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Opinione di teaestefano su La fonte meravigliosa

[The Fountainhead, USA 1949, Drammatico, durata 108', b/n]   Regia di King Vidor
Con Gary Cooper, Patricia Neal, Raymond Massey, Doug Smith




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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03/07/2009 voto al film: voto ottimo

Sul film

Capolavoro? Forse, ma di certo un grande film. Comunque si tratta di una pellicola molto coinvolgente, appassionata e appassionante. Il piano dei temi e dei problemi affrontati, delle soluzioni proposte, delle diagnosi approntate è complesso e variegato. Tuttavia tali temi vengono messi bene a fuoco nel corso dell'opera, soprattutto tramite i dialoghi e la definizione dei personaggi. Ne risulta un discorso composito ma coeso e, per così dire, ben risolto. Il tema principale è forse quello della creazione artistica, forse ancor prima delle crezioni dell'ingegno umano. L'architettura finisce per essere funzionale a questo discorso, quasi un mezzo per parlare di altro, e passa un po' in secondo piano, benché, sotto un certo aspetto, si parli molto di palazzi e case. La creatività dell'uomo dev'essere libera e affrancata da controlli e secondi fini, sia imposti con la forza che autoimpostisi dall'uomo stesso, nel tentativo di assecondare mode o consuetudini. Se l'artista produce l'arte con un occhio a ciò che vuole la gente - sostiene con forza il film - le sue opere non saranno né veramente belle né efficaci. Eppure quasi tutti gli artisti si prostituiscono ai gusti del pubblico, spersonalizzando le loro opere e in fondo anche se stessi. Il film è anche una critica neppure velata al comunismo e al collettivismo, che in quegli anni infuriavano in un'altra parte del mondo, poiché uccidono l'originalità e la libertà della creatività umana. Compare anche il tema della coscienza e del dovere di ciascuno di seguirne i dettami, nella fattispecie quanto all'ispirazione artistica. Chi non lo fa, finisce per disprezzare se stesso e per autodistruggersi. Gli altri personaggi sono come una raffigurazione di ciò che sarebbe stato del protagonista se avesse ceduto alle pressioni esterne. Chi invece segue la propria coscienza a qualunque costo, trionfa contro ogni apparenza iniziale. E poi è sempre l'umiliazione a precedere la vittoria. La regia è scorrevolissima, solida, ma invisibile, tanto si viene calamitati dall'azione e dai dialoghi. Gary Cooper dà qui una grande interpretazione di un personaggio che avrebbe in gran parte ripreso in "Mezzogiorno di fuoco". E' un film che è un inno al perseguire il bene senza compromessi, senza piegarsi alle mode e alle logiche commerciali, poiché ciò alla lunga paga. Il finale, con una scena evidentemente metaforica, è splendido. E' un film che andrebbe anche oggi proposto in prima serata, per far riflettere, e non alle 3 di notte. Altro che le fiction!


SI

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