegrazione psico fisica di una sola persona per creare delle situazioni ad alto rischio; sia che infrangiamo il codice della strada accendendoci una sigaretta, sia che violiamo le leggi sulla sicurezza sul lavoro, la nostra distrazione è punita dall’elemento meccanico, che si ribella al nostro volere e ci tiene incastrati al suo predominio (e a volte si afferra pezzi del nostro corpo). L’errore innesca una pericolosa reazione di intolleranza e paranoia per il diverso, per il macchinista dominato dalle macchine, per l’automobilista distratto.
L’ombra gigantesca del senso di colpa si protende su tutto il film e rende lo psicopatico Trevor Reznik in balia dei propri peggiori incubi, Il rimorso è talmente grande da materializzarsi nella figura di Ivan (un clone del cuore di tenebra Kurtz in Apocalypse Now di Coppola) che come L’Araba Fenice, rinasce dalle proprie ceneri ogni volta che viene fatto fuori. Ma il sorriso sarcastico e colpevolizzante di Ivan può essere annientato solo dall’ammissione del delitto e dall’accettazione del castigo conseguente. Altra figura prodotto della immaginazioe è quella della madre, in cui Trevor rivive un proprio rapporto incompiuto soprattutto nella scena del cimitero. La soluzione del giochino dell’impiccato è molto più semplice delle contorsioni paranoiche di Trevor Reznik: in altre parole è inutile proiettare il complesso di colpa all’esterno, la soluzione è dentro il protagonista o meglio risiede nella rimozione di un passato inquietante, in una fuga da sé stessi che coincide con l’alterazione della propria immagine corporea. L’uomo vaga nelle fogne di Barcellona (ma il film sembra girato a Los Angeles) ed arriva al solito bivio, destra o sinistra? la fuga verso l’aeroporto o il ritorno verso downtown? L’angoscia della scelta causa la dissociazione di personalità. E qui si innesta la fase finale della colpevolizzazione, quella della anoressia nervosa, ben rappresentata dallo sforzo fisico di Christian Bale- Trevor Reznik che è dimagrito realmente di ben trenta chili (una specie di Toro Scatenato all’inverso) e che trascina il suo scheletro insonne con una professionalità encomiabile. Brad Anderson è molto acuto nel creare un parallelismo tra l’alterata percezione della realtà esterna (con manipolazione psichiatrica degli avvenimenti, deliri persecutori e allucinazioni visive) e l’alterata percezione della propria fisionomia corporea. “Se fossi un po’ più magro, non esisteresti” gli dicono l’amata prostituta Stevie (una citazione evidente di Memorie dal Sottosuolo di Dostoevsky) e la donna Madre, ma Trevor, come tutti i malati anoressici, non sembra percepire la gravità del suo stato che peggiora parallelamente alla sua psicosi paranoica, arrivando alla creazione di una realtà virtuale in cui si mescolano ricordi di infanzia, figure del presente, e proiezioni di futuri interrotti. La scena dell’incidente in fabbrica è condotta dal regista con un montaggio frenetico che crea un clima di tensione insostenibile, ed ha il logico inquietante preambolo nello stato di insonnia del protagonista.
“Questo non sono io” balbetta Trevor negando l’evidenza di una foto, si Trevor, sei tu, trenta chili fa, ma senza il peso terribile sulla coscienza di un fatto di sangue, con la tua passione della pesca che proietti anche sulle pareti (o nascondi in putrefazione in frigorifero), con i tuoi ex amici della fabbrica che adesso ti giudicano un diverso.
Sei tu Trevor, e l’esserti ridotto all’osso non cambierà le cose, puoi elargire mance ipertrofiche ma il conto non sarà mai saldato, come un bambino che perde la madre e non è più amato, come una madre che perde un bambino che non sarà mai più amato. I ricordi di un tuo passato felice (ma perduto) non possono ricostruire un futuro che tu hai interrotto, Trevor, adesso che ti riconosci allo specchio, adesso che il vero ha squarciato il velo delle tue figure immaginarie, adesso che il tuo corpo ha completato il martirio, adesso che l’orologio ha varcato il confine di quell’ attimo tragico, adesso, adesso è troppo tardi per dormire, adesso è troppo tardi per uscire da quel tunnel dell’orrore che è diventata la tua vita.
Commenti
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15 novembre 2010, 15:14 di lorenzodg
Un film inarravibile per la grande interpretazione di Bale. Visto alla sua uscita un'impressione notevole. Concordo con le 5 stelle: capolavoro (con più sequenze da antologia). ps. lo specchio dell'anima & lo spechhio del corpo.
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