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Opinione di steno79 su Un'altra donna

[Another Woman, USA 1989, Drammatico, durata 81']   Regia di Woody Allen
Con Gena Rowlands, Mia Farrow, Ian Holm, Gene Hackman, Martha Plimpton




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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17/08/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Un'altra donna fu un fiasco di pubblico, e le reazioni della stampa americana furono piuttosto negative. Perfino il critico del New York Times, Vincent Canby, che era stato un fervente ammiratore di Allen dai tempi di Prendi i soldi e scappa, scrisse che: "Eppure qualcosa di vitale manca. Senza questo qualcosa, Un'altra donna fa restare senza fiato, da un lato per l'intensità delle grandi aspirazioni, dall'altro per la totalità e verbosità del fallimento. L'ingrediente che manca è la purezza dello stesso Woody Allen come personaggio del film... Questo copione avrebbe un gran bisogno di un redattore letterario che lo tagliasse senza pietà. E' pieno di parole superflue, come se fosse stato scritto da uno sceneggiatore diciottenne zelante..."
A mio parere, qui la critica americana ha preso un abbaglio, e per fortuna quella europea è stata molto più conciliante. Il film è una specie di parafrasi del Posto delle fragole, con riferimenti assai evidenti nella trama (il bilancio esistenziale di una persona di mezza età, i tradimenti negli affetti, il ritorno ad un passato doloroso), ma si tratta di una personale rielaborazione e assolutamente non di un plagio dell'opera bergmaniana. Come ritratto di donna, è fra i più compiuti nella carriera di Allen e ottimamente servito da una grande Gena Rowlands; la sceneggiatura è focalizzata con attenzione sul conflitto della protagonista e tutt'altro che inconsistente (anche se nei dialoghi, in effetti, si avverte qualche eccesso di letterarietà e qualche eccessivo sfoggio di cultura per connotare i personaggi come intellettuali). Molto raffinato anche nella fotografia di Nykvist che riprende un'autunnale New York dando al contempo una patina bergmaniana anche sotto il punto di vista visivo, è un dramma intelligente che merita di essere visto.
voto 8/10 


SI

Commenti

  • 17 agosto 2011, 14:11 di Viola96

    Ottima recensione per un ottimo film. Ciao. :)

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  • 17 agosto 2011, 18:50 di maurri 63

    Va qui considerato anche il lato psicanalitico della storia. Per la critica americana, che, pur cominciando a parlarne, non era ancora consapevole della psicanalisi di "massa", fu certamente un errore sottovalutare l'opera. Invece, se visto nell'ottica di una lunga seduta di psicoterapia, è straordinario: unico film di Allen dove l'analisi va a lieto fine. E ad uscirne guarite, le protagoniste:la scrittura e Gena!

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  • 17 agosto 2011, 19:30 di steno79

    Ringrazio entrambi per gli interventi sempre molto graditi e condivido in pieno le parole di maurri

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  • 17 agosto 2011, 21:03 di Inside man

    Rientra sicuramente tra le migliori opere di Allen! Oltre a lamentarci (io per primo) delle storiche incomprensioni della critica nostrana verso tanto cinema italiano (di genere e non), è bene ricordare spesso le spaventose cantonate di cui s'è resa artefice la critica americana nella sua lunga e poco gloriosa storia (e in fondo questa è una delle più veniali).

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  • 18 agosto 2011, 19:19 di steno79

    Grazie Inside per il tuo commento, sicuramente hai ragione a lamentarti delle sviste della critica americana, comunque il critico del New York Times fu davvero un grandissimo sostenitore di Allen, elogiando come bellissime opere quali Io e Annie, Manhattan, Zelig, La rosa purpurea, Hannah e le sue sorelle, Radio Days e Crimini e misfatti, mentre stroncò i film più drammatici come Interiors, Settembre e Un'altra donna, dunque si unì all'opinione per cui Allen era bravo a fare commedie ma non opere più impegnative

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