Ferro 3. La casa vuota - La recensione di FilmTv
La recensione di FilmTv
Tra simboli e metafore Kim Ki-duk costruisce un film bellissimo e spiazzante. E raggiunge un equilbrio perfetto tra dolore, sentimento, emozione
Ferro-3 è un film di morte e di fantasmi. È un film d’amore e di trasfigurazioni necessarie al vivere. Ferro-3 è il lavoro finora più astratto di Kim Ki-duk. Se l’altra opera di Kim di pura astrazione, The Coast Guard, affondava mani e piedi in una terra di sangue e incubi come la guerra, qui la metafisica diventa stile assoluto, nel senso di unico e possibile strumento in grado di raccontare – ormai - una storia e, di riflesso, l’esistenza. Kim Ki-duk non ha mai fatto a meno del simbolo e non si è mai vergognato di usare la metafora al fine di evidenziare un’idea di mondo. Laddove in precedenza simboli e metafore costruivano insieme una struttura che si fondava su un’elementarità di significati essenziale a dire e far capire le cose, sul limite della retorica, in Ferro-3 essi spariscono come il protagonista, ma il risultato è ancora più simbolico, ancora più metaforico. La trasparenza non è soltanto condizione umana, in Ferro-3, ma anche forma di messinscena. Il ragazzo che entra nelle case, non ruba niente, aggiusta ciò che è rotto, magari fa un bagno, rappresenta una convinzione di realtà. Come si possono tastare, oggi, l’amore, l’intimità, la pace protettiva, se non attraverso un’intrusione senza essere visti? Naturale, allora, che un’altra figura non-vista, la moglie insoddisfatta con il marito prepotente, si senta attratta da un ectoplasma così simile a lei. E naturale, anche, che la loro storia di passione non possa essere vissuta, se non per mezzo di trasfigurazioni, appunto, che li riguardano in prima persona. Lui, arrestato perché scoperto, si volatilizza e torna da lei, che mette in pratica la propria dedizione amorosa verso colui che sta dietro/accanto/davanti al coniuge, l’amato che non c’è, che è aria, o forse c’è davvero, chissà. Come sempre, pessimismo e solitudine regnano incontrastati, nel cinema del regista coreano, che in Ferro-3 raggiunge un equilibrio perfetto, facendoci vedere e sentire il dolore senza sottrarsi al sentimento e all’emozione (la sequenza di lei sul divano altrui, da sola: da lacrime). Cinema importantissimo. Il titolo si riferisce a un tipo di mazza da golf: e il colpo che infierisce allo stomaco dello spettatore è letale e rivitalizzante insieme.
Commenti
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22 settembre 2008, 08:20 di luisasalvi
“qui la metafisica diventa stile assoluto, nel senso di unico e possibile strumento in grado di raccontare – ormai - una storia e, di riflesso, l’esistenza”: congratulazioni, l’idea della metafisica come stile assoluto, unico in grado di raccontare l’esistenza, e di una superba comicità.
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