Che la festa cominci... (1975)
Con Philippe Noiret, Jean Rochefort, Jean-Pierre Marielle, Marina Vlady
La trama
L'opinione più votata
Di degoffro scritta il 15/12/2009 - utile per 1 utenti
Voto al film: 
E' possibile realizzare un film storico cinico, amaro, attendibile ma al contempo estremamente divertente, piccante e moderno, lontano da vuoti e pedanti accademismi? Bertrand Tavernier ci riesce alla grande. Il regista fa un omaggio dichiarato ai film storici di Freda e Comencini, dà al film un ritmo scanzonato e vivace grazie al sapiente uso della macchina a mano, mette in scena con sontuosa e divertita eleganza una sarcastica, goliardica e velenosa critica ad un potere (temporale e spirituale) che si compiace e si trastulla nei suoi vizi, agi e peccati, sbeffeggiando i poveracci e i miserabili con sfacciata arroganza. Scritto divinamente dal regista con Jean Aurenche, zeppo di dialoghi formidabili, con diverse scene magistrali (l'incipit, la sequenza dell'arresto di Pontcallec, la festa finale con l'arrivo di "Miseria, Disperazione e Delitto") ed un finale davvero ispirato. Con una forza morale e una attualità sorprendenti. E' vero: è all'altezza di "Barry Lindon". Scostumato.
Voto: 8
Francia 1719, quattro anni dopo la morte di Luigi XIV. Essendo Luigi XV ancora bambino, il potere è nelle mani del reggente Filippo d'Orléans, amante della vita lussuriosa e godereccia, tra feste mascherate, tavole imbandite, prostitute compiacenti a rallegrare orge disinvolte. Al suo fianco lo scaltro abate Dubois, suo ministro nonché principale consigliere, la cui massima aspirazione è essere nominato cardinale, pur non essendo stato probabilmente nemmeno battezzato (la scena in cui impreca sull'altare mentre un sacerdote gli insegna i fondamentali per la celebrazione di una messa è esilarante e buffonesca). A chi gli domanda: "Perdonatemi abate, ma perché un uomo della vostra intelligenza tiene tanto alla mitra?" replica: "Mi avete chiamato abate: questa è la risposta!" Pur di raggiungere il suo scopo Dubois, finanziato con i "soldi protestanti" degli inglesi, fa catturare il marchese di Pontcallec che, desideroso di proclamare la Repubblica di Bretagna, mira a organizzare, con l'appoggio degli spagnoli, una vera rivoluzione. Peccato che al suo fianco rimangano solo tre lancieri e i suoi sogni di gloria si tramutino ben presto in una ridicola beffa. A Dubois però non interessa il fatto che nessuno "ha mai preso sul serio quel folle di Pontcallec!". Non bisogna sminuire agli occhi del popolo la sua impresa: "Questo complotto era gigantesco. Abbiamo represso un fenomeno eccezionale!". Pontcallec e i suoi uomini devono essere giustiziati e si deve dare all'evento il massimo risalto: "Di cannoni ne voglio 12!" sentenzia Dubois. L'episodio però incontra l'orrore di Filippo che si batte invano per concedere la grazia a Pontcallec salvo poi manifestare tutto il suo disprezzo verso Dubois. E intanto sullo sfondo iniziano a emergere le prime avvisaglie di una non lontana rivoluzione, mentre l'aristocrazia trasferisce tutti i suoi denari in Svizzera. E' possibile realizzare un film storico cinico, amaro, attendibile ma al contempo estremamente divertente, piccante e moderno, lontano da vuoti e pedanti accademismi? ESPANDI +
15 novembre 2010 Opinione di Winnie dei pooh su "Che la festa cominci..."
Opera in costume di un giovanissimo, ma moralmente e politicamente già parecchio maturo, Bertrand Tavernier, tratto da un romanzo di Alexandre Dumas - La Fille du Régent -. Assolutamente efficace e storicamente ineccepibile nel mostrare la decadenza della corte francese alla fine del primo ventennio del '700 - quella di Luigi XV per intenderci; o meglio (dato che il Luigino nr.15 era ancora minorenne) quella del duca Filippo II d'Orléans, nipote e genero del defunto Re...
voto al film: 
15 dicembre 2009 Opinione di degoffro su "Che la festa cominci..."
Rec breve E' possibile realizzare un film storico cinico, amaro, attendibile ma al contempo estremamente divertente, piccante e moderno, lontano da vuoti e pedanti accademismi? Bertrand Tavernier ci riesce alla grande. Il regista fa un omaggio dichiarato ai film storici di Freda e Comencini, dà al film un ritmo scanzonato e vivace grazie al sapiente uso della macchina a mano, mette in scena con sontuosa e divertita eleganza una sarcastica, goliardica e velenosa critica ad un potere...
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23 novembre 2008 Opinione di sasso67 su "Che la festa cominci..."
Negli anni Settanta, Tavernier era considerato in Francia l'anti-Truffaut, poiché aveva rispolverato sceneggiatori della vecchia scuola, come Jean Aurenche e Pierre Bost, che erano stati tra i bersagli preferiti del Truffaut teorico della nouvelle vague. Nonostante ciò, proprio Tavernier e Truffaut sono i cineasti francesi che amo di più. E CHE LA FESTA COMINCI... resta il film, tra quelli girati dal regista lionese, che preferisco. Si tratta di un film in costume, a mio parere degno di...
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