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Opinione di LorCio su Block-notes di un regista





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25/09/2008 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Qual è l’obiettivo di questo piccolo documentario esistenziale? Quello di far scoprire agli americani (dunque al mondo, perché dagli Stati Uniti che parte il sentire del mondo) come lavora (e perché lavori) Federico Fellini, che nel 1969 era il fiore all’occhiello della cinematografia nostrana (tale è rimasto, in fondo). Più che un’autoanalisi sulla sua concezione di cinema, è un autoritratto gioioso e sereno sul mestiere dell’artista. Pur non aggiungendo niente al percorso professionale ed umano di Fellini, “Block notes di un regista” ha uno scopo squisitamente didattico e formativo e spiega in termini non definitori (ovviamente, il divenire felliniano era in pieno movimento, non sarebbe stato possibile porre un punto alla sua parabola ed andare a capo per parlare d’altro) il fellinismo e le sue conseguenze nell’universo del regista. L’autointervista (che poi prenderà connotati più nitidi nell’“Intervista” del 1987) ha retrogusti dolci e coinvolti, complici anche le presenze di Giulietta Masina (e della sua Cabiria), Caterina Boratto (eterea), Marcello Mastroianni (sornione), Pasqualino De Santis, le comparse del “Satyricon” che in quel momento stava realizzando, gioca col cinema con pudica emozione: Federico è come un bambino che spiega perché gli piaccia costruire una casa con i Lego. Non è niente di che, in fondo, non è un capolavoro, non è un’opera indispensabile, ma è indubbia la sua simpatia, la sincerità, la sua passione. È il check-up di un artista.

Sulla regia di Federico Fellini

Dolce e coinvolta, appassionata e sincera.

Sull'interpretazione di Caterina Boratto

Eterea.

Sull'interpretazione di Marcello Mastroianni

Sornione.

Sull'interpretazione di Giulietta Masina

Dolcissima.

Sull'interpretazione di Federico Fellini

Coinvolto e sincero.

Sulla colonna sonora

Felliniana, di Nino Rota.

Cosa cambierei

Voto: 6.


SI

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