Opinione di OGM su Il tamburo di latta
Con David Bennent, Mario Adorf, Angela Winkler, Daniel Olbrychski
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Quando essere adulti significa partorire mostri morali ed ideologici, è certamente meglio rimanere piccoli; è questa la scelta di Oskar, che, dall’età di tre anni, si rifiuta ostinatamente di crescere per continuare, con il suo tamburo di latta e la sua voce acutissima e potente, a contrappuntare dal basso un momento storico infausto, in cui gli uomini sembrano aver perso la ragione. In quel misto di orrore e decadenza in cui il Terzo Reich compie la sua solenne marcia verso la sconfitta, il bambino è l’unico a voler rimanere fermo, sempre uguale a se stesso, usando il suo strumento musicale fino a sfondarlo, per sostituirlo, ogni volta, con uno perfettamente identico. Mentre il mondo circostante – come le necrofaghe anguille – si ciba voracemente di morte, Oskar batte, in sottofondo, il ritmo del cuore e della vita, accompagnandolo, all’occasione, con un penetrante grido di protesta, in grado di infrangere le teche di un’antica ipocrisia, in cui si conservano le reliquie di un progresso nato già defunto. Le magnifiche speranze propalate dal nazismo e celebrate in discorsi politici e parate militari, sono solo gli ultimi spasmi muscolari di un animale ormai spacciato, a cui Oskar contrappone la viva semplicità dell’infanzia, che non possiede icone marmoree da venerare, ma solo freschi sogni da inseguire. Il circo, con i suoi freaks, è un universo in cui essere diversi significa sottrarsi alla seriosità dei normali, burlandosi di tutto e trascinando tutti in una sana ilarità, che spezza salubremente gli schemi inveterati di una società in declino. I nani e i clown sono le bambole che, nei loro giochi colorati ed innocenti, ricordano una realtà di amore e gioia appartenente al tempo che fu, ed in attesa di poter riemergere dal fango. Un fango che, solo quando avrà raggiunto il massimo livello ed avrà ricoperto ogni cosa, indurrà Oskar a riprendere il proprio sviluppo in altezza, per poter sovrastare le macerie del disastro, ed aiutare l’umanità a risollevarsi e ricominciare.
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