Opinione di emmepi8 su Fino all'ultimo respiro
Con Henri Jacques Huet, Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Van Doude
- negative [3]
- sufficienti [4]
- positive [26]
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Sul film
Finalmente sono riuscito a vedere questo film , che è poi il debutto di Godard, su scrittura di Truffaut e con la supervisione di Chabrol, quindi un vero e proprio manifesto della Nouvelle Vague. Certo da parte mia c’era un certo timore reverenziale verso questo capolavoro del cinema moderno, e i rimandi ed i richiami dei tanti registi a me cari, uno per tutti Bertolucci, avevano accentuato questo mio timore, ma alla fine, come altre volte ho detto, il pensiero di Fellini mi ha soccorso: ci mettiamo davanti allo schermo e ci guardiamo il film, tralasciando alle spalle tutto quello che è stato seminato dalla critica o quasi, e quindi serve l’approccio naturale, per poter arrivare all’anima del film ed avere una propria opinione, che magari dopo mettiamo a confronto con gli altri, senza mai sottovalutare noi stessi, e per dire la verità questo insegnamento lo pratico sempre, quando vado a vedere un film al cinema, mai leggere la critica prima!! Certo colpisce subito vedere le immagini di questo film, che sono di una modernità assoluta, il taglio delle scene il montaggio, la recitazione spregiudicata, che non punta molto sul bagaglio di talento dell’interprete stesso, ma sulla naturalezza e l’essenzialità dei dialoghi, che sono tutti importanti e semplici a capire, nel senso che hanno dei loro messaggi, ma tutti quanti decifrabili. La storia noir presa a prestito, non è che il canovaccio sicuro, per poter trasmettere un’idea di cinema nuovo e non ancora catalogato, ma che si capisce che diverrà un vero e proprio manifesto del cinema. Il modo di girare le scene è ormai entrato nella leggenda, nel senso che Godard seguiva i suoi attori anche in bicicletta lungo Les Champes Elysées, pur di avere una visione di cinema diverso e che miracolosamente è riuscito a dare; il cinema che ama Godard non è un mistero e la foto do Bogart ne è una testimonianza, se non la presenza di Melville nel ruolo di un intervistato, che dice una frase più che significativa , alla domanda quale è la sua più grande ambizione: divenire immortale e poi morire. Dopo la visione di questo film la critica ne uscì platealmente divisa ed anche ferocemente, in certi casi, ma questo succede quando il cinema sforna dei capolavori che fanno innovazione pura, vedi L’Avventura di Antonioni.
Sulla trama
uan storia folle come dice il titolo
Sulla regia di Jean-Luc Godard
un debutto che farà epoca
Sull'interpretazione di Jean-Paul Belmondo
un ruolo che lo ha segnato, anche se poi nel proseguo della sua carriera ha fatto di tutto per farlo dimenticare
Sull'interpretazione di Jean Seberg
e' la vera sorpresa del film, la sintonia con il regista è perfetta ed il suo personaggio rimane nel cuore
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