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Opinione di hallorann su Spell - Dolce mattatoio





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05/02/2012 voto al film: voto sufficiente

Sul film

“L’uomo, la donna e la bestia - Spell Dolce Mattatoio” è l’opera più nota dell’underground Alberto Cavallone, autore controverso degli anni settanta. Il suo cinema trasgressivo e fuori dagli schemi usuali del cinema italiano di genere pur essendo originale si nutriva di suggestioni e intellettualismi terzi. Il comunista Fausto Deveria con la moglie demente richiama l’ingegnere Michel Piccoli con moglie depressa del DILLINGER E’ MORTO di Ferreri, sempre lui Deveria sogna di visitare la sua tomba al cimitero quasi come ACCATTONE, il borgo in cui è ambientata la vicenda l’AMARCORD di Fellini, lo sconosciuto che osserva gli abitanti e soddisfa donne frustrate TEOREMA di Pasolini con varianti ludico-religiose perché diventa idolo dei bambini quasi fosse uno di quei santini che il parroco regala in base ai biglietti della lotteria venduti. Cavallone fa satira sul moralismo cattolico, sui falsi perbenismi della provincia, su desideri repressi, incesti e trasgressioni che si nascondono dietro la bella faccia da mostrare alla festa del patrono del paese. “…ma la notte la festa è finita evviva la vita, la gente si sveste, comincia un mondo diverso ma fatto di sesso…” avrebbe cantato Rino Gaetano da lì a pochi mesi. Non mancano i riferimenti all’attualità politica del tempo: titoli e ritagli di giornale su MAO E’ MORTO e il comunista che cita Lenin e monologa “se è più importante la realtà o l’immagine…il proletario non ha bisogno di essere eccitato…il mondo va avanti spacciando cazzate per cose serie…mi sono stufato del preservativo sulle idee”. Il padre incestuoso che legge IL TEMPO…Il cineasta milanese rappresenta tutto questo con uno stile e un montaggio personale che lo diversificavano dalla media del tempo, richiamando una sorta di visione allucinata. Le cose migliori sono i simbolismi nelle scene “vissute” dalla protagonista Luciana. Stesso discorso vale per l’utilizzo di brani musicali originali e non applicati alle immagini e al montaggio curato dal regista. Eppure il talento di Cavallone rimase e tuttora appare inespresso, imperfetto e irritante, la sua genialità disturbata trovò compimento (a mio avviso) in un paio di porno girati, magari per ragioni alimentari, nei primi anni ottanta. Un’implementazione della sua arte e visionarietà, soprattutto nella capacità di filmare congressi carnali e corpi nudi. Nella miniera cinematografica degli anni settanta Cavallone merita uno sguardo, perlomeno di curiosità.


SI

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