Vita di O-Haru, donna galante (1952)
Con Kinuyo Tanaka, Toshiro Mifune, Masao Shimizu, Ichirô Sugai
La trama
La parabola discendente di una giovane altolocata.
Nel Giappone feudale, O-Haru, una ragazza di corte, si innamora di un giovane di rango inferiore. Scoperta, viene cacciata insieme a tutta la sua famiglia. Il padre, in particolare, le rimprovera la loro nuova condizione e la sprona a guadagnare, così O-Haru ottiene gli effimeri favori di un signorotto e poi discende i diversi stadi della prostituzione, da una casa di piacere fino ai vicoli di un porto, per farsi infine monaca e vivere di elemosina...
Messa in scena di uno spietato meccanismo sociale al quale non si può che soccombere: ma nella resa vi è una sorta di tragica serenità. Tra i capolavori più celebri di Mizoguchi.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 09/03/2012 - utile per 11 utenti
Voto al film: 
In una vita relativamente breve (muore nel 1956 a 58 anni di leucemia), quando il riconoscimento mondiale della sua opera è iniziato da poco, traghettato dal trionfo di Kurosawa a Venezia nel ’51 con Rashomon, la genesi poetica del mondo di Mizoguchi è sempre stata rintracciabile nelle radici di una vicenda biografica emblematica per la rappresentazione di una società e di una cultura.
Quel suo ambientare le vicende nel passato feudale è, in realtà, un trasferirle verso un mondo apparentemente fuori dal tempo, in una dimensione che non appartiene a nessun genere definibile, non è epos e non è favola, non è storia né mito.
Mizoguchi Kenji crea una realtà nuova, come nota Jacques Rivette “Egli sembra essere l'unico regista giapponese che è completamente giapponese, eppure è anche l'unico che realizza una vera universalità, quella di un individuo”.
Ha visto la bruttezza della vita e l’ha rappresentata nei suoi film, ha costruito splendide allegorie ponendo al centro la figura femminile, sapendo che solo in essa poteva riscoprire la bellezza nascosta sotto la brutalità, il dono di sé totale e disinteressato in un mondo di uomini avidi e spietati, la dignità che sopravvive intatta anche nell’inferno in cui il potere relega le sue vittime.
La Vita di O-Haru è un racconto sconsolato, che si snoda in un lungo flash back e torna, in chiusura, in quel tempio dove l’ex cortigiana reale, ora prostituta segnata dagli anni nel viso affilato e nelle occhiaie profonde, si è sentita attratta da suoni che tessono, per tutta la durata del film, una rete sonora fortemente evocativa, attingendo ad un repertorio di musicalità tradizionale che connota in profondità il linguaggio filmico.
Fra le numerose immagini allineate come numi tutelari nel tempio, O-Haru rintraccia le sembianze di Katsunosuche, l’unico uomo che l’abbia amata e che lei amava.
La legge degli uomini si è abbattuta su di loro, colpevoli di appartenere a caste diverse, con la katana che ha tagliato la testa di Katsunosuche (uno splendido Mifune all’apice della carriera) e la caduta di O-Haru non ha più avuto fine.
Per la ripresa di lei che oltrepassa il ponte, costretta all’esilio con la famiglia, la macchina è posta sotto un’arcata, così da relegare la scena in un triangolo angusto di ombre che man mano si restringono.
La vita continuerà a stringersi intorno all’esile O-Haru, sembra non esserci fine alle sue disgrazie, ma regolarmente Mizoguchi ci pone di fronte ad una chiara individuazione di responsabilità sociali ed individuali, nulla che si possa attribuire al destino cieco. ESPANDI +
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9 marzo 2012 Opinione di yume su "Vita di O-Haru, donna galante"
“La vita di una mondana” (1686) di Ihara Saikaku è la fonte letteraria di Vita di O-Haru donna galante, ma per Mizoguchi Kenji c’è una storia molto più vera, la sua infanzia e il padre, piccolo artigiano del distretto di Hongo a Tokyo, ridotto in miseria e costretto a vendere Suzu, la figlia quattordicenne, come geisha. In una vita relativamente breve (muore nel 1956 a 58 anni di leucemia), quando il riconoscimento mondiale della sua opera è iniziato da poco, traghettato...
voto al film: 
3 maggio 2010 Opinione di cristofer su "Vita di O-Haru, donna galante"
O-Haru non è una donna comune, nemmeno nel Giappone medievale. E' la donna perfetta, una martire che per amore della vita tutto sopporta con grazia e compostezza. E' integerrima anche per i suoi aguzzini e li mette a nudo come tali proprio perché è perfetta. Solo il padre, anche lui aguzzino, la conosce e parla male di lei, la insulta, perché è "troppo virtuosa". E' dunque non una ribelle né una comune donna dell'epoca che subisce l'oppressione delle...
voto al film: 
16 marzo 2010 Opinione di Peppe Comune su "Vita di O-Haru, donna galante"
O-Haru è una cortigiana che si innamora di un oumo di rango inferiore. Ma questo non è assolutamente possibile nel Giappone feudale del diciassettesimo secolo così viene fatta allontanare dalla città di Kyoto insieme alla sua famiglia. Poi viene scelta per la sua bellezza dal ricco signore di Matsudaira che, per garantire la continuità del suo casato, ha urgente bisogno di una concubina che gli dia un figlio. Fatto il suo dovere viene allontanata dal...
voto al film: 
15 marzo 2010 Opinione di bradipo68 su "Vita di O-Haru, donna galante"
Se non fosse stato per Enrico Ghezzi e il suo Fuori orario non avrei mai conosciuto un cineasta come Mizoguchi e il suo cinema.E non avrei scoperto film importanti come questo che da quello che ho visto posso considerare un pò la summa del pensiero del regista nipponico sul ruolo della donna nella società feudale giapponese.Più che una vita la sfortunata vive un odissea ricca di avvenimenti negativi e avara di soddisfazioni.Anzi è da rimarcare la gran messe di...
voto al film: 
24 gennaio 2010 Opinione di luisasalvi su "Vita di O-Haru, donna galante"
Nonostante la mia resistenza di principio ad attribuire le cinque stelle del capolavoro a film di altre culture, di cui ci è difficile comprendere pienamente il senso e quindi il valore artistico (parecchie scene mi restano infatti poco chiare) e le riserve particolari su Mizoguchi che a me pare bravo ma inferiore a Ozu e a Kurosawa, azzardo a darle, per molte scene chiare anche per me; per esempio il passaggio drammatico dalla vita a corte all’esilio, in cui O-Haru e i genitori sono...
voto al film: 
14 dicembre 2009 Opinione di OGM su "Vita di O-Haru, donna galante"
Le donne di Mizoguchi sono esuli in terra; il loro essere è sempre collocato in un indefinito altrove, al di sopra delle rigide barriere di una società schematica e oppressiva. Non c'è ruolo che le possa contenere, perché le loro anime sono più grandi della stessa storia, potenti e incoercibili, capaci di traghettare il proprio bagaglio di morale e di passioni attraverso ogni sventura. O-Haru è il personaggio simbolo di questa straordinaria...
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13 dicembre 2009 Opinione di ed wood su "Vita di O-Haru, donna galante"
Finalmente ho visto un film di Mizoguchi. Un po' prolisso per la verità, però molto espressivo. Anzitutto lascia il segno sia come toccante e compassionevole riflessione sul ruolo e sul destino della donna (nel Giappone feudale, così come in qualsiasi altro "sistema" che il genere umano sia stato capace di escogitare per "organizzare" l'esistenza delle persone), sia come profonda e meticolosa rappresentazione di un mondo, di un'epoca, di un'intera concezione della...
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12 dicembre 2009 Opinione di chribio1 su "Vita di O-Haru, donna galante"
si narrano le vicende di una geisha nel Giappone feudale in tempi ormai lontani. Il tutto intriso di una vena malinconica e cupa con la protagonista sempre rispettosa verso il padrone e molto dura con se stessa.al Alla fine il film e' oltre modo lungo e pesante.voto.5.5.
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25 settembre 2009 Opinione di spopola su "Vita di O-Haru, donna galante"
Insieme a Rashomon di Kurosawa, O-Haru è stata sicuramente l’opera che più di ogni altra ha contribuito nell’immediato (i primissimi anni ’50) ad imporre all’attenzione del mondo le straordinarie qualità innovative di una cinematografia (quella giapponese, fino ad allora pochissimo frequentata qui in Occidente) di straripate opulenza visiva e di altrettanta profondità introspettiva, oltre che la clamorosa e folgorante occasione per...
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18 maggio 2009 Opinione di Grace Margaret Mulligan su "Vita di O-Haru, donna galante"
La vita di O-Haru è una concezione nata per difetto dall'universo maschile. In aperta polemica con l'egemonia dell'uomo, Mizoguchi conferisce alla figura di O-Haru tutte le caratteristiche che l'uomo ha creato socialmente e culturalemente per identificare la donna. E' come se l'uomo per comprendere se stesso creasse una relazione di dominio e possedimento della donna escludendola da ogni forma di dialogo o interazione diretta. La donna si esplica con la figura maschile e con il suo operato,...
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