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Opinione di mm40 su La cinese





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09/03/2010 voto al film: voto mediocre

Sul film

Godard è tanto colto, Godard deve mostrarcelo, farci sapere che lui sa. Bè, se è questo il criterio di base per valutare l'importanza di un lavoro cinematografico, allora Woody Allen, che saccheggia senza sosta dai classici russi e francesi, dalla filosofia antica e moderna, dalla psicanalisi, dalla pittura e dalla letteratura contemporanea (tralasciando l'intera storia del cinema, per brevità), dovrebbe avere vinto almeno una quarantina di Oscar nella sua carriera ed avere sbancato qualsiasi box office. La differenza sostanziale che intercorre fra il colto Godard e Woody è che il primo è un professore spocchioso che fa lezione con un soliloquio a tono sostenuto, il secondo l'amico che ti racconta che ha letto un libro e, wow, lo ha lasciato entusiasta. Risultato: dopo un film del primo si prova una repulsione a pelle per Sartre, Hegel o Mao (per citare tre dei nomi più frequentemente  citati in questo La cinese), mentre dopo un film del secondo si prova una sana ed istintiva curiosità nella scoperta di un Cechov o di un Freud. Sarà eccessivo, sicuramente è provocatorio, ma questo pensiero non mi pare poi così campato in aria: la visione della Cinese causa i soliti problemi al pubblico di Godard, ovvero mal di testa da frammentazione del testo (addirittura battute pronunciate parola per parola da soggetti diversi), involuzione delle scene e del montaggio (mentre due parlano, bom! Compare un'altra scena a random, completamente nonsense, due secondi e si torna all'immagine di prima: ma non è il Flying circus, se c'è una comicità è assolutamente involontaria) e verbosità dei dialoghi (anche questo film è un trattatello filosofico-politico-sociale declamato da una serie di attori, a nome del solo Godard). Non si può non apprezzare la volontà di sperimentare ed andare oltre regole e limiti, ma se, dopo il regista francese, nessun altro si è più azzardato ad andare con tanta incosciente decisione in questa sconnessa direzione, un motivo sicuramente c'è. 4/10.

Sulla trama

Un gruppetto di ragazzi, universitari francesi, organizza riunioni e dibattiti per discutere ed organizzare la rivoluzione progressista proletaria. Come primo passo scelgono di assassinare un ministro russo in visita in Francia.


SI

Commenti

  • 9 marzo 2010, 01:22 di steno79

    Non voglio assolutamente entrare in polemica, però mi sembri troppo drastico verso Godard. E' vero che talvolta i suoi film sono troppo cerebrali, però tu fai affermazioni eccessivamente riduttive, dici che "nessun altro si è azzardato ad andare in questa sconnessa direzione", quanto invece l'influenza di Godard sul cinema moderno è stata fortissima (Fassbinder, tanto per fare un nome). E comunque, La cinese a me non è sembrato un film ostico o spocchioso, tutt'altro. Persino un critico come Kezich, che spesso fu ostile a Godard, scrisse che "il film è girato con insolita finezza compositiva e cromatica; e quanto più i discorsi s’ingarbugliano, tanto più lo schermo splende di cartesiana chiarezza".

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  • 9 marzo 2010, 01:30 di callme Snake

    Anche io non voglio difendere a spada tratta Godard, per carità, ognuno ha diritto ad amarlo, odiarlo, rimanergli indifferente. Soltanto vorrei far notare che è un regista di enorme complessità e che la sua opera non può essere limitata, nei suoi alti e nei suoi bassi, ad un'esibizione di cultura spocchiosa e cerebrale. Poi, e questa è una pura curiosità, vorrei ricordare che esiste un punto in contatto reale tra Godard e Allen, che è Meeting WA, cortometraggio del 1986 che riflette sull'influenza nefasta della tv sul cinema e sull'immaginario. Saluti.

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  • 9 marzo 2010, 02:22 di jonas

    Poi non dimentichiamo che Allen ha anche recitato in King Lear.

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  • 9 marzo 2010, 02:36 di mm40

    @Steno79: giusto. E infatti, conscio che avrei potuto subire una simile critica, specifico che ho scritto "nessun altro si è più azzardato ad andare con tanta incosciente decisione in questa sconnessa direzione". Con tanta incosciente decisione. Se poi prendiamo film del primo Brass come L'urlo o Chi lavora è perduto o Nerosubianco, ecco che troviamo un altro 'incosciente deciso', ma qui una storia (pure frammentata, mischiata, con montaggio protagonista, musiche e colori pop...) c'è, non è un comizio del regista messo in bocca ai suoi attori. Questo è ciò che mi infastidisce di Godard, e che mi pare nessuno si sia mai più permesso di ripetere (il primo Fassbinder era a questi livelli quasi solamente nei dialoghi: mi vengono in mente Il fabbricante di gattini o Il soldato americano). Grazie per lo spunto, spero però di aver motivato sufficientemente le mie idee! @Snake: assolutamente: ha fatto cose molto migliori, tutto qui. A mio parere. Trovo che Fino all'ultimo respiro sia stata la vetta, poi ineguagliata. Questa tipologia di film mi ricorda una lezione universitaria, ma la lezione di un professore autorevole e un po' vanitoso, che non ammette interventi perplessi o domande critiche. Meetin' WA! Cosa mi citi : ) Per me è mitologia, non sono mai riuscito a trovarlo! Tu hai avuto la fortuna? Ad ogni modo ti ricordo il Re Lear di Godard, in cui verso la fine compare Woody ; )

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  • 9 marzo 2010, 02:38 di mm40

    @Jonas: visto ora... hai vinto tu ; )

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  • 11 marzo 2010, 00:36 di callme Snake

    Meeting WA l'ho trovato in internet (file torrent), però nei prossimi mesi lo rivedrò anche al cinema, in occasione dell'integrale di Godard al Lumiére di Bologna...Re Lear aspetta di essere visto! Io non credo che a Godard importi più di tanto proporre le sue idee, non ammettendo domande critiche (o comunque gli importa ma con la consapevolezza di essere una voce tra le tante, autorevole ma inserita nella stessa mischia di voci degli altri). Godard mi sembra avere piuttosto l'attitudine di un semiologo (e in questo senso sì, è come un professore universitario) che non si chiede che valore abbiano le cose e non proponga la sua visione e i suoi valori, ma che anzi si chieda come le cose possano avere quel dato valore in quel dato contesto in quelle date strutture: si chiede come sia possibile che i segni abbiano un senso, e perché oggi abbiano proprio quel (non) senso che spesso traspare dalle sue opere. Il suo è un lavoro preziosissimo sui linguaggi, e quindi sul pensiero, che permette (ed ha permesso) ad altri di costruire nuovi sistemi segnici in cui ridare senso al linguaggio. Scusa se mi sono dilungato, buone visioni, rivisioni e, forse, revisioni, Simone :-)

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  • 11 marzo 2010, 01:50 di mm40

    Io trovo che (in questi lavori, sia chiaro: dopo si placherà) sia spocchioso, tu trovi che sia un semiologo: facciamo che è un semiologo spocchioso? : D Effettivamente mi mancano le basi per arrivare a fondo in ciò che dici, ma sul fatto che Godard lavori nei suoi film principalmente in ambito 'linguistico' e che abbia a cuore l'insieme dei 'segni' del linguaggio cinematografico (nella forma), ma anche sociale, politico ed economico (nei dialoghi), questo è innegabile. Nessuna intenzione comunque, per ora, di rivalutarlo : ) p.s. Meetin WA ora si trova, ma in Eng... è già qualcosa! Vediamo se ci capisco, in fondo è corto...

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