La fine del gioco (1970)
Con Ugo Gregoretti, Luigi Valentino
La trama
Leonardo (Valentino) è un ragazzino chiuso in una casa di correzione del profondo sud. Un regista televisivo (Gregoretti) decide di entrare nell'istituto di correzione e lo sceglie, tra tutti gli altri rinchiusi, per sottoporlo a un'intervista.
L'esordio cinematografico di Amelio mette in luce le qualità che il regista saprà dimostrare in seguito. La sua voglia di indagare a fondo l'animo di un ragazzino con problemi, oltre che essere un tentativo civilmente alto, rappresenta anche un'idea per fare cinema.
L'opinione più votata
Di mm40 scritta il 04/11/2010 - utile per 2 utenti
Voto al film: 
4 novembre 2010 Opinione di mm40 su "La fine del gioco"
Un documentario realmente 'sperimentale' (appartiene alla serie dei 'film sperimentali per la tv' della Rai, nientemeno: nel 1970 c'era questo e altro, in via Teulada) a cura di un regista esordiente, ma già determinato. L'obiettivo di questo lavoro è quello di raccontare nella maniera più neutra possibile il punto di vista di un dodicenne rinchiuso in un istituto di correzione. Il bambino, che parla italiano (stentato) solo quando spronato a farlo dal suo intervistatore...
voto al film: 
4 aprile 2008 Opinione di degoffro su "La fine del gioco"
Immaginate Antoine Doinel intervistato dalla televisione, nel riformatorio. "La fine del gioco", esordio alla regia di Gianni Amelio, realizzato per la RAI, può essere visto come un ideale corollario al capolavoro "I 400 colpi" di Truffaut. Come Antoine, Leonardo, il piccolo protagonista del film, si caratterizza per la spavalderia ribelle, il cipiglio determinato, la provocatoria intelligenza, l'innocenza infranta, la finta ingenuità, l'atteggiamento sospetto ma curioso, la medesima...
voto al film: 
29 aprile 2004 Opinione di IVANSELVA su "La fine del gioco"
In questo film si avverte la classe di questo grande regista.
voto al film: 














