Opinione di bradipo68 su Un'altra donna
Con Gena Rowlands, Mia Farrow, Ian Holm, Gene Hackman, Martha Plimpton
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Sul film
Forse i cinquanta anni sono l'età giusta in cui prendersi una pausa e cercare di tirare le somme di quella che è stata la nostra vita.E'quello che succede casualmente alla professoressa in filosofia in aspettativa dall'insegnamento per scrivere un libro.Ha affittato un tranquillo appartamento in centro per stare lontana dalle distrazioni e si accorge che dal suo appartamento sente tutto,m propro tutto delle sedute di piscanalisi che fa uno piscoterapeuta nell'appartamento a fianco.E comincia a rievocare quello che è stato:o meglio quello che non è stato.La sua indole razionale ha sempre prevalso,il suo egocentrismo non riconosciuto le ha fatto perdere il desiderio di maternità,non si è mai lasciata andare vittima di inibizioni frutto della sua aridità,chiamiamola come si merita, che non le ha permesso di avere rapporti risolti con i componenti della sua famiglia e con il primo marito.E anche con il secondo,con cui la vita inseime scorre come un lungo fiume tranquillo, ci sono molte cose che non vanno.Il tutto costantemente in bilico tra realtà e fantasia,tra identificazione nella paziente dello psicanalista della porta accanto e necessità di fare una sorta di autoanalisi con risultati poco gratificanti.Un altro film "serio" di Allen che viene accostato come gli altri al maestro Bergman.Ma qui mi sembra che l'accostamento debba essere solo parzale e riguardi quasi esclusivamente la volontà di fare bilanci esistenziali oltre alle calde luci di Nykvist abituale direttore delle luci del regista scandinavo.Come nel maestro svedese si analizza e si tirano le somme di una vita,come lui ci si accorge di aver indossato in pubblico(ma anche in privato) sempre una maschera a coprire il reale io,ma qui le suggestioni laiche di questo film sono tipicamente alleniane.Mentre molto del cinema del maestro svedese a mio parere trova linfa vitale nel rapporto con la religione,con l'entità superiore all'uomo,nel trascendere la dimensione semplicemente umana,in questo film di Allen la razionalità coincide con una sua visione laica,quasi agnostica del rapporto tra l'uomo e il suo senso religioso.La professoressa di filosofia(e non è un caso che studi questa materia) non guarda oltre ma solo indietro E il suo guardarsi indietro è carico come non mai di amaro rimpianto,ma forse avrà la forza di ripartire un'altra volta....
Sulla regia di Woody Allen
regia perfetta,non una sbavatura,non un fotogramma di troppo
Sull'interpretazione di Gena Rowlands
eccellente prova,la prima dopo aver perso il marito John Cassavetes
Sull'interpretazione di Mia Farrow
più in disparte
Sull'interpretazione di Ian Holm
monolitico
Sull'interpretazione di Gene Hackman
anche i duri hanno un cuore
Commenti
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23 febbraio 2010, 20:44 di steno79
Io credo che sia un film decisamente bergmaniano, una sorta di riscrittura del Posto delle fragole (le somiglianze nella trama sono davvero tante, il personaggio e la sua caratterizzazione è molto simile a quello del professor Borg, i flashback riecheggiano molto da vicino il film di Bergman, cambia solo il sesso e l'età, ma per il resto l'amaro bilancio esistenziale sembra il medesimo). E comunque, sulla visione religiosa di Bergman, a me sembra che il maestro svedese sia stato in genere poco propenso alla trascendenza (uno dei pochi film in cui c'è una possibile apertura è La fontana della vergine). un saluto steno79
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24 febbraio 2010, 00:03 di bradipo68
ciao steno,è curioso che su Bergman abbiamo idee abbastanza opposte ed è proprio perchè la pensiamo in modo diverso sul rapporto tra l'uomo e il suo senso religioso che valutiamo diversamente questo film...un saluto e grazie per il commento
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24 febbraio 2010, 00:14 di steno79
Ma quali sono i film di Bergman dove hai trovato un'apertura di tipo religioso e in cui si trascende la dimensione semplicemente umana? A me sembra che Bergman al massimo si sia limitato ad instillare dubbi e molte domande, ma che non abbia mai abbracciato apertamente una visione legata alla fede...
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24 febbraio 2010, 11:07 di bradipo68
infatti ho parlato di senso religioso e non di religione o religione in senso stretto:n in molti suoi film sembra sempre proiettato all'oltre la vita,come hai detto tu ponendosi domande,cosa che non fa Allen in questo film:si può rileggere in questo senso Il posto delle fragole in cui il professore facendo bilanci sulla sua vita passata non si riconcilia con l'idea di morire(e probabilmente di non spre che cosa lo attende) o anche il finale aperto in Luci d'inverno fa pensare a un rapporto comunque in essere con la fede e con il proprio senso religioso.Un saluto
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