Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

La fine del gioco (1970)

[ Italia 1970, Drammatico, durata 58', b/n]   Regia di Gianni Amelio
Con Ugo Gregoretti, Luigi Valentino



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La fine del gioco: assente
Ritmo ritmo in La fine del gioco: presente
Impegno impegno in La fine del gioco: presente
Tensione tensione in La fine del gioco: presente
Erotismo erotismo in La fine del gioco: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a La fine del gioco

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a La fine del gioco (voti: 3 media: 3,67) 3

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina non disponibile

La trama

Leonardo (Valentino) è un ragazzino chiuso in una casa di correzione del profondo sud. Un regista televisivo (Gregoretti) decide di entrare nell'istituto di correzione e lo sceglie, tra tutti gli altri rinchiusi, per sottoporlo a un'intervista.  

L'esordio cinematografico di Amelio mette in luce le qualità che il regista saprà dimostrare in seguito. La sua voglia di indagare a fondo l'animo di un ragazzino con problemi, oltre che essere un tentativo civilmente alto, rappresenta anche un'idea per fare cinema.

L'opinione più votata

Di mm40 scritta il 04/11/2010 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto sufficiente

Un documentario realmente 'sperimentale' (appartiene alla serie dei 'film sperimentali per la tv' della Rai, nientemeno: nel 1970 c'era questo e altro, in via Teulada) a cura di un regista esordiente, ma già determinato. L'obiettivo di questo lavoro è quello di raccontare nella maniera più neutra possibile il punto di vista di un dodicenne rinchiuso in un istituto di correzione. Il bambino, che parla italiano (stentato) solo quando spronato a farlo dal suo intervistatore Ugo Gregoretti, racconta della sua famiglia, delle problematiche della sua infanzia e anche qualche particolare sulla vita in 'collegio'. E fin qui, tutto prevedibile. Ma due elementi affiorano dalla visione di questo La fine del gioco, che erano assolutamente incalcolabili; innanzitutto la scarsa dimestichezza di Gregoretti con i bambini, ma va riconosciuto che il soggetto che il regista/intervistatore sta tentando di far aprire è davvero ostico e ce la mette tutta pur di risultare antipatico all'adulto. E poi, soprattutto, non può non rimanere impressa la maniera spavalda con cui il piccolo si propone alla macchina da presa, precisando che avrebbe gradito, piuttosto, domande sulle condizioni di vita nell'istituto, che sulla sua famiglia, e chiedendo a Gregoretti perchè mai avessero scelto proprio lui, fra i tanti ospiti dell'istituto, e come fosse possibile che un qualsiasi bambino fosse destinato a finire in tv 'come se fosse un calciatore : mica sono Rivera', è la buffa obiezione dell'intervistato, che però aiuta a comprendere il già dilagante ruolo della tv (e dello star system cosiddetto) nella società italiana. Un'ora scarsa di durata, quasi tutta ambientata sul treno, con ampio spazio alle parole del bambino, frammentate da lunghe pause silenziose (intrigantemente cinematografica la sequenza finale, con la camera fissa alle spalle del piccolo mentre scende dal treno e susseguenti inquadrature della vettura vuota, come Gregoretti non ci fosse mai stato e quindi a ribadire l'idea della 'trasparenza' della macchina da presa). 6/10.
Commenta l'opinione
SI

Opinioni su La fine del gioco


4 novembre 2010 Opinione di mm40 su "La fine del gioco"
mm40

Un documentario realmente 'sperimentale' (appartiene alla serie dei 'film sperimentali per la tv' della Rai, nientemeno: nel 1970 c'era questo e altro, in via Teulada) a cura di un regista esordiente, ma già determinato. L'obiettivo di questo lavoro è quello di raccontare nella maniera più neutra possibile il punto di vista di un dodicenne rinchiuso in un istituto di correzione. Il bambino, che parla italiano (stentato) solo quando spronato a farlo dal suo intervistatore...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a La fine del gioco (1970)

nessun commento
[utile per 2 utenti]

4 aprile 2008 Opinione di degoffro su "La fine del gioco"
degoffro

Immaginate Antoine Doinel intervistato dalla televisione, nel riformatorio. "La fine del gioco", esordio alla regia di Gianni Amelio, realizzato per la RAI, può essere visto come un ideale corollario al capolavoro "I 400 colpi" di Truffaut. Come Antoine, Leonardo, il piccolo protagonista del film, si caratterizza per la spavalderia ribelle, il cipiglio determinato, la provocatoria intelligenza, l'innocenza infranta, la finta ingenuità, l'atteggiamento sospetto ma curioso, la medesima...

voto al film: degoffro assegna il voto buono a La fine del gioco (1970)



29 aprile 2004 Opinione di IVANSELVA su "La fine del gioco"
IVANSELVA

In questo film si avverte la classe di questo grande regista.

voto al film: IVANSELVA assegna il voto buono a La fine del gioco (1970)



scrivi la tua opinione su La fine del gioco


Voti a La fine del gioco



login

hai dimenticato la password?