Frankenstein (1931)
Con Boris Karloff, Colin Clive, Mae Clarke
La trama
Il barone e scienziato dott. Frankenstein trapianta su un morto un nuovo cervello e lo riporta alla vita tramite l'applicazione di un fluido magnetico. Ma la materia grigia innestata è quella di un pazzo criminale: la creatura, al tempo stesso infantile e sanguinaria, si libera dei suoi guardiani e incomincia a uccidere.
Inglese a Hollywood, James Whale rese il Frankenstein di Mary Shelley una vera e propria icona del '900. Pare fosse stato proprio lui a inventare la maschera del mostro, anche se il merito fu attribuito al geniale tecnico del make up Jack Pierce. Sublime Boris Karloff nel ruolo principale.
L'opinione più votata
Di kotrab scritta il 25/09/2010 - utile per 9 utenti
Voto al film: 
Come si diceva, però, il fulcro metaforico è il mostro (l'inimitabile e leggendario B. Karloff, che lo umanizza e gli rende dignità), simbolo non solo di sé stesso nell'economia della storia narrata, ma anche dell'uomo in rapporto a Dio, del suo rapporto conflittuale a sua volta scisso tra mistero della vita e mistero della morte, forza motrice e inerzia, fluidità organica e deterioramento, desiderio di sostentamento materiale e volontà di conoscenza dell'origine e della meta (la creatura che scopre un raggio di luce tenue, mentre ha terrore del fuoco diretto, troppo aggressivo per la sua fragilità interiore, ancora una volta contrapposta alla sua potenza fisica che è tale proprio nella mescolanza di materia organica e inorganica). La sua è un'universale e magnifica metafora soprattutto del diverso, dell'essere "originario" che da un lato viene gratuitamente discriminato e aggredito (il servo che lo maltratta con la torcia), dall'altro non ha ricevuto adeguata cognizione dei fatti, non ha avuto educazione e capacità di discernimento. Tutti aspetti che emergono dal rapporto diretto con la bambina, sua pari in quanto pura d'animo e contrapposta alla normalità dell'uomo adulto "sano" ma dalla razionalità che in realtà è più sottomessa a pregiudizi, una scena di commovente idillio e delicatezza espressiva destinata alla tragedia con allarmante ingenuità e in cui esplode la consapevolezza una volta avvenuto l'errore.
Lo stile di Whale è perfetto, di una essenzialità e morbidezza nate già classiche e assolute, in quanto trascende la particolarità del genere orrorifico ed equilibra il dionisiaco con l'apollineo, l'espressionismo (incredibile la stilizzata suggestione iniziale al cimitero, addirittura commovente invece la "nascita" della nuova vita) con un approccio che sembra presa diretta della realtà andando oltre lo stesso documentario, una specie di crasi fra teatro e neorealismo ante litteram (la scena al lago con la bambina), caratteristica accentuata dalla scelta felice di non far intervenire una colonna sonora musicale, "relegata" a cornice nei titoli di testa e di coda, ma usando esclusivamente suoni d'ambiente, di movimenti e dell'atmosfera psicologica e meteorologica. 10
- negative [3]
- sufficienti [1]
- positive [21]
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14 marzo 2011 Opinione di Axeroth su "Frankenstein"
IL MOSTRO PIù FAMOSO DEL '900 | - Mary Shelley è stato un genio, col romanzo "Frankenstein o il moderno Prometeo" a soli 19 anni, ha inventato quello che diventerà l'emblema, il simbolo, delle paure umane e del terrore per il diverso, l'omofobia, l'inconscio umano, il sublime nell'orrore, la forza nella morte, l'innocenza nel crimine, la malvagità della tecnologia. Tutti concetti antitetici o apparentemente senza legami, e invece sono tutti aggettivi...
voto al film: 
2 novembre 2010 Opinione di Sollyman su "Frankenstein"
Il film del 1931 doveva essere il seguito di Dracula, uscito nello stesso anno, e ad interpretare il ruolo della creatura era stato scelto Bela Lugosi, ma i contrasti tra l'attore e la Universal indussero la casa di produzione a scritturare Karloff, una scelta azzeccata perchè fu un strepitoso successo. Un cult memorabile che a dispetto degni anni non invecchia mai, resta tutt'oggi uno dei massimi capolavori del cinema. Diretto in modo magistrale da James Whale. Non perdetevi,...
voto al film: 
25 settembre 2010 Opinione di kotrab su "Frankenstein"
Non è il primo adattamento del capolavoro letterario di Mary Wollstonecraft Shelley, diciottenne, avendo avuto una tradizione teatrale fortunata già dal XIX secolo e alcune operazioni filmiche (anche in Italia), ma col Frankenstein diretto da J. Whale, inglese, Hollywood e la Universal hanno marchiato l'immaginario collettivo in maniera indelebile. A sua volta derivato dall'adattamento teatrale di Peggy Webling, il film del 1931, pur non essendo del tutto fedele al libro,...
voto al film: 
31 agosto 2010 Opinione di Luke Vacant su "Frankenstein"
A vederlo oggi risulta sciocco, prevedibile, quasi comico, per niente pauroso. Tuttavia, per chi sa addentrarsi bene dentro il film, conserva ancora un'aura di mistero e di paura. Karloff porta sullo schermo una delle migliori maschere del cinema horror ed è perfetto nella parte, assolutamente perfetto.
voto al film: 
17 maggio 2010 Opinione di OGM su "Frankenstein"
C’è stata un’epoca in cui era il furor di popolo, e non i dogmi, a porre un limite alla ricerca medica; però, allo stesso tempo, non faceva scandalo pensare che il crimine fosse una tara congenita, indelebilmente scritta nel tessuto cerebrale. Difficile stabilire dove si collochi l’oscurantismo, se nel fatalismo di chi crede che la vita, la morte, il male siano frutto di una immodificabile predestinazione, oppure nell’ingenuità di chi pone una...
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5 dicembre 2009 Opinione di Mathiasparrow su "Frankenstein"
E’ l’ultima tappa della genesi horror, ma soprattutto una delle rare opere che parlano correttamente il linguaggio del cinema muto pur essendo provviste di colonna sonora. Il lavoro di Whale si concentra principalmente sulla resa cromatica e geometrica delle scenografie, realizzate con cura maniacale e poi splendidamente incorniciate dalla cinepresa. Dialoghi e musica possono aggiungere ben poco alla magnificenza delle immagini. Frankenstein resiste orogogliosamente alla prova...
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2 novembre 2009 Opinione di jonas su "Frankenstein"
Un classico del genere horror, che si prende molte libertà rispetto al romanzo di Mary Shelley (poi rifatto filologicamente da Branagh, con esito non entusiasmante) ma che con la sua forza espressiva ha saputo diventare a sua volta un punto di riferimento imprescindibile per chi in seguito si è misurato con questa vicenda. Di più: il personaggio del mostro è arrivato a prevaricare nell’immaginario collettivo quello del suo creatore. Qualunque spettatore si...
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26 giugno 2009 Opinione di lucarocks su "Frankenstein"
Il film è imprescindibile, ha dato avvio a tutto il filone sul mostro e la sua raffigurazione a tutto l'immaginario collettivo, ma oggi non appare più il capolavoro di un tempo. Rimane comunque un buonissimo film con numerose scene memorabili, come quella dell'incontro con la bambina, ma, soprattutto nella parte centrale, perde spesso un po' di smalto. Magnifiche le scenografie e l'atmosfera orrorifica creata.
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27 luglio 2008 Opinione di colonel blimp su "Frankenstein"
Il secondo adattamento cinematografico del romanzo della Shelley, subisce l’influenza del dramma teatrale britannico omonimo di Peggy Webling, aggiungendo il tema dello scienziato che assume il ruolo del creatore (per inciso, in Shelley non si parla di elettrodi e fulmini). Piace tuttora del Frankenstein di Whale, la verticalità insistita della scenografia, il gusto per l’ambientazione ottocentesca europea (che a Hollywood, era sempre sinonimo di incubo), lo sviluppo compiuto di tutti i...
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25 maggio 2008 Opinione di www lacineteca tk su "Frankenstein"
Il dottor Henry Frankenstein, con l'aiuto dell'assistente Igor - con la caratteristica gobba - vanno alla ricerca di cadaveri, disseppellendoli dal cimitero. Lo scopo è creare la vita e fu proprio per questo ambizioso progetto che lo scienziato, venne cacciato dalla facoltà di medicina di Goldstot. La stessa nella quale, incarica ad Igor di rubare il cervello sano di un certo Normal Brain, qualcosa va storto all'insaputa dello scienziato, un suono spaventa Igor che fa cadere e rompere il...
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