Opinione di Mr.Klein su Provincia meccanica
Con Stefano Accorsi, Valentina Cervi, Ivan Franek, Miro Landoni
- negative [21]
- sufficienti [7]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Il fatto che film come questo vengano inseriti nella selezione ufficiale di un festival come quello di Berlino che,al pari di Cannes e Venezia,si ostina a darsi ancora importanza,induce a pensare di esser stati presi in giro come spettatori e che ormai nella scelta dei titoli di un cartellone festivaliero siano arrivati a raschiare il fondo del barile.
Questo Provincia meccanica,insieme con molti altri film italiani e non,dimostra quanto il peso delle ambizioni contribuisca a fratturare le fragili ossa di una sceneggiatura scritta in stato sonnambulico.
Non parte affatto male Mordini,perché presenta due caratteri disadattati che non si capisce bene se siano due innamorati che si bastano a vicenda o due individui uniti dal loro essere gemelli d’elezione e,pertanto,dirottati verso una timida disperazione,che non riescono più a sostenersi all’interno di essa e non si cercano più per ritentare questa comunione di ideali senza spina dorsale;anche se l’elemento della coppia che scardina le già pericolanti certezze è sempre la donna.
Inoltre,Mordini percorre la provincia scelta con cruda insistenza come fosse un luogo per non eletti,dove si predica quanto sia giusto creare uno spazio per i perdenti,quando in realtà le momentanee sconfitte favoriscono il marchio a fuoco da parte di chi non è neanche lontanamente un vincente;e di conseguenza le sue immagini risultano nitide nell’oppressione che è già nella verità del panorama.
Detto questo,i meriti del film si esauriscono nei primi venti minuti di film,perché le ambizioni immediatamente dichiarate diventano una serie di scelte di sceneggiatura sempre più indifendibili.
Mai si ha la sensazione,da un certo punto in poi,che una scena piuttosto che un’altra acquisti un perché,e a farne le spese è proprio il personaggio di Valentina Cervi,l’attrice più sprecata che ci sia capitato di incontrare da almeno un decennio a questa parte,per colpa del regista che si incaponisce a sembrare un Antonioni fuori corso.
Vediamo,in un dramma familiare che avrebbe meritato ben altro sviluppo,un povero signor nessuno che pare abbia vissuto per tutta la vita lontano dalla realtà(quello Stefano Accorsi da sempre più generoso che convincente)accogliere in casa,per farcelo restare,un estraneo che è il più sbigottito di tutti(un Ivan Franek che non dimostra di non aver capito che senso abbia stare lì:e lo capiamo);una giovane donna di cui nulla sappiamo e nulla sapremo che sparisce per diversi minuti di film,reclusasi volontariamente nella propria camera da letto in seguito al sequestro della figlia da parte di una madre simpatica come una kapò,e che ne esce solo per fare sesso con l’estraneo di cui sopra;il povero marito rivolgersi addirittura a un mago televisivo dopo la fuga della consorte in un paio di scene tra le più involontariamente(?) comiche del film.
Si può in parte salvare il breve momento di tenerezza tra i due coniugi in un finale che ci libera dall’imbarazzo della visione di uno dei tanti film che nel voler percorrere a testa alta la strada del cervellotico cinema d’autore perdono di vista le buche che hanno provveduto a scavare.
Sulla regia di Stefano Mordini
Capita a lui come a molti altri di credere che la mano sicura dell’impaginazione sia sufficiente per giustificare la quasi completa assenza della sceneggiatura e della direzione degli attori.
Sull'interpretazione di Stefano Accorsi
Bisogna dargli atto di essere uno dei pochi attori italiani disposti a buttarsi in operazioni anche discutibili,anche quando va’ a sbatterci la testa per aver calcolato male la lunghezza del salto.
Sull'interpretazione di Valentina Cervi
Questo è un personaggio da proporre a una principiante,a un’attrice senza esperienza,e spiace proprio tanto,anzi indigna,vederla privata di una qualsiasi possibilità di difendersi,assente dalla pellicola per un bel po’,quasi aggredita nella sua fragile e lunare fisicità.
Non si capisce per quale motivo si debba accettare di vederla trattata in questo modo dal nostro cinema quando poi vengono imposte la sonnacchiosa improbabilità di Monica Bellucci,la prosopopea di Giovanna Mezzogiorno,la cinguettante petulanza di Alba Rohrwacher.
Sull'interpretazione di Ivan Franek
Catatonico e inefficiente,Franek recita irrigidito e dubbioso se sia meglio ridere o piangere.
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