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Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi - La recensione di FilmTv

[Lemony Snicktet's A Series of Unfortunate Events, 2004, durata 108']   Regia di Brad Silberling
Con Jim Carrey, Meryl Streep, Timothy Spall, Emily Browning, Liam Aiken, Billy Connolly



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La recensione di FilmTv

di Enrico Magrelli

Film banale che non rende giustizia ai libri

L’immaginario letterario della deliziosa e perfida saga Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket (pseudonimo dello scrittore americano Daniel Handler), che dovrebbe concludersi con la pubblicazione del tredicesimo volume, ha la cattiveria delle belle fiabe: esercizi spirituali sulla paura e su un mondo meno accogliente e innocente di quanto vogliano farci credere gli ipocritici buonisti in circolazione. Violet , Klaus e Sunny Baudelaire, i tre orfani protagonisti della storia, scoprono che l’infanzia è una sequela infinita di sventure interrotta da effimeri intervalli di serenità. L’orco cattivo da cui devono guardarsi è il malvagio conte Olaf, un guitto eccentrico, che vuole impadronirsi con ogni mezzo del patrimonio dei tre sventurati fratelli. I romanzi in cui la voce narrante dello scrittore ha un ruolo centrale sono pieni di invenzioni, sottigliezze lessicali, dettagli spiritosi e sono marinati da un’ironia acidula. Nel portare al cinema i tre primi volumi della saga (Un infausto inizio, La stanza delle serpi, La funesta finestra) l’immaginazione romanzesca si infiacchisce e si banalizza, nonostante l’impianto visivo e fotografico, le scenografie, i costumi siano splendidi. Jim Carrey ha il torto di non contenersi. La riduzione cinematografica sforbicia, sintetizza e danneggia atmosfere e situazioni.


Commenti

  • 26 febbraio 2009, 22:29 di cartesio

    Sarà perché Jim Carrey non mi è mai piaciuto (e comunque è uno degli attori più sopravvalutati del cinema degli ultimi anni); sarà perché l’apparizione di Dustin Hoffman è ridicola e rende evidente il declino di questo attore un tempo grande ed ora costretto a comparsate vergognose come quella che lo vede testimonial di una marca di caffè in Italia; sarà perché la storia è quanto di più infantile abbia mai visto (ma con la pretesa evidente di fare un capolavoro di filosofia sulla vita, sui bambini tutti buoni e bravi, sugli adulti scemi e egoisti, sulla lettura come àncora di salvezza dei mali della terra), però a me questo film è sembrato di una banalità madornale. Una americanata pazzesca! Un film da sconsigliare a tutti, soprattutto ai bambini, per i quali forse è stato fatto; sicuramente è stato fatto da bambini, anzi, bamboccioni!

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