Opinione di Mr.Klein su Ma quando arrivano le ragazze?
Con Claudio Santamaria, Vittoria Puccini, Paolo Briguglia, Johnny Dorelli, Augusto Fornari
- negative [14]
- sufficienti [18]
- positive [32]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Non è così frequente che un regista,in Italia come altrove,racconti le storie incrociate di personaggi che non ambiscano ad essere ricordati per qualcosa che non sia il risultato,felice o meno,di una loro passione,e che descriva con garbo talvolta un po’ esangue una perfetta banalità,quando per questo si intende una normalità mai svincolata,nemmeno per un attimo,da piccole e grandi vicende,le prime più frequenti delle seconde. Succede da sempre con Pupi Avati che questa registrazione di fatti che coinvolgono persone né rare né comuni abbia l’equilibrio ondivago delle alterne fortune che ci riguardano tutti,delle esperienze che inducono a scegliere ciò che è giusto coltivare e cosa accantonare. Davanti a questa scelta anche noi spettatori proviamo un certo senso di smarrimento,perché seguiamo un po’ faticosamente il succedersi di vicende di cui ad un certo punto ci domandiamo che interesse possano aver per noi. Eppure è forte il sospetto che Avati voglia questo,ed è ormai chiaro che questo senso di insoddisfazione sia il suo punto d’arrivo:se da un lato sembra una scelta il testardo sottotono imposto all’intero aspetto del film,e da cui deriva un recitazione atona quasi per scommessa,dall’altro l’ispirazione sicuramente letteraria del regista ogni tanto stenta a farsi “lettura per immagini” senza provare una nobile noia così familiare,così quotidiana da risultarci irrisolta se portata sullo schermo. Però Avati centra diverse situazioni,e i caratteri spesso sono scritti in punta di penna:il senso del gruppo,anche da tradire,che premia il senso di una timida avventura;l’amicizia virile che impone un’terna adolescenza da cui è faticoso affrancarsi;l’imbarazzo maschile nell’avvicinamento alla ragazza sognata;e la convivenza con una promessa non mantenuta che pesa davanti al successo altrui. Anche questo aspetto risulta essere il più sentito e il meglio reso,a dimostrazione che la consapevolezza di un fallimento,o semplicemente di un amore non ricambiato per qualcosa,non deve passare attraverso una tragedia e non deve essere avvertito come un’incapacità ad ogni altra affermazione,senza superficialità ma anche senza ulteriori rinunce. Il ritratto della gioventù che ne esce,con le sue passioni prima vitali poi dimenticabili,è il mezzo che Avati usa per parlare sempre e solo di sé(come recentemente affermato dallo stesso regista),carica di quelle immagini,dei ricordi e delle tensioni che lo schermo accetta sempre come pretesto e sostanza allo stesso tempo,per riuscire ad appropriarsi di una quiete che,come dimostra il finale di questo film,può passare attraverso una fedeltà che ha sempre bisogno di una mezza bugia.
Sulla regia di Pupi Avati
Grafomane dello schermo,narratore di sè stesso,offre una regia curata che accoglie le prime rughe del cuore e si appoggia su sicure vibrazioni
Sull'interpretazione di Paolo Briguglia
Reticente e spontaneo,come richiede il suo personaggio,ha qualche caduta in una timidezza che svociano un po' la sua adesione al personaggio. Ma ha una bella confusione tra la giovinezza in fuga e la maturità che avanza le sue pretese
Sull'interpretazione di Vittoria Puccini
Appare sacrificata,timidamente incisiva,curiosa di sapere quale uomo sia il più meritevole,per scegliere poi l'unico che non potrà fuggire. Una luce normale data da una bellezza non comune.
Sull'interpretazione di Claudio Santamaria
Due volte traditore,come spesso il talento può far pensare di essere,Santamaria sa nascondersi tra l'antipatia e la simpatia del suo Nick,compagno di sè stesso più di chiunque altro.
Sull'interpretazione di Augusto Fornari
Si incontra spesso una faccia normale come la sua per il ruolo di comprimario,ed è una di quelle presenze che convincono sempre proprio in virtù di questa normalità
Sull'interpretazione di Johnny Dorelli
Dolente,malinconica partecipazione che sottolinea meglio di tutti il cortocircuito tra ambizioni frustrate e domestiche infelicità.
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