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Opinione di Inside man su Le passeggiate al Campo di Marte

[Le promeneur du champ de Mars, Francia 2005, Drammatico, durata 117']   Regia di Robert Guédiguian
Con Michel Bouquet, Jalil Lespert, Philippe Fretun, Anne Cantineau, Sarah Grappin




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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13/11/2010 voto al film: voto mediocre

Sul film

Film agiografico abilmente camuffato da biopic imparziale, grazie agli escamotage della ricerca sulle presunte collusioni del periodo di Vichy e delle impietose critiche sull'ultimo periodo di presidenza (inserite qua e là a macchia d’olio…in verità ci sarebbe stato ben altro da aggiungere tra le righe).
La figura del giornalista è malamente caratterizzata (pessimo Lespert), troppo sottotono nel sostenere il blando ruolo di controcanto critico di un personaggio quantomeno contraddittorio nel suo spregiudicato pragmatismo, un politico a tutto tondo e di lunghissimo corso (l'ennesimo immune dal logorio del potere), qui rappresentato bonariamente come un erudito marpione alla fine dei suoi giorni, saggio e filosofeggiante, simpaticamente autocelebrativo, di tanto in tanto dedito alla politica, ovviamente dalla parte dei deboli, ovviamente reticente sull’oscuro passato, eppure foriero di massime e consigli di vita.
La lauda (vero e arduo obiettivo del regista e degli sceneggiatori) umanizza ma non può nascondere, per onestà intellettuale, come i fantasmi del passato in realtà non suscitino nel presidente francese alcun sincero rimorso o ripensamento critico, scivolando sulla scorza di quell'esercizio d’insensibilità così lungamente allenato e coltivato ("lo sa, esiste una difesa alla sofferenza, bisogna disprezzare l'avvenimento, avere la passione dell'indifferenza").
Per una forma di rispetto verso lo statista o più probabilmente per compassione verso una condizione terminale vissuta con ammirevole distacco e dignità, tutti questi "coni d'ombra” vengono edulcorati lungo tutto l'arco della pellicola; apprezzabile dal punto di vista solidale, deplorevole da quello della riuscita di un film che dissimula l’assenza di velleità apologetiche.
Per Guediguian l'ambizione del ritratto sfaccettato e poeticamente alto si riduce di fatto in una palinodia del suo cinema precedente, stilisticamente scialbo e di rara tediosità.
Bouquet, bravo nella mimesi, si salva.
 


SI

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