Opinione di 21thcentury schizoid man su La morte sospesa
Con Nicholas Aaron, Richard Hawking, Brendan Mackey, Ollie Ryall, Joe Simpson, Simon Yates
- negative [1]
- sufficienti [8]
- positive [23]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
“L’uomo è ben piccolo di fronte all’immensità della natura”. Diceva così Vladimir Arseniev, l'ufficiale dell'esercito russo protagonista di "Dersu Uzala" di Akira Kurosawa, mentre era impegnato, agli inizi del ventesimo secolo, ad effettuare dei rilevamenti topografici negli sterminati paesaggi della Siberia. La stessa cosa, probabilmente, devono averla pensata anche i protagonisti di questo bellissimo ed emozionante film, che ricostruisce una vicenda realmente accaduta. Siamo nel 1985, nelle Ande peruviane: il venticinquenne scozzese Joe Simpson e il ventiduenne inglese Simon Yates, entrambi alpinisti, hanno deciso, nonostante il clima estremamente rigido, di tentare di scalare la Siula Grande, una montagna alta 6344 metri, passando dal lato ovest, un versante assai ripido che ha sempre respinto chiunque abbia provato a superarlo.
Arrivati in cima con relativa facilità, durante la discesa si verifica un incidente che complica maledettamente la loro spedizione: Joe, infatti, a causa di una scivolata, si rompe una gamba all’altezza del ginocchio.
Con quest'ultimo impossibilitato a muoversi, e senza più acqua né gas con il quale avrebbero potuto sciogliere la neve per dissetarsi, la situazione in cui si trovano i due uomini comincia a farsi decisamente critica.
Dopo lunghi attimi di panico, Simon decide di provare a calare Joe lungo il pendio mediante una corda: seppur con grande fatica, la cosa sembra funzionare, almeno fino al momento in cui Joe sfugge al controllo di Simon rimanendo così sospeso nel vuoto.
Non riuscendo più a vedere dove sia finito il suo amico, Simon non ha altra scelta che tagliare la corda per poi proseguire la discesa da solo. Joe però, contrariamente a quanto crede Simon, è ancora vivo, anche se a seguito della caduta provocata dal taglio della fune è finito dentro un crepaccio da cui pare impossibile uscire.
Mentre egli è impegnato, con una gamba rotta, a trovare una via d’uscita da quel baratro prima che lo stesso diventi la sua tomba, Simon procede da solo nella discesa verso valle, completamente ignaro di quello che sta accadendo al suo compagno di cordata.
Per realizzare questo film il regista Kevin Macdonald si è ispirato a “Toutching the void”, il libro con cui Joe Simpson ha raccontato l'incredibile episodio di cui è stato protagonista insieme al suo amico Simon Yates.
"La morte sospesa" narra di una storia intrisa di eroismo e sofferenza: quella di Joe e Simon è una sfida - contro ogni logica umana - alla natura, la quale li costringe a prendere decisioni difficili (come quando Simon deve decidere se tagliare o no la corda con cui tiene legato Joe) in condizioni di estremo disagio, quindi senza neanche avere il tempo di rifletterci più di tanto.
“Più ti avvicini alla morte e più senti di essere vivo”, dice Joe in una scena, a conferma del fatto che l’uomo è continuamente desideroso di mettersi alla prova malgrado tutto, anche a costo di trovarsi in situazioni limite che lo obbligano a fare i conti con le spietate leggi della natura, di fronte alla quale l’essere umano appare quasi inerme.
Quasi perché come ci mostra questo film, le circostanze più sfavorevoli, a volte, si possono superare con la caparbietà, il coraggio e la forza di volontà, tutte doti che non fanno certo difetto a Joe Simpson, dal momento che egli, con una gamba spezzata, vincendo la disperazione, è riuscito ad uscire vivo dal crepaccio nel quale era precipitato proprio grazie alle sue virtù.
E’ un film affascinante, “La morte sospesa”, che vanta numerosi pregi, a cominciare dalla regia di Macdonald, che si rivela perfetta, soprattutto nella scelta, azzeccata, di ricostruire il tutto adottando lo stile del documentario.
Con un montaggio sapiente, curato da Justine Wright, vediamo le interviste ai due scalatori che hanno vissuto sulla propria pelle quella terribile spedizione alternarsi con sequenze (interpretate da attori veri: Nicholas Aaron nei panni di Simon Yates, Brendan Mackey in quelli di Joe Simpson) che ci mostrano come sono andate realmente le cose in quella impegnativa e angosciosa scalata.
Sebbene sappiamo già dall'inizio che tutto alla fine si è comunque risolto per il meglio, la suspense non viene mai meno, tanto è vero che in molti momenti siamo costretti a seguire il film con il cuore in gola.
Macdonald, poi, attraverso riprese suggestive, riesce a restituire allo spettatore l'immensità della montagna, le cui immagini mozzafiato (notevole la fotografia di Mike Eley e Keith Partridge) donano ulteriore fascino a questo splendido documentario dallo spirito herzoghiano (a proposito: sul tema dell'alpinismo il regista tedesco girò quella che probabilmente è l’opera peggiore della sua carriera, ovvero "Grido di pietra").
A voler cercare il pelo nell'uovo, un piccolo difetto il film ce l'ha: alla fine, infatti, abbiamo come l’impressione che il regista non abbia voluto indagare a fondo sulle motivazioni che hanno spinto Simon Yates e Joe Simpson a rischiare la vita in un’impresa improba come quella di scalare la Siula Grande.
Forse, però, è giusto così: chi siamo noi per poter giudicare coloro che decidono di affrontare situazioni estreme come quelle che possono capitare agli alpinisti impegnati a scalare montagne impervie?
Commenti
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28 ottobre 2010, 20:00 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Grande film di montagna. C'è un solo esempio (ma in letteratura) che può superarlo, "La corda spezzata" di Yasushi Inoue (ediz. Vivalda 2002), un capolavoro di un magistrale narratore, autore anche del romanzo "Il maestro del tè" dal quale Kej Kumai ha tratto il bellissimo film omonimo nel 1989 (Leone d'argento a Venezia). Scusa le mie intrusioni letteraie, 21thcentury schizoid man. un saluto.
cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (Marcello Del Cam -
28 ottobre 2010, 20:17 di 21thcentury schizoid man
Non ti devi scusare, Marcello Del Campo, per le intrusioni letterarie, perché per quanto mi riguarda, le suddette intrusioni sono molto ben accette, dato che io amo molto leggere. Però devo ammettere che il romanzo da te citato, "La corda spezzata" di Yasushi Inoue, non l'ho mai letto, e aggiungo purtroppo,visto quanto ne parli bene. E nemmeno ho mai visto "Il maestro da tè" di Kej Kumai. Cercherò di rimediare il prima possibile a queste mie lacune. Detto ciò, grande film veramente, "La morte sospesa": emozionante, teso e spettacolare. Un gioiello, insomma. Adesso però devo andare, è pronta la cena...Ciao.
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28 ottobre 2010, 20:23 di 21thcentury schizoid man
Anzi, "Il maestro del tè".
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